“Il timore è che il censimento serva a sottrarre aree al futuro Stato di Palestina, perché la classificazione catastale può essere usata per dichiarare come terre statali grandi porzioni di territorio palestinese e quindi metterle sotto controllo israeliano permanente”. È quanto dichiarato al Sir da mons. William Shomali, vicario generale del Patriarcato latino di Gerusalemme e vicario patriarcale per Gerusalemme e Palestina commentando la decisione del governo Netanyahu di aprire il processo di registrazione dei terreni nella West Bank che ricadono nella cosiddetta Area C, zona sotto totale controllo israeliano. In sostanza i palestinesi dovranno dimostrare, documenti alla mano, di essere proprietari di questi territori. Cosa che risulterebbe molto difficile da provare perché molti documenti potrebbero essere ormai andati perduti. Così facendo i terreni diventeranno “proprietà statale” israeliana. Secondo la comunità internazionale questi territori appartengono ai palestinesi. In questa zona abitano circa 300mila palestinesi. Ferma condanna della decisione è arrivata dall’Autorità Nazionale Palestinese, che la ritiene una forma di annessione della Cisgiordania e da diversi Paesi arabi. Per mons. Shomali “questa decisione va contro la risoluzione internazionale dei due Stati sulla frontiera di giugno 1967. Da una prospettiva internazionale e anche etica questa decisione non va nella direzione della pace che cerchiamo, ma infiamma le tensioni già esistenti fra palestinesi e coloni”.