Libano: dopo le esplosioni, la rabbia. Fady Noun (giornalista): “Il Paese ha bisogno di una nuova classe politica”

Dopo lo choc per le esplosioni di martedì 4 agosto che hanno raso al suolo il porto e distrutto parte dei quartieri cristiani limitrofi, sale la protesta della popolazione contro il governo, contro chi ha permesso questa tragedia per negligenza, contro una corruzione sistematica. Fady Noun, giornalista del quotidiano "L’Orient-Le jour", spiega: “Il Libano è in fallimento, la moneta è a terra, la corruzione è sistematica. È un male che divora da dentro. Di fronte a tutte queste crisi, si è aggiunta la crisi sanitaria per il Covid-19. Più che un cambio di governo, ciò di cui ha bisogno il Libano, oggi, è una nuova generazione di leader politici ma ciò richiede tempo”

Dopo lo choc per le esplosioni che hanno devastato Beirut, il 4 agosto, esplode la rabbia in Libano. Nella notte tra giovedì e venerdì, gruppi di manifestanti antigovernativi si sono dati appuntamento davanti alle sedi di governo e Parlamento, nel cuore di Beirut. Erano passate poche ore dalla visita del presidente francese, Emmanuel Macron. Purtroppo ci sono stati scontri tra i dimostranti e le forze di sicurezza con lanci di pietre e sassi, da una parte, e uso di lacrimogeni, dall’altra. Per oggi, sabato 8 agosto, è prevista un’altra grande manifestazione. Il Sir ha raggiunto, telefonicamente a Beirut, Fady Noun, giornalista del quotidiano libanese “L’Orient-Le jour”.

Cosa sta succedendo?

Non so davvero da cosa cominciare. Siamo preoccupati di tutto. Il Libano da mesi è messo alla prova. In autunno abbiamo vissuto le proteste di piazza contro la corruzione dilagante. È stata una rivolta di popolo che ha portato in strada circa tre milioni di persone, quasi la metà della popolazione. Soffriamo per una crisi economica molto forte: la moneta nazionale è stata svalutata del 90 per cento. A marzo il governo ha annunciato che il Libano era in default. A questa crisi finanziaria, in primavera si è aggiunta la pandemia del Covid-19 che non ci ha risparmiato. Ed ora queste due esplosioni che hanno dato il colpo di grazia al Paese.

Il clima che si respira tra la gente è rabbia e rassegnazione.

Rabbia verso chi?

Verso chi ha permesso questa catastrofe per negligenza. Si sono aperte due inchieste per fare luce sulle responsabilità: un’inchiesta amministrativa e un’inchiesta giudiziaria. Si sono già individuati i primi responsabili. Da quello che sappiamo, ci sono anche dei primi arresti in relazione alle indagini in corso e tra loro c’è anche il direttore generale del porto. Ma non ci sono i grandi responsabili. La popolazione non ha fiducia. Non crede che le commissioni di inchiesta possano veramente far emergere la verità.

Una grande manifestazione è prevista oggi, sabato 8 agosto. Che cosa chiede la gente?

Le dimissioni del governo. C’è oramai una delusione profonda nella popolazione. Si è rotto totalmente quel legame di fiducia tra il governo e la maggior parte dei cittadini libanesi. C’è la convinzione diffusa che il governo sia composto da persone corrotte e si chiedono le loro dimissioni. È una crisi profonda.

Giovedì scorso, c’è stata la visita del presidente francese Macron. Come ha reagito il popolo libanese? Vi sentite abbandonati?

Il popolo ha accolto in maniera molto positiva questa visita. Siamo rimasti molto colpiti dalla decisione del presidente Macron di venire a Beirut. La sua presenza, soprattutto gli incontri che ha avuto con la gente per strada, sono stati motivo di conforto e consolazione. Abbiamo sentito di non essere completamente abbandonati, almeno dalla Francia. Molti Paesi hanno espresso solidarietà al Libano. Questo movimento solidale e internazionale è importante ma non vorremmo che sia una solidarietà a breve termine. Sul lungo termine, sappiamo che la crisi sarà difficile da superare. Il Paese è profondamente diviso e non sappiamo come ne usciremo. Il presidente Macron ha incontrato i responsabili politici di tutti gli schieramenti parlamentari, i presidenti della Repubblica e del Parlamento e il capo di governo ed ha proposto loro un patto di unione e di dialogo. Ma noi sappiamo che questa classe politica non è in grado di farlo come non è in grado di gestire il Paese nella trasparenza perché è con la corruzione che fino ad oggi ha potuto tenere in mano questa nazione.

Quindi, quale via di uscita ci può essere?

Il Libano è in fallimento, la moneta è a terra, la corruzione è sistematica. È un male che divora da dentro. Di fronte a tutte queste crisi, si è aggiunta la crisi sanitaria per il Covid-19. Più che un cambio di governo, ciò di cui ha bisogno il Libano, oggi, è una nuova generazione di leader politici, ma ciò richiede tempo.

 

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