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Meeting Rimini. Scholz (Fondazione): “Dire ‘io’ è il vero antidoto all’individualismo”

Sarà un Meeting ‘in presenza’ e aperto a tutti quello che si svolgerà dal 20 al 25 agosto a Rimini e che avrà per tema “Il coraggio di dire io”, tratto da una citazione del filosofo danese Søren Kierkegaard. Giunto alla sua 42ª edizione, il Meeting 2021 sarà aperto dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. In vista dell’evento, il Sir ha intervistato il presidente della Fondazione Meeting, Bernhard Scholz

Sarà un Meeting ‘in presenza’ e aperto a tutti quello che si svolgerà dal 20 al 25 agosto a Rimini e che avrà per tema “Il coraggio di dire io”, tratto da una citazione del “Diario” del filosofo danese Søren Kierkegaard. Giunto alla sua 42ª edizione, il Meeting 2021 sarà aperto, come nel 2016, dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Presidente B. Scholz

Nei padiglioni della Fiera riminese si parlerà di democrazia e sostenibilità, di sanità, di Recovery Fond e Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr), di cooperazione internazionale, dell’enciclica Fratelli tutti, di educazione e scienza. In vista dell’evento, il Sir ha intervistato il presidente della Fondazione Meeting, Bernhard Scholz.

Presidente, il tema, “Il coraggio di dire ‘io’”, pone l’attenzione sulla libertà dell’uomo e sulla sua vocazione a contribuire alla costruzione di un mondo più umano. Tuttavia oggi sottolineare l’‘io’ sembra più un ‘atto’ di forza e di individualismo. In che modo il Meeting intende ribaltare questa visione individualista a favore di una più inclusiva, votata al bene comune?

Dire “io” vuol dire desiderio di bene, di bellezza, di condivisione, perché questi desideri sono parte essenziali della nostra persona. Ed è la fedeltà a questi desideri anche in situazioni difficili che ci fa superare l’individualismo che invece nasce dall’appiattimento di questi desideri perché non ha il coraggio di affrontare le inevitabili sfide e provocazioni che si presentano a chi entra in relazione con gli altri.

Il coraggio di dire “io” è il vero antidoto all’individualismo e al collettivismo,

due forme che riducono la potenzialità della propria persona con il rifiutare responsabilità e partecipazione attiva e creativa alla vita sociale e culturale. Pasolini, sul quale ci sarà una mostra al Meeting, ci aveva messo in guardia dal rischio di una grande omologazione che aliena la creatività della singola persona. Un’altra mostra sullo scrittore inglese Tolkien illustrerà come la creatività del singolo trova la sua vera fecondità nella polifonia del creato.

Ma dove trovare quel “coraggio” citato nel tema per contrastare questa visione individualista?

Quando teniamo fortemente ad un bene da affermare, da salvaguardare, da curare allora diventiamo coraggiosi. Si tratta quindi di comunicare il più possibile che, nella vita personale e famigliare, ma anche nella vita pubblica, ognuno ha l’opportunità di contribuire al bene che desidera. L’indebolimento del coraggio nasce spesso da una specie di rassegnazione che va superata guardando alle tante testimonianze che invece hanno dimostrato che vale la pena impegnarsi anche con piccoli passi perché tutti possiamo camminare più spediti verso il bene comune. Al Meeting queste testimonianze non mancheranno.

Quest’anno il Meeting torna in presenza, dopo la forma ‘ibrida’ del 2020. Cosa significa per il popolo del Meeting – e non solo – ritrovarsi ‘fisicamente’ nonostante la pandemia?

Prima di tutto sarà un momento di gratitudine. La pandemia ci ha insegnato che nulla è scontato, niente è ovvio.

Tutto, anche il semplice ritrovarsi, è sempre un dono che va colto anche per scoprirne il significato vero e duraturo. Nello stesso tempo ci sarà una apertura ancora maggiore verso le domande esistenziali e culturali che sono emerse con una certa urgenza in questo anno e mezzo, domande sul significato della vita, delle relazioni, del lavoro. Siamo diventati più consapevoli delle nostre fragilità ma questo ci ha reso anche più sensibili nella ricerca di ciò che realmente ci può sostenere e far maturare. Penso che ci sarà anche un interesse più acuto per comprendere le sfide economiche e politiche da affrontare.

Ad aprire il Meeting sarà il presidente Mattarella. Lo aveva già fatto nel 2016. Con lui anche molti ministri e politici, come il presidente dell’Europarlamento Sassoli e il Commissario Gentiloni. Meeting e politica un binomio, spesso criticato, ma che ha dato anche grandi contributi al dialogo e al dibattito. Sarà così anche quest’anno?

Il Meeting ha da sempre cercato il dialogo con i rappresentanti istituzionali e politici per parlare delle grandi scelte che riguardano l’educazione, la scuola e l’università, la sostenibilità sociale ed ecologica dell’economia, la trasformazione digitale, la salute e i sistemi sanitari e tutti gli altri temi legati alla costruzione del bene comune. E cosi sarà anche quest’anno, con dei focus particolari sul Pnrr, sulla ripresa economica nelle piccole e medie imprese e il futuro del lavoro. Penso che sia una grande opportunità poter parlare direttamente con chi deve decidere su questioni così decisive. Spesso non emerge che gli incontri sulla politica sono al massimo un sesto di tutti gli incontri che si svolgono al Meeting insieme a tanti spettacoli musicali e teatrali e le mostre sull’arte e su personalità significative.

