Il ritorno a scuola, in Terra Santa, è sempre un momento atteso. Quest’anno, però, alla gioia dei bambini e dei ragazzi che ritrovano compagni e insegnanti si mescolano, ancora una volta, paura, incertezza e ostacoli concreti provocati dalla guerra e dalle restrizioni alla libertà di movimento. Le scuole cristiane si preparano così a riaprire le porte mentre, per molte famiglie, la normalità resta ancora un traguardo lontano.
“Il ritorno a scuola è sempre molto atteso in Terra Santa”, racconta al Sir padre Ibrahim Faltas, responsabile delle scuole della Custodia, una rete di 20 istituti che accoglie circa 12.000 studenti. “I bambini e i ragazzi possono rivedere i loro amici e i loro insegnanti, i genitori sanno di affidare i loro figli a strutture protette e accoglienti dove possono sviluppare le loro competenze, crescere serenamente e condividere esperienze”. Ma, avverte, “la gioia di ricominciare un nuovo anno scolastico viene però offuscata da problemi e da incertezze”.

Terra Santa School, Gerico
Permessi negati. Il problema più immediato riguarda gli insegnanti che dalla Cisgiordania devono raggiungere quotidianamente Gerusalemme. Delle quindici scuole cristiane di Gerusalemme Est, cinque appartengono alla Custodia di Terra Santa.
“Circa 170 insegnanti di queste scuole provengono da Betlemme e da altre città della Cisgiordania”,
spiega padre Faltas. Sono in maggioranza cristiani e per molte famiglie quel lavoro rappresenta una necessità vitale: “Spesso è un solo componente a poter lavorare per sostenere le esigenze della famiglia”. Ad oggi, però, soltanto pochissimi hanno ottenuto il rinnovo del permesso necessario ad attraversare il muro di separazione. “C’è molta incertezza riguardo al rilascio della maggior parte degli altri”, sottolinea il religioso. Una situazione che rischia di complicare seriamente l’organizzazione dell’anno scolastico proprio alla vigilia della riapertura.
Organizzare l’anno scolastico. Nonostante tutto, la macchina educativa non si ferma. “Continuiamo a riorganizzare la vita scolastica”, afferma il frate. E c’è un segnale che incoraggia: “Ci conforta sentire l’entusiasmo dei ragazzi”. Lo scorso anno, ricorda, “ha registrato risultati molto soddisfacenti, spesso ottimi”, frutto dell’impegno congiunto di famiglie e insegnanti. La scuola assume così un valore che va ben oltre l’istruzione. Durante i mesi estivi, infatti, molti ragazzi rimangono isolati. “Spesso sono isolati e non hanno possibilità di incontrare gli amici perché la libertà di movimento in Cisgiordania e a Gerusalemme Est è molto limitata”. Per questo, in una terra segnata dalla violenza, mantenere aperte le scuole significa offrire ai giovani uno spazio di incontro, crescita e protezione.
“La distruzione non avrà l’ultima parola”. È la stessa prospettiva rilanciata il 26 agosto dagli Ordinari cattolici di Terra Santa nel messaggio per l’inizio dell’anno scolastico, firmato dal loro presidente, il card. Pierbattista Pizzaballa. “In alcune zone della Terra Santa, il ritorno a scuola non può più essere dato per scontato”, scrivono, ricordando i bambini “le cui aule non esistono più” e le comunità nelle quali l’inizio dell’anno è oscurato da “morte, sfollamento e distruzione”. Eppure, aggiungono,
“la distruzione non avrà l’ultima parola”.
Le scuole cristiane, sottolineano gli Ordinari, sono “molto più che semplici istituzioni educative”: rappresentano “una pietra miliare della presenza cristiana in Terra Santa” e luoghi nei quali si educa “alla convivenza, al rispetto reciproco e all’accoglienza dell’altro”.
Una ragione per sperare. Concetti ribaditi dal patriarca latino, che ha partecipato alla giornata conclusiva del Meeting. Il cardinale ha ricordato che anche dentro la devastazione di Gaza esiste “una generazione che continua a desiderare di vivere, di studiare, di costruire”. E ha aggiunto: “Finché esistono persone così, esiste una ragione per sperare”. La scuola è dunque anche un luogo nel quale si gioca il futuro della Terra Santa. Pizzaballa ha insistito sulla necessità di trasmettere alle nuove generazioni una memoria capace di non alimentare nuovo odio:
“Dobbiamo consegnare ai giovani non un passato cancellato ma un passato redento”.
Un compito che, ha osservato, riguarda “scuole, università, famiglie, comunità religiose”.
Investire sulle persone. Per la Custodia di Terra Santa, intanto, la scelta è quella di continuare a investire nelle persone. “Fra le tante difficoltà imposte dalla situazione di violenza che coinvolge la Terra Santa, la Custodia cerca di mantenere posti di lavoro e di offrire istruzione a chi non ha possibilità economiche”, spiega padre Faltas. Una missione faticosa, ma sostenuta da una certezza: “La nostra missione viene ricompensata dai risultati eccellenti e dai sorrisi dei bambini”. Perché, conclude,
“la scuola è un rifugio sicuro”.
E proprio per questo la preghiera, alla vigilia della riapertura, è che “lo svolgimento delle attività scolastiche non sia più interrotto dalla violenza delle guerre”.

