Sinodo. Pizzaballa (patriarca Gerusalemme): “Ci faremo guidare dai discepoli di Emmaus”

Con la messa in basilica, celebrata da Papa Francesco, si apre ufficialmente oggi, in Vaticano, il Sinodo dei vescovi sul tema “Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione e missione”. Il patriarca latino di Gerusalemme, Pierbattista Pizzaballa, spiega al Sir come sarà coinvolta la Chiesa madre di Gerusalemme

(Foto ANSA/SIR)

“La sfida è fare non un’altra Chiesa, ma una chiesa diversa”. Una chiesa fatta di “vicinanza, compassione e tenerezza”. Con queste parole Papa Francesco ha voluto segnare, ieri in Vaticano, l’inizio del Sinodo dei vescovi sul tema “Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione e missione”.

(Foto Vatican Media/SIR)

“Il Sinodo non è un’indagine sulle opinioni, non è un parlamento. Il protagonista è lo Spirito Santo, senza quello non c’è Sinodo” ha aggiunto il Pontefice nella sua riflessione. “Vieni, Spirito Santo. Tu che susciti lingue nuove e metti sulle labbra parole di vita, preservaci dal diventare una Chiesa da museo, bella ma muta, con tanto passato e poco avvenire”. Il Sinodo vivrà, oggi 10 ottobre, la sua apertura ufficiale con la messa celebrata dal Papa nella basilica vaticana. Nelle diocesi sarà aperto il 17 ottobre o nei giorni seguenti, per concludersi a Roma nell’ottobre 2023 dopo essere passato attraverso la fase diocesana, nazionale e continentale. Lo scopo del Sinodo, si legge nel documento preparatorio, “non è produrre documenti, ma far germogliare sogni, suscitare profezie e visioni, far fiorire speranze, stimolare fiducia, fasciare ferite, intrecciare relazioni, risuscitare un’alba di speranza, imparare l’uno dall’altro, e creare un immaginario positivo che illumini le menti, riscaldi i cuori, ridoni forza alle mani”.

Il patriarca latino, Pierbattista Pizzaballa

Ne sono ben coscienti gli Ordinari cattolici di Terra Santa (Aocts) che il 5 e 6 ottobre scorso si sono riuniti a Nazareth per la loro assemblea plenaria annuale durante la quale hanno parlato anche del Sinodo e assunto alcune decisioni a riguardo. La prima è stata la nomina del gesuita David Neuhaus che avrà il compito di coinvolgere tutti, pastori, sacerdoti, consacrati e consacrate, movimenti e aggregazioni laicali, giovani ed anziani, famiglie, e di essere il punto di riferimento per le persone che saranno scelte per svolgere il compito di ‘facilitatori’ nei vari paesi (Palestina, Israele, Giordania, Cipro) e circoscrizioni ecclesiastiche. P. Neuhaus sarà anche il portavoce ufficiale dell’Assemblea. Previsto anche un sito dedicato al cammino sinodale in Terra Santa. L’apertura del Sinodo è stata fissata per il 30 ottobre a Deir Rafat, presso il santuario della Madonna Regina di Palestina per la regione Israele-Palestina, distante circa 30 chilometri da Gerusalemme, mentre gli Ordinari in Giordania e Cipro si accorderanno sul giorno e l’ora più conveniente.

Camminare insieme. “Gli Ordinari hanno ribadito la volontà di camminare e lavorare insieme – spiega al Sir il patriarca latino di Gerusalemme, Pierbattista Pizzaballa, -. A Nazareth abbiamo deciso anche una metodologia: non lavoreremo divisi per riti, latini, melkiti, maroniti e via dicendo, ma come Assemblea di Terra Santa, quindi insieme. In questi mesi di lavoro relativi alla fase sinodale diocesana cominceremo a parlare e a confrontarci”. “A guidare la Chiesa di Terra Santa in questo Sinodo – aggiunge il patriarca – sarà

l’immagine dei discepoli di Emmaus,

che uscendo da Gerusalemme, lungo la strada incontrano Gesù Risorto, senza riconoscerlo subito. Solo dopo aver ascoltato le sue parole e aver ‘spezzato’ il pane con Lui, i due discepoli lo riconoscono”. “Anche noi cercheremo, come i discepoli di Emmaus, di ascoltare. Ascoltare, alla luce delle Scritture, la nostra gente nelle parrocchie, nei gruppi e nelle aggregazioni, ascoltare istituti e congregazioni religiose, e poi fare ritorno a Gerusalemme”.

“L’ascolto non deve essere solo un lamento”.

“Per questo faremo in modo che ci si possa incontrare e dialogare tutti insieme, famiglie, giovani, anziani, religiosi e così via. Porteremo le nostre parrocchie nei Luoghi Santi, nei conventi, nei monasteri e nei santuari di cui la Terra Santa è ricca. Ma non solo: andremo negli ospedali, nelle case per anziani nei luoghi di aggregazione e di incontro, così da metterci in cammino anche fisicamente”. “Non abbiamo la presunzione di muovere masse di fedeli – dice il patriarca -. Ma importante è cominciare con chi c’è e man mano allargarsi e crescere cercando anche di avvicinare quelle realtà sociali, artistiche e culturali del territorio che sono lontane dalla Chiesa e dal nostro contesto”.

“Il Sinodo – sottolinea – è una occasione privilegiata per riprendere a guardarci dentro e intorno. Lo scopo del Sinodo non è tanto produrre documenti ma cominciare a parlarsi. Credo che le nostre comunità abbiano bisogno di essere ascoltate e coinvolte. Diversamente il rischio è di fare discorsi a tavolino”.

Una Chiesa che vive in una terra lacerata. “Siamo consapevoli – afferma Pizzaballa – che siamo una Chiesa che vive e opera in un territorio ferito e lacerato. Quello che si legge nel documento preparatorio del Sinodo – ‘accreditare la comunità cristiana come soggetto credibile e partner affidabile in percorsi di dialogo sociale, guarigione, riconciliazione, inclusione e partecipazione, ricostruzione della democrazia, promozione della fraternità e dell’amicizia sociale’ – è la nostra fatica quotidiana che dobbiamo sostenere. Percorsi e obiettivi che sono fonte anche di non pochi fallimenti. Ma ribadisco: non vogliamo essere semplicemente i due discepoli di Emmaus frustrati. Vogliamo diventare quelli che riconosciuto il Risorto corrono a Gerusalemme per dire che hanno incontrato Gesù”.

 

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