Agli auguri al Papa segua la voglia di pace

Si moltiplicano in questi questi giorni gli auguri di pronta guarigione a Papa Leone e per la sua pronta ripresa. Giusto! Ci mancherebbe! Pochi però ricordano i suoi inviti ad una pace disarmata e disarmante

foto editoriale SIR

Diceva il buon Giulio Andreotti: “Un ordine del giorno non si nega a nessuno”, nel senso che è una formalità che non impegna. Parafrasando il leader democristiano, oggi si potrebbe dire “gli auguri di pronta guarigione non si negano a nessuno, men che meno al Papa”. Vediamo in questi giorni un fiume di auguri a Papa Leone, per la sua guarigione e la sua pronta ripresa.

Giusto! Ci mancherebbe!

Pochi però ricordano i suoi inviti ad una pace disarmata e disarmante. Sarà un caso, o un segno, che proprio nel giorno in cui il Papa veniva sottoposto all’intervento chirurgico, 13 ottobre, iniziava nei celi italiani l’esercitazione nucleare della Nato “Steadfast Noon”, che proseguirà fino al 20 ottobre. Sono coinvolti aerei militari di 17 Paesi alleati. È una simulazione annuale di ‘deterrenza nucleare’… Ma tranquilli, la Difesa e la Nato precisano che non verranno usati ordigni veri. Bontà loro! E lo devono pure precisare?? Forse parlare di ipocrisia può sembrare troppo. Certo è che proprio il Vangelo che leggiamo durante la Messa di questi giorni ci ricorda che l’ipocrisia è dietro l’angolo. “Sepolcri imbiancati!” dice il Vangelo di Luca. È inquietante, per non dire scandaloso, ascoltare giornalisti, opinionisti, politici e ministri, alcuni dei quali che si professano anche cristiani, che fanno gli auguri al Papa e poi soffiano sul fuoco della guerra. “Nel rapporto fra cittadini e governanti si arriva a considerare una colpa il fatto che non ci si prepari abbastanza alla guerra”. (Papa Leone 1.1.2026)

Forse abbiamo chiuso le orecchie e il cuore a quella Parola, con P maiuscola, che dovrebbe inquietare le coscienze, e l’abbiamo sostituita con parole che giustificano la guerra, educano alla guerra anche i ragazzi nelle scuole, dicendo loro che la guerra è buon senso, realismo e anche una opportunità di lavoro.

In piazza San Pietro, l’11 ottobre 2025, Papa Leone ci ricordava che “tra le parole di Gesù che non vogliamo lasciar cadere, una risuona in particolare oggi, in questa veglia di preghiera per la pace: quella rivolta a Pietro nell’orto degli ulivi: “Metti via la spada” (cfr Gv 18,11)…, la pace è disarmata e disarmante. Non è deterrenza, ma fratellanza, non è ultimatum, ma dialogo… Metti via la spada è parola rivolta ai potenti del mondo, a coloro che guidano le sorti dei popoli: abbiate l’audacia del disarmo!”

Ecco perché

gli auguri formali rischiano l’ipocrisia. Non possiamo sostituire la Parola con le teorie della guerra e della deterrenza.

Viviamo giorni drammatici. Gli esperti ci dicono che “terza guerra mondiale a pezzi”, più volte ricordata da Papa Francesco, è già iniziata! Non possiamo essere trascinati in una guerra che può avere una dimensione mondiale e letale per il mondo intero. Non possiamo non indignarci!

No, non servono gli auguri al Papa se poi non lo si ascolta! “La forza dissuasiva della potenza, e, in particolare, la deterrenza nucleare, – Giornata Mondiale della Pace, 1 gennaio 2026 – incarnano l’irrazionalità di un rapporto tra popoli basato non sul diritto, sulla giustizia e sulla fiducia, ma sulla paura e sul dominio della forza.  In conseguenza, come già scriveva dei suoi tempi San Giovanni XXIII, gli esseri umani vivono sotto l’incubo di un uragano che potrebbe scatenarsi ad ogni istante con una travolgenza inimmaginabile. … Non è escluso che un fatto imprevedibile ed incontrollabile possa far scoccare la scintilla che metta in moto l’apparato bellico”.  

Non dimentichiamo le parole di Papa Roncalli e sì, certo facciamo gli auguri a Papa Leone, perché torni presto a ricordarci con fermezza – mentre i cieli italiani sono solcati da aerei di guerra e a Torino si celebra il caccia di nuova generazione GCAP (18 miliardi di euro solo per lo sviluppo del programma) – come disse alla Sapienza di Roma lo scorso 14 maggio: “Non si chiami ‘difesa’ un riarmo che aumenta tensioni e insicurezza, depaupera gli investimenti in educazione e salute, smentisce fiducia nella diplomazia, arricchisce élite cui nulla importa del bene comune”.

 

(*) consigliere nazionale di Pax Christi

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