Minori a rischio e sfida educativa: don Grimaldi (cappellani carceri), “negli istituti siamo dei punti di riferimento per i ragazzi”

(Foto Ispettorato cappellani carceri)

“La nostra presenza in carcere come cappellani è fondamentale soprattutto sul fronte educativo, perché sappiamo bene che oramai negli istituti la maggior parte dei ragazzi è straniera e non è cristiana: ciò significa che anche per noi cappellani adeguarci alle nuove realtà che viviamo”. Lo sottolinea, in un’intervista al Sir, don Raffaele Grimaldi, ispettore generale dei cappellani delle carceri italiane, tracciando un bilancio del Seminario di formazione per i cappellani degli istituti minorili, intitolato “Emergenza o crisi educativa: una sfida per tutta la società” e promosso a Roma dal 9 all’11 febbraio dall’Ispettorato generale dei cappellani delle carceri italiane. De ruolo del “cappellano delle carceri minorili” e delle “ragioni di un servizio di prossimità” ha parlato mons. Giuseppe Baturi, segretario generale della Cei, incontrando i cappellani durante la tre giorni formativa, offrendo “indicazioni e ricordandoci innanzitutto l’importanza del nostro stare in carcere”. “La nostra presenza in carcere non si limita più solo all’aspetto religioso, ma siamo dei punti di riferimento per i ragazzi per dialogare, senza essere giudicati – spiega don Grimaldi -. Anche se sappiamo che alcuni ragazzi hanno commesso gravi crimini, infatti, non siamo chiamati a giudicare, ma a essere dei padri che accolgono specialmente le persone ferite, che hanno bisogno di essere sanate. Noi cappellani non entriamo in carcere per curare solo i cristiani, i cattolici, ma per curare la persona. I ragazzi non vedono in noi dei preti, ma dei padri che si preoccupano dei loro figli, che li accompagnano, che li incoraggiano. Curiamo tutti, offrendo il nostro supporto non solo religioso ma umano”.
Durante il Seminario c’è stata anche una visita al pastificio “Futuro” presso il carcere minorile di Casal del Marmo. “È importante offrire possibilità di lavoro, oltre a percorsi scolastici e educativi – commenta l’ispettore generale -: il pastificio a Casal del Marmo e altre attività in altri istituti penitenziari aiutano i ragazzi ad abbandonare i percorsi a rischio intrapresi precedentemente all’arresto, a prendere fiducia in se stessi, mostrando che anche per loro ci può essere, attraverso un lavoro onesto, una vita diversa e un futuro. Mostriamo concretamente, con queste iniziative lavorative, che un’altra strada c’è”.

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