Scostamento di bilancio: il voto unanime è una boccata d’ossigeno

Ora si è aperta la sessione parlamentare per approvare la legge di bilancio (rigorosamente entro il 31 dicembre) e almeno fino a febbraio non si muoverà nessuna pedina. Dopo di che, tra crisi sanitaria e crisi economica, sarebbe un rischio enorme aprire anche una crisi di governo il cui esito potrebbe diventare ingestibile. Poi ci saranno le elezioni dei sindaci nelle grandi città e a luglio inizierà il “semestre bianco” in cui il Capo dello Stato non può sciogliere le Camere. A febbraio 2022 sarà la volta proprio delle elezioni presidenziali e al completamento della legislatura mancherà solo un anno

(Foto ANSA/SIR)

Il voto praticamente unanime con cui il Parlamento ha approvato lo scostamento di bilancio chiesto dal governo è un fatto estremamente positivo e una boccata d’ossigeno non solo per Palazzo Chigi, ma per tutto il Paese. Sottolinearlo non significa illudersi che d’ora in avanti maggioranza e opposizione sapranno trovare convergenze sistematiche sui provvedimenti necessari a fronteggiare la crisi sanitaria ed economica. Né abbandonarsi a favoleggiare di nuovi premier e di nuovi governi o di “rimpasti” più o meno ampi nell’esecutivo. Ora si è aperta la sessione parlamentare per approvare la legge di bilancio (rigorosamente entro il 31 dicembre) e almeno fino a febbraio non si muoverà nessuna pedina. Dopo di che, tra crisi sanitaria e crisi economica, sarebbe un rischio enorme aprire anche una crisi di governo il cui esito potrebbe diventare ingestibile. Poi ci saranno le elezioni dei sindaci nelle grandi città e a luglio inizierà il “semestre bianco” in cui il Capo dello Stato non può sciogliere le Camere. A febbraio 2022 sarà la volta proprio delle elezioni presidenziali e al completamento della legislatura mancherà solo un anno.

Ma proprio perché le prospettive di manovra sono molto più ingabbiate di quanto le cronache politiche talvolta inducano a pensare – tanto più considerando gli ulteriori vincoli rappresentati dal contesto europeo e internazionale – è fondamentale che nei rapporti tra maggioranza e opposizione si trovi un passo meno conflittuale e più costruttivo. Il voto sullo scostamento di bilancio è un segnale che il dialogo è possibile. Niente di più ma neanche niente di meno.

L’agenda politico-parlamentare dei prossimi giorni, peraltro, sembra fatta apposta per mettere alla prova le buone intenzioni dei partiti, dentro e fuori la maggioranza. Sul decreto ristori 4, che il Consiglio dei ministri deve varare in tempo utile per rinviare le scadenze fiscali e quindi entro domenica, la strada è spianata perché lo scostamento di bilancio serviva proprio a finanziare le nuove misure su cui è maturato l’accordo. Berlusconi ha fatto la prima mossa, il governo ha recepito alcune delle sue proposte e alla fine anche Lega e FdI si sono adeguate per non restare con il cerino in mano. Ma c’è tutt’altro clima alla Camera per la conversione del decreto sicurezza, quello che finalmente modifica i provvedimenti-bandiera di Salvini. La Lega annuncia le barricate in Parlamento e mobilita i “suoi” Governatori all’interno della Conferenza Stato-Regioni. Il voto è previsto lunedì e ci si arriverà ponendo la questione di fiducia perché anche tra i cinquestelle (la nostalgia del governo giallo-verde fa ancora breccia in alcuni) persistono posizioni problematiche.
Ancora lunedì il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, riferirà alle commissioni Bilancio riunite di Camera e Senato prima di prendere parte alla riunione dell’Eurogruppo in cui si parlerà della riforma del Mes, il Fondo Salva Stati, che solo a nominarlo provoca sussulti incontrollabili nella politica italiana. In questo caso si parla del Mes in quanto tale, non dell’accesso ai fondi speciali per l’emergenza sanitaria resi disponibili attraverso il Fondo senza tutte le condizionalità ordinariamente previste in caso di prestiti. Al di là delle pregiudiziali ideologiche di M5S, Lega e FdI, sul Mes si è aperto un dibattito di spessore che vede in campo politici al di sopra di ogni sospetto di anti-europeismo, compreso lo stesso presidente dell’Europarlamento, David Sassoli.

Il punto è che la riforma in questione è stata già rinviata in passato per le obiezioni italiane e ora è praticamente al traguardo.

Se l’Italia si mettesse di traverso rischierebbe contraccolpi micidiali in un momento delicatissimo per sé e per l’Europa, con il piano anti-pandemia bloccato dai veti dei leader “sovranisti” di Ungheria e Polonia. Nella maggioranza si ipotizza quindi un compromesso tra il Sì alla riforma del Mes e il No al ricorso ai fondi per la sanità. Basterà per tenere insieme i cinquestelle? Il momento della verità potrebbe arrivare il 9 dicembre in occasione delle comunicazioni di Giuseppe Conte alla vigilia del Consiglio Europeo.
Sul fronte dell’emergenza sanitaria, mentre si discute del nuovo dpcm che entrerà in vigore il 4 dicembre, due giorni prima il ministro della Salute, Roberto Speranza, sarà in Parlamento per presentare il piano vaccini. Si prova a guardare avanti, verso una fase nuova.

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