Venezia 83, “L’estranea” di Strippoli tra thriller e horror. Kore-eda firma un gioiello

Sesto giorno alla Mostra di Venezia. In concorso il terzo italiano, Paolo Strippoli, con "L'estranea": thriller psicologico con Jasmine Trinca e Adriano Giannini sull'implosione di una famiglia borghese. In gara anche "Look Back" di Hirokazu Kore-eda, dal manga di Tatsuki Fujimoto, sull'amicizia tra due giovani disegnatrici

(Foto Andrea Miconi)

Sesto giorno all’83ª Mostra del cinema. In concorso il terzo regista italiano, il trentatreenne Paolo Strippoli, con “L’estranea”, dramma familiare che sconfina nel genere, tra thriller psicologico e sfumature horror. Valorizzato da un ottimo cast, in testa Jasmine Trinca e Adriano Giannini, esplora l’implosione di una famiglia borghese tra aspirazioni, riscatto e dilemmi morali: regia vigorosa, che parte in crescendo ma traballa nel finale. In gara anche il pluripremiato Hirokazu Kore-eda con “Look Back”, dal manga giapponese che mette a tema l’amicizia tra due ragazze e la passione per il fumetto; un’opera che conquista per delicatezza, con uno sguardo sull’infanzia e i suoi sogni luminosi.

(Foto Andrea Miconi)

“L’estranea” – Concorso

Nel 2025 era stato invitato fuori concorso con “La valle dei sorrisi”. A un anno di distanza Paolo Strippoli (Corato, 1993) è ammesso in gara con un’opera atipica, di genere. Scritto con Salvatore De Chirico, il film indaga le fragilità di due genitori che sembrano aver messo in moto l’ascensore sociale ma si schiantano tra ambizioni e paure. Protagonisti gli ottimi Jasmine Trinca, Adriano Giannini, Romana Maggiora Vergano e Valeria Bruni Tedeschi. In sala a ottobre con 01 Distribution.
La storia. Bari, 1998. I Colonna ce l’hanno fatta, o almeno così credono. Gli affari vanno bene e possono permettersi una grande villa dove organizzano feste. I genitori, Walter e Anna, vorrebbero che i figli primeggiassero: Tobia sul campo da calcio, Alice nella recitazione in tv. Quando un incidente sembra far deragliare la serenità, ad Anna si presenta una donna, un’estranea, che le promette una soluzione chiedendo in cambio un prezzo importante.
“La spirale è la geometria del film: l’immagine che torna a ricordarci l’ineluttabilità del destino, ma anche la struttura stessa del racconto”, ha spiegato il regista. “Nel gioco di luci e ombre della vita, ‘L’estranea’ abita quel punto cieco in cui il desiderio di proteggere chi amiamo può trasformarsi nel modo più feroce di perderlo”. Strippoli è senza dubbio un autore in crescita. Del suo lavoro si apprezza la grintosa partenza, con sequenze serrate che ritraggono la caduta dei Colonna in una vertigine di angosce. La sicurezza della famiglia ha un tracollo e, davanti alla tragedia, i suoi componenti reagiscono in modo diverso: gli adulti sono prede di terrore e scelte disperate, i figli puntano a fuggire in cerca della propria felicità.
Strippoli seduce con uno stile di regia incalzante, confondendo lo spettatore con atmosfere thriller-horror che si spostano tra religioso e paranormale. Qua e là riflessi di Bergman (“Il settimo sigillo”, 1957), Pasolini (“Teorema”, 1968) e del cinema hollywoodiano (“L’avvocato del diavolo”, 1997). Un film ammantato di ambiguità, che usa anche luoghi e simboli religiosi; a ben vedere, però, l’intento è la radiografia di una famiglia benestante, abbagliata da ambizioni e generatrice della propria infelicità. Un’opera originale, che parte bene ma si perde nei tornanti finali, con sterzate poco credibili. Complesso, problematico.

(Foto Ufficio stampa)

“Look Back” – Concorso

Il giapponese Hirokazu Kore-eda, dal riconosciuto talento nel narrare i legami affettivi (“Father and Son”, 2013; “Un affare di famiglia”, 2018, Palma d’oro a Cannes), torna per la quarta volta in gara a Venezia con un film marcato da delicatezza. È “Look Back”, adattamento dell’omonimo manga di Tatsuki Fujimoto del 2021, storia di due preadolescenti legate dalla passione per il fumetto e dal desiderio di realizzarne uno proprio. Nel racconto, gestito con accortezza, vengono affrontati anche temi di peso come l’isolamento sociale, il dramma degli hikikomori e la violenza nelle scuole; pagine dense, stemperate dallo sguardo sognante del regista e dalla bravura delle giovani interpreti. Nelle sale italiane con Lucky Red.
La storia. Giappone. Fujino è una ragazza brillante, lodata da professori e compagni per il suo talento nel fumetto, nelle strisce pubblicate sul giornalino scolastico. L’insegnante le propone di fare visita a un’altra alunna, Kyomoto, che ha la sua stessa abilità ma non frequenta le aule perché isolata, chiusa in casa. Le due legano subito, accese dal sogno di vedere le proprie storie pubblicate.
Kore-eda compone un racconto dolente e sognante, posizionando la macchina da presa ad altezza di preadolescente. Con grande poesia coglie il fermento di idee, affanni e speranze di due ragazze che guardano alla vita adulta come alla stagione in cui realizzare i propri sogni. Una storia dalle emozioni luminose, che restituisce il candore dell’infanzia, quella fiducia nel domani che si affievolisce a contatto con le responsabilità. Il regista firma un film splendido che, pur attraversando temi drammatici, li declina nella prospettiva della possibilità. Il suo talento non sta solo nell’uso della macchina da presa, ma anche nell’accompagnare le giovani attrici ad abitare i personaggi con spontaneità. “Look Back” è un piccolo gioiello. Consigliabile, poetico, per dibattiti.

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