Giorno del Ricordo: che cosa sono state le Foibe

Quando si parla di Foibe si fa riferimento ai tanti italiani torturati, uccisi e poi gettati, spesso ancora vivi, nelle grandi caverne verticali tipiche della regione carsica del Friuli Venezia Giulia e dell’Istria chiamate appunto Foibe. I massacri delle Foibe iniziarono nel settembre 1943 in seguito al disfacimento delle forze armate italiane dovuto al crollo del regime fascista, quando nei territori dell'Istria il potere venne assunto dal movimento di liberazione jugoslavo

(Foto ANSA/SIR)

Quando si parla di Foibe si fa riferimento ai tanti italiani torturati, uccisi e poi gettati, spesso ancora vivi, nelle grandi caverne verticali tipiche della regione carsica del Friuli Venezia Giulia e dell’Istria chiamate appunto Foibe.

I massacri delle Foibe iniziarono nel settembre 1943 in seguito al disfacimento delle forze armate italiane dovuto al crollo del regime fascista, quando nei territori dell’Istria il potere venne assunto dal movimento di liberazione jugoslavo. Quella occultata nelle foibe è una minima parte delle vittime, la maggior parte perse la vita nelle prigioni o nei campi di concentramento jugoslavi o nelle marce di trasferimento.

Una seconda terribile ondata parte nel maggio del 1945. Sarà quella che provocherà il più alto numero di vittime… Gli jugoslavi con al comando della 4 armata il generale Petar Drapšin puntano verso Fiume, l’Istria e Trieste con l’ordine di occupare la Venezia Giulia nel più breve tempo possibile, anticipando quindi gli alleati anglosassoni. Centinaia di militari, sia italiani che tedeschi, caduti prigionieri, saranno fucilati. Altri verranno avviati ai campi di prigionia – tra i quali il famigerato campo di Borovnica – dove in migliaia moriranno vittime della fame, delle violenze e delle malattie. Gli arresti furono effettuati soprattutto a Trieste, Gorizia e Pola. Alcune ipotesi parlano di circa 600-700 vittime per il periodo del 1943 con un ordine di grandezza generale tra le 4 e le 5.000 vittime. Obiettivo delle retate erano tutti coloro che non accettavano l’egemonia iugoslava. Per questo ad essere perseguitati furono anche i combattenti delle formazioni partigiane italiane.

Al massacro delle foibe seguì l’esodo forzato della maggioranza dei cittadini di etnia e di lingua italiana in Istria e nel Quarnaro, dove si svuotarono dai propri abitanti interi villaggi e cittadine. Nell’esilio furono coinvolti tutti i territori ceduti dall’Italia alla Jugoslavia con il trattato di Parigi e anche la Dalmazia. Le violenze cessarono solamente dopo la sostituzione della amministrazione jugoslava con quella degli alleati, che avvenne a partire dal 12 giugno 1945 a Gorizia e Trieste. A Fiume gli alleati non arrivarono e le persecuzioni e le violenze continuarono.

Il dramma delle Foibe si concluse con la firma del trattato di pace di Parigi il 10 febbraio 1947, quando nella Conferenza di Parigi venne deciso che per stabilire i confini tra Italia e la Jugoslavia si sarebbe seguita la linea francese. E il 10 febbraio di ogni anno, a partire dal 2005, si celebra il Giorno del ricordo, cerimonia di commemorazione delle stragi e del successivo esodo degli italiani.

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