Libano: Lazzari (Avsi), “sud sempre più isolato e sotto attacco. Famiglie stremate, urgono aiuti essenziali”

La testimonianza al Sir di Francesca Lazzari, country manager di Avsi per il Libano, che descrive l’escalation del conflitto Israele-Hezbollah, nel sud del Libano: villaggi isolati, infrastrutture colpite e popolazione allo stremo. Mancano acqua, cibo e cure, mentre cresce il bisogno di assistenza umanitaria e supporto psicologico. Un video Avsi documenta le condizioni delle famiglie sfollate e degli operatori impegnati sul campo.

(Foto Aldo Gianfrate/AVSI)

“La situazione è estremamente complessa: gli attacchi si sono intensificati negli ultimi giorni e su gran parte della città di Tiro è stato emanato un ordine di evacuazione, ad eccezione di un piccolo quartiere cristiano vicino al porto”. È la testimonianza resa al Sir da Francesca Lazzari, country manager di Avsi in Libano. “È in questa porzione di territorio – spiega – che molti abitanti trascorrono la notte, per poi rientrare nelle proprie case al mattino. I quartieri limitrofi, a maggioranza sciita, sono tra i più colpiti dai raid. Altre aree sotto bombardamento sono Nabatieh e la zona della West Bekaa, nei pressi del lago di Qaraoun, mentre prosegue l’invasione terrestre dell’esercito israeliano”. Lazzari riferisce anche della situazione umanitaria nel sud del Paese: “Siamo in contatto con i nostri operatori a Qlaia e Marjayoun, dove resistono cinque villaggi cristiani rimasti isolati, tra cui Deir Mimas. Tutto intorno è stato distrutto: i bombardamenti continuano, i soldati avanzano e le ruspe abbattono ciò che resta in piedi. In queste aree vivono ancora circa 1.800 famiglie, completamente circondate”. La settimana scorsa Avsi ha incontrato i sindaci locali, rimasti intrappolati dall’avanzata militare. “Si teme – aggiunge la country manager – che l’esercito israeliano punti al controllo del castello di Beaufort, in una posizione strategica lungo la strada verso Marjayoun. Le vie di accesso risultano già bloccate, sia dal versante sud-orientale sia lungo gli assi che passano da Nabatieh e dalla Bekaa. Il rischio concreto è che questi villaggi restino del tutto isolati”.

Carenza beni essenziali. Tra le emergenze più urgenti anche quella idrica: “Da questa mattina Qlaia e Marjayoun non ricevono più acqua, probabilmente a causa di un attacco o di un’interruzione delle principali stazioni di pompaggio. Per questo abbiamo attivato un servizio di distribuzione con autobotti, portando acqua direttamente alle abitazioni”. A preoccupare è anche la carenza di beni essenziali: “Il pane è ormai assente sul mercato, segno di una crisi destinata ad aggravarsi se l’operazione militare israeliana dovesse proseguire”. I bisogni della popolazione, sottolinea Lazzari, sono molteplici: “Servono cibo, kit sanitari, medicinali, acqua potabile, ma anche rifugi, materassi e coperte. La popolazione è allo stremo e cresce il bisogno di supporto psicosociale, soprattutto per bambini e giovani”. Avsi continua a operare nei rifugi temporanei e in circa un centinaio di strutture di accoglienza, garantendo distribuzione di beni di prima necessità, sostegno educativo e assistenza psicologica. “Nel sud interveniamo adattando le attività ai bisogni che cambiano di giorno in giorno: se vengono colpite le infrastrutture idriche, forniamo acqua casa per casa; distribuiamo voucher alimentari e siamo pronti a consegnare a kit alimentari qualora il mercato si svuotasse”. Proseguono anche le attività educative, seppur in condizioni difficili: “La didattica a distanza è poco efficace e, dove possibile, incontriamo bambini e ragazzi anche in presenza, nelle parrocchie”. “Ma la situazione – conclude – è precipitata: anche spostarsi tra villaggi molto vicini è diventato estremamente pericoloso”.

(Foto AFP/SIR)

Un video per raccontare la paura. L’opera di Avsi non si ferma solo all’attività sul terreno ma si espande anche al livello di comunicazione: è on line, infatti, un nuovo video che raccoglie le testimonianze delle famiglie sfollate, di chi continua a vivere sotto i bombardamenti e degli operatori impegnati sul campo. Un racconto per immagini che restituisce il carico umano della crisi, fatto di paura, perdita e resistenza, ma anche della volontà di continuare a sostenere le comunità colpite.

Altri articoli in Mondo

Mondo