“Il futuro rimane incerto e nessuna delle opzioni oggi sul tavolo sembra offrire una risposta alle sfide della regione”. È il giudizio dello storico Matteo Luigi Napolitano sull’esito delle elezioni israeliane. Secondo il professore associato di Storia internazionale, Diplomazia e Politica internazionale all’Università degli Studi del Molise e autore del volume “Sette ottobre. Il Medio Oriente in guerra nel XXI secolo”, il voto conferma Benjamin Netanyahu come protagonista della scena politica ma lascia aperto il problema della costruzione di una maggioranza stabile, in un quadro segnato dal “peso crescente dell’elettorato arabo” e dall’assenza del tema palestinese dal confronto elettorale. “Era un esito abbastanza prevedibile”, osserva Napolitano. “Benjamin Netanyahu resta infatti il protagonista della scena politica israeliana, ma il nodo decisivo riguarda ora la formazione della futura maggioranza”. In questo contesto assume particolare rilievo la grande partecipazione dell’elettorato arabo israeliano. “Questo dato potrebbe aprire scenari nuovi e complessi, ma anche offrire la possibilità di costruire un’alternativa all’attuale governo”, afferma lo storico. Secondo Napolitano, “la collaborazione tra partiti arabi e altre forze politiche israeliane non rappresenterebbe una novità assoluta”. Più importante sarà capire quali effetti potrà avere sulla stabilità del Paese. “Diversi esponenti dell’opposizione e delle liste arabe – spiega – hanno già manifestato disponibilità a sostenere o appoggiare nuove formule di governo. Sullo sfondo resta inoltre il ruolo degli Stati Uniti, che potrebbero influire sugli equilibri politici e sulla composizione della futura coalizione”. Un elemento significativo della campagna elettorale è stato l’assenza di spazio dedicato sia a Gaza sia alla questione palestinese. “La campagna si è concentrata soprattutto sulla natura dello Stato israeliano, sulle sue istituzioni e sul futuro della sua democrazia”, rileva lo storico. Per molti elettori il voto è stato percepito “come una scelta sul modello di Paese che Israele intende essere. Ciò non significa che il dossier palestinese abbia perso centralità”. Al contrario, sottolinea Napolitano, “resta uno dei principali nodi irrisolti della regione e tornerà inevitabilmente a influenzare la politica israeliana”. Quanto all’impatto del 7 ottobre, Napolitano riconosce che l’attacco di Hamas ha segnato profondamente il clima politico e sociale del voto, ma ritiene che “gli elettori abbiano guardato anche ad altri fattori, dalla stabilità delle istituzioni al futuro assetto dello Stato”. Lo sguardo sul futuro resta prudente. “La prospettiva dei due Stati appare sempre più lontana”, ammette lo storico e, sebbene continuino a emergere proposte alternative di carattere federale o confederale, “il dato più evidente è che il futuro rimane incerto e che nessuna delle opzioni oggi sul tavolo sembra in grado di offrire una risposta semplice e immediata alle sfide della regione”.