È già passata una settimana da quando le 400 persone costrette a sgomberare a causa di un incendio dallo stabile occupato Spin Time, in via Statilia a Roma, vivono e dormono in strada, sotto le tende o sull’asfalto bollente, nel caldo estenuante di questi giorni. Tra loro un centinaio sono bambini. Molti piangono, hanno bisogno di protezione perché si sentono spaesati, senza le loro modeste stanze, i loro giocattoli. Uno di loro, un anno e mezzo, martedì ha avuto una crisi respiratoria ed è stato portato in ospedale in codice rosso. È ancora sotto osservazione al Policlinico Umberto I. Anche altre persone hanno dovuto ricorrere al pronto soccorso perché sono crollate dal punto di vista psicologico. Ci sono anziani, donne in gravidanza, persone diabetiche o malate di tumore. Una ottantina tra i più fragili sono stati accolti al Polo Civico Esquilino, almeno possono dormire su una brandina. Ma per gli altri la situazione sta diventando sempre più drammatica. Tra loro c’è anche sorella Adriana Dominici, laica consacrata che da 13 anni vive nella struttura e condivide le stesse difficoltà. In questi giorni di emergenza ha rinunciato perfino ad una tenda. Dorme su una sedia, o su un cartone steso in terra accanto alle famiglie più fragili. “Cerchiamo di lasciare i lettini a chi ne ha davvero bisogno – dice al Sir -. La nostra è una scelta di servizio. La loro, invece, è una condizione subita. C’è una differenza enorme.
Ma la verità è che non si dorme. C’è sempre un’urgenza, da una parte o dall’altra. C’è sempre qualcuno che sta male”.

Al centro sorella Adriana Dominici tra due sfollati di Spin Time – (foto: G.Dominici)
Proseguono intanto i vertici in prefettura con il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, il cardinale Baldassare Reina, vicario per la diocesi di Roma, il prefetto, la questura, l’assessore alle Politiche sociali, il Municipio e i rappresentanti di Spin Time. Il Comune di Roma ha annunciato l’intenzione di acquistare l’immobile dalla proprietà. In queste ore i tecnici del Campidoglio stanno facendo un sopralluogo nel palazzo occupato, per verificare i danni dell’incendio e capire se è possibile o meno un rientro. Ma i tempi burocratici potrebbero allungarsi e le persone non possono rimanere a lungo in quelle condizioni, nonostante la straordinaria solidarietà, la presenza della Protezione civile, gli aiuti della Caritas di Roma, della Cgil, di associazioni e personalità che si sono mobilitate in loro sostegno. I volontari hanno montato piscine gonfiabili per i bambini, cercando di animare le loro difficili giornate. Medici, psicologi e infermieri aiutano chi è in difficoltà.

(foto dai social Spin Time)
“Stiamo ricevendo tantissima solidarietà. Ne siamo profondamente grati ma il problema resta enorme. I bambini non possono vivere sull’asfalto ventiquattr’ore su ventiquattro – racconta sorella Adriana -. Abbiamo tantissimi casi delicati: persone allettate, in dialisi, malate di tumore, diabetici, cardiopatici. È evidente che questa situazione non favorisce minimamente persone che avrebbero bisogno di tranquillità, di serenità e della sicurezza di un luogo in cui vivere”.

(foto: G.Dominici)
Eppure le persone sgomberate “stanno dimostrando una dignità incredibile” e “una pazienza straordinaria”: “Sono persone davvero umili e semplici. Non chiedono privilegi. Chiedono soltanto di sapere quando potranno tornare a vivere in un luogo dignitoso. Non si lamentano, non protestano, non chiedono nulla. Certo, vorrebbero rientrare nelle loro case, oppure avere finalmente una sistemazione stabile. Ma non possono continuare a vivere per strada. Siamo di fronte a un’emergenza vera.
È fondamentale che arrivino presto delle risposte concrete. Non è umano lasciare delle persone in queste condizioni”.

Il presidio e le mobilitazioni (foto dai social Spin Time)
Non si stanca di chiedere “più umanità” sorella Adriana. Fondamentale è “il dialogo” per trovare presto delle soluzioni. Tutti i volontari di Spin Time Labs – l’occupazione è famosa in tutta la città per le numerose iniziative culturali, artistiche, sociali e ricreative che hanno creato un modello di comunità solidale – cercano di portare sollievo, incoraggiare e tranquillizzare le persone sgomberate. Ma le condizioni sono davvero al limite. “Speriamo che il Comune concluda al più presto i sopralluoghi, per chiarire la situazione e dirci se sarà possibile rientrare. Servono risposte il prima possibile. Ovunque debbano andare, è fondamentale che le persone abbiano subito un tetto, così da restituire loro almeno un po’ di serenità”.
Naturalmente la soluzione migliore sarebbe poter rientrare a Spin Time. Ma se i tempi dovessero allungarsi, “non si può lasciare la gente in strada – precisa -. Bisogna trovare immediatamente delle sistemazioni alternative. Con questo caldo è una situazione insostenibile, le persone non reggono né psicologicamente né fisicamente. Un alloggio, oggi, è indispensabile”.
In risposta alle tante polemiche politiche e social sorella Adriana ricorda che
“queste persone non vogliono una casa gratis. Hanno anche chiesto, fin dal primo giorno, di poter pagare un affitto regolare e le utenze, ma non è stato possibile.
Molti sono italiani. Ci sono poi persone arrivate da altri Paesi, fuggite dalla guerra, dalla fame, dalle dittature, dalla violenza. Sono venute qui sperando di trovare un lavoro, una casa, una vita migliore. Ma spesso non trovano nulla, perché prevalgono la chiusura e la contrapposizione. Qui non esiste un ‘prima gli uni e poi gli altri’. Siamo tutti sulla stessa barca. Tutti hanno bisogno di una casa e credo sia compito dello Stato garantire questo diritto. E, soprattutto, serve il lavoro”. Molti degli abitanti di Spin Time lavorano, ma hanno impieghi precari e stipendi troppo bassi per accedere al mercato degli affitti. “Certo, la legge è uguale per tutti e anche loro sono inseriti nelle graduatorie per l’edilizia pubblica, da anni. Ma oggi sono in mezzo alla strada”.

Notti difficili per le persone sgomberate da Spin Time – (foto: G.Dominici)
Il nodo dell’emergenza abitativa. A chi critica dicendo che non è legale occupare case e magari sta aspettando da anni una casa popolare che non arriva – solo a Roma ci sono 17.000 persone in attesa a fronte di 250 alloggi recuperati in un anno da Comune e Ater – chiede: “Dove vive oggi? È anche lui in strada? Oppure ha comunque una sistemazione? Perché qui stiamo parlando di persone che non hanno davvero un posto dove andare, nonostante abbiano presentato domanda per una casa popolare anni fa.
Vorrei che chi giudica provasse a vivere anche solo per qualche giorno in un’occupazione, per capire cosa significhino precarietà, paura e incertezza.
Non sapere cosa accadrà domani, essere continuamente insultati e vivere in condizioni di estrema fragilità”. “Quando capiremo che siamo tutti esseri umani e che dovremmo considerarci fratelli e sorelle? Queste persone non chiedono di passare davanti agli altri – conclude -. Chiedono solo di non essere lasciate in mezzo alla strada. Se riuscissimo a metterci nei panni degli altri, ad ascoltare e a dialogare, forse ci comprenderemmo molto di più”.