Il Meeting vuole dare il giusto peso alla politica ma vuole anche contrastare aspettative messianiche nei confronti dello Stato e delle istituzioni, che nuocciono sia alla politica stessa sia alla responsabilizzazione di ogni persona e della società civile nel suo insieme – tema decisivo in questa edizione.

C’è, tra le tante, una domanda di fondo che tiene uniti tutti i temi di questa edizione?

La domanda ‘trasversale’ è: come è possibile favorire la crescita di persone responsabili, creative e competenti per affrontare le diverse sfide che si presentano? In modo particolare questa domanda verrà affrontata in un ciclo di incontri sul lavoro e le sue evoluzioni. Il mondo è pieno di progetti, ciò che spesso manca sono i soggetti. Penso che anche i concerti e le rappresentazioni teatrali metteranno in luce come il coraggio di dire “io” sia decisivo per la scoperta della bellezza, la realizzazione di opere artistiche e l’intensità della collaborazione per realizzarle. Ci saranno anche riflessioni esplicite sul tema dell’“io” dal punto di vista delle neuroscienze e della neurolinguistica: cosa vuol dire avere una autocoscienza del proprio “io” e come è possibile “dire” io e quali sono le considerazioni che ne nascono rispetto all’intelligenza artificiale. Il tema del “io” e dalla sua apertura alla diversità sarà tema cruciale in un incontro sull’Enciclica Fratelli tutti di Papa Francesco che vede la partecipazione del card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna, del card. Louis Raphaël I Sako patriarca caldeo di Baghdad, del direttore internazionale degli affari interreligiosi del Comitato ebraico americano, David Rosen, del segretario generale del Muslim International Forum, Damir Mukhetdinov di Mosca.

Il Meeting presenta tradizionalmente anche un ampio programma culturale fatto di spettacoli e mostre…

Il concerto inaugurale sarà guidato dal maestro Uto Ughi, un altro concerto presenterà il giovane ma oramai famoso violinista Federico Mecozzi, ci sarà uno spettacolo sulla Divina Commedia con Marco Martinelli e uno spettacolo come sempre ironico di Paolo Cevoli. Oltre alle mostre su Pasolini e su Tolkien delle quali ho già parlato ci sarà una mostra particolare che mette in luce la modalità con la quale il filosofo canadese Charles Taylor, il teologo anglicano e già arcivescovo di Canterbury Rowan Williams e il presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione Julián Carrón si pongono di fronte alla secolarizzazione. Non con un atteggiamento di difesa, ma con l’intento di coglierne le provocazioni e le domande come occasione di maggiore approfondimento e comunicazione più immediata della fede cristiana stessa. A questo si aggiungono una mostra sulle serie tv, una mostra di giovani universitari sulla figura di Sergio Marchionne, un’importante esposizione di scultura contemporanea nel muovo museo PART di Rimini. Il coraggio di dire “io” in situazioni più che ostili emergerà in modo sorprendente nella mostra su una comunità di donne a Kampala che hanno affrontato con un’intraprendenza straordinaria la sfida della povertà e dell’emarginazione.

Tra le novità di quest’anno anche la presenza di giovani musicisti impegnati in un contest…

Per la prima volta abbiamo invitato giovani musicisti ad un contest sul tema del Meeting. I finalisti si presenteranno nelle diverse serate del Meeting e saranno protagonisti anche del concerto finale. Tutti questi spettacoli serali si svolgeranno nel centro storico di Rimini.

A pochi giorni dall’apertura, qual è il suo auspicio per il Meeting?

Che possa crescere il coraggio di dire “io” come fonte di creatività, di responsabilità, di vera condivisone, che la fedeltà al proprio desiderio di bene trovi nuovo vigore in questo momento storico, che la dimensione del “io” possa essere riscoperta come vera fonte di un “noi” autentico. Spero che chi seguirà questo invito di Kierkegaard, ripreso poi anche in diverse occasioni da don Luigi Giussani, si possa aprire o riaprire di nuovo l’orizzonte di quel “Tu” che è la vera consistenza del nostro “io”.

 

Meeting e Covid-19. Il Meeting 2021 sarà a porte aperte, con ingresso libero per tutti, all’unica – ovvia – condizione di non essere portatori di Covid-19. Sarà quindi necessario il green pass o una certificazione equivalente. Potrà entrare in Fiera solo “chi è vaccinato, (15 giorni dopo la prima dose o con entrambe le dosi); chi è guarito dal Covid entro i 6 mesi precedenti; chi ha fatto un tampone negativo entro le 48 ore precedenti”. Chi non fosse in possesso di questi requisiti gli organizzatori invitano a “fare un tampone nella città di residenza prima di partire per Rimini, oppure in Fiera (Ingresso Ovest) prenotandolo attraverso la App dedicata o il sito del Meeting (il tampone negativo è valido 48 ore)”. L’App “Meeting Rimini” si può scaricare dal 15 luglio. Sotto i 14 anni l’ingresso in Fiera è libero da certificazioni Covid.

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