Incontro vescovi e sindaci del Mediterraneo. I giovani dell’Opera Segno: “Grandi cambiamenti si ottengono con piccoli progressi”

Cresce l’attesa per l'inizio della conferenza “Mediterraneo frontiera di pace”, che parte oggi a Firenze e che si chiuderà con la visita di Papa Francesco nella giornata conclusiva. L’evento sarà l’occasione anche per riparlare dell’Opera Segno, frutto concreto della prima conferenza di Bari 2020. Un progetto affidato a Caritas Italiana e a Rondine Cittadella della Pace, dove i giovani protagonisti sono stati formati. Il Sir ha parlato con alcuni di loro in vista di Firenze

Giovani dell'Opera Segno di Rondine (Foto Rondine cittadella della Pace)

Mediterraneo culla di vita, di scambi culturali, economici e di idee. Una cerniera che storicamente ha unito e collegato Paesi di tradizioni e fedi diverse ma che oggi ha assunto la forma di muro invalicabile e di teatro di migrazioni, guerre e conflitti che si consumano nel silenzio internazionale. A questa deriva si oppone l’“Opera Segno”, frutto concreto dell’Incontro “Mediterraneo, frontiera di pace” (febbraio 2020) che vide riunirsi a Bari i vescovi di 19 Paesi affacciati sul Mare Nostrum. In quella occasione venne presentato il progetto “Mediterranneo frontiera di pace, educazione e riconciliazione” sviluppato da Caritas italiana con il supporto della Associazione Rondine Cittadella della Pace. Un progetto di formazione alla pace e al dialogo rivolto ai giovani delle aree di conflitto del Mediterraneo (Algeria, Bosnia Erzegovina, Libano, Palestina, Siria) e che ora torna a far parlare di se anche al “Mediterraneo, frontiera di pace”, edizione numero 2, che si svolgerà a Firenze, dal 23 al 27 febbraio. Il Sir ha parlato con alcuni dei giovani che stanno portando avanti nei loro Paesi l’Opera Segno.

Da sin. Majdi, Daisy e Amira, i Giovani dell’Opera Segno di Rondine (Foto Rondine cittadella della Pace)

Libano. “I grandi cambiamenti si ottengono attraverso piccoli progressi. Incontri come quelli di Bari e Firenze, hanno il merito di gettare luce sui nostri problemi e sugli sforzi messi in campo per promuovere la pace nei nostri paesi”. Daisy El Hajje, libanese, è impegnata all’interno dell’Opera Segno con un progetto contro la corruzione nel suo Paese piombato in una profonda crisi economica e finanziaria, aggravata da un perdurante stallo politico. La corruzione è aumentata esponenzialmente negli ultimi vent’anni contribuendo a generare instabilità e povertà diffuse. Daisy, in sinergia con l’Università libanese Notre Dame, intende creare una piattaforma digitale che possa essere una guida per gli utenti, ma anche un’area “corruption free” dove segnalare i casi di corruzione e trovare informazioni sugli strumenti di tutela. “La corruzione – spiega al Sir – è nemica della libertà, della pace e della prosperità. Per questo motivo è urgente educare i giovani libanesi a combatterla. Nel mio paese abbiamo strumenti legali minimi, ma bisogna renderli accessibili e comprensibili ai giovani.

Quanto sta accadendo in Libano è anche colpa della corruzione.

Stiamo lottando per un sistema giusto, per la protezione dei nostri diritti e per vivere dignitosamente nel nostro Paese”. E poi una presa di coscienza: “Sebbene sia finita quasi 30 anni fa, la guerra è ancora viva nella mente di molti. La mia generazione patisce ancora i danni del conflitto, e parlo dell’odio, della rabbia e della paura che coviamo dentro. Ma non dobbiamo arrenderci e lottare con le armi della legalità per ricostruire una società libera e giusta”.

Algeria. Dall’incontro di Firenze Amira Kalem, algerina, si attende “la condivisione di nuove idee. Sono convinta – afferma al Sir – che questi eventi possano incidere anche sul piano politico e civile perché stimolano la cultura del dialogo e il rafforzamento delle relazioni tra i diversi paesi del Mediterraneo che condividono la volontà di costruire società più inclusive”. Con la sua collega Rawya Zamouchi, Amira, all’interno dell’Opera Segno, lavora al progetto “Osons vivre ensemble” (Proviamo a vivere insieme), rivolto a sostenere l’integrazione delle persone con disabilità all’interno delle famiglie e della società, favorendo l’inclusione nei diversi settori (scolastico, professionale, sportivo, culturale, sociale). L’obiettivo principale, dice, “è il raggiungimento di un cambiamento di visione sulla disabilità”. Concretamente Amira e Rawya, con l’aiuto di Caritas Algeria, Association Cham’s pour les Arts Thérapeutiques, stanno realizzando una rete tra le varie associazioni, ong, fondazioni pubbliche e private, per aumentare la sensibilizzazione e l’impatto sociale sul tema della disabilità in diverse città del paese. Attraverso un programma di giornate di informazione e sensibilizzazione e di incontri con professionisti, ci si avvale anche delle testimonianze dei genitori con figli disabili. Purtroppo il Covid-19 ha rallentato l’azione che adesso dovrebbe riprendere quota. “Inclusione è una delle parole che maggiormente risuona quando si parla di cittadinanza e diritti: ‘Osons vivre ensemble’ è un progetto che mira all’integrazione delle persone con disabilità in Algeria”. Dice Amira:

“Penso che aumentare la consapevolezza sull’accettazione della differenza, qualunque essa sia, sia un punto importante per iniziare a sostenere la coesione sociale nei nostri Paesi che si affacciano sul Mediterraneo”.

Palestina. Integrare e educare basandosi sul gioco e lo sport è invece l’obiettivo del progetto “Educazione e sport”, pensato da Majdi Abdallah, palestinese, con il supporto dell’Almutran Sports Club, del Patriarcato Latino di Gerusalemme e della parrocchia di Zababdeh. Inserito nell’Opera Segno di Bari 2020, il progetto coinvolge 96 bambini e 4 allenatori.

Progetto Sport per l’educazione (Foto Rondine cittadella della Pace)

Ogni sessione di allenamento ha un obiettivo di abilità sociale in aggiunta a quello sportivo e ludico; le attività terminano con un cerchio di riflessione sul risvolto pratico e quotidiano delle abilità utilizzate nel gioco stesso. L’insegnante incoraggia l’apprendimento e la ricerca nei bambini attraverso interazioni che mirano ad estendere il loro pensiero a livelli più alti. A sostenere il progetto anche la Fondazione del Real Madrid e la Lega calcio norvegese. “Viviamo in una area di conflitto – sottolinea Majdi – e gli esiti delle guerre precedenti ci esortano a lavorare affinché non ne scoppino altre perché i risultati sono sempre devastanti.

I bambini con cui lavoriamo vivono privi di molti diritti fondamentali, uno su tutti, quello alla mobilità. I piccoli sono spesso traumatizzati da immagini di morte e di distruzione viste in Tv o sui social.

Quindi il nostro obiettivo è creare un ambiente disteso e divertente attraverso l’educazione sportiva, insegnando valori come rispetto, tolleranza e amore e abilità preziose come la gestione del tempo, la leadership e la risoluzione dei conflitti personali attraverso il gioco. Da Firenze – conclude – mi aspetto un rilancio dell’impegno per l’Opera Segno che vorrebbe dire puntare ancora sui giovani e sulle loro capacità di crescita personale e relazionale”.

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