Scarp de’ tenis, giornalismo dalla parte degli ultimi

Il direttore della rivista promossa dalla Caritas, Stefano Lampertico, racconta gli ostacoli incontrati nei mesi del lockdown e la lenta ma coraggiosa ripresa. "I venditori in pettorina rossa sono di nuovo in strada e davanti alle parrocchie delle più importanti città italiane". Una seconda chance per chi si trova nel disagio. "Le storie di Scarp sono qui a dirci che dalle difficoltà è sempre possibile ripartire". Il sostegno del Papa e delle comunità cristiane. E un forte segnale di speranza

La redazione della rivista "Scarp de' Tenis" in via degli Olivetani. Nella foto Stefano Lampertico, direttore, insieme ai venditori (Marco Passaro/Fotogramma, Milano ). Nelle altre immagini, alcuni venditori, qualche copertina, l'attore Giacomo Poretti in visita alla redazione

Le porte della redazione sono sempre aperte. Non solo figurativamente. La rivista Scarp de’ tenis racconta cronaca ed esistenze complicate, esempi di speranza e messaggi educativi. È, al contempo, impresa sociale e culturale. Si colloca tra il giornalismo e la solidarietà. Promossa dalla Caritas, è presente in molte città e diocesi italiane proprio grazie al sostegno della rete Caritas: a Milano, sede della redazione centrale e cuore del progetto, ma non solo. I venditori – persone in difficoltà cui la rivista offre una seconda opportunità – sono attivi a Genova, Torino, Venezia, Como, Vicenza, Verona, Cremona, Rimini, Firenze, Napoli. Per chi non ha la fortuna di incontrare i venditori di strada è attiva l’edicola digitale all’indirizzo www.social-shop.it dove è possibile acquistare Scarp online e sottoscrivere abbonamenti. Ma una rivista che “vive” in strada ha certamente dovuto fare i conti con la lunga quarantena che ci è stata imposta dal Covid-19. Ne parliamo con Stefano Lampertico, direttore della testata.

Anche Scarp de’ tenis è stato vittima del lockdown?
I venditori in pettorina rossa di Scarp de’ tenis sono di nuovo in strada e davanti alle parrocchie delle più importanti città italiane. E questa, di per sé, è già una buona notizia. Sono stati infatti mesi molto difficili per tutti. Mesi segnati dallo spettro del contagio, dalla paura, dal dolore che ha segnato tante famiglie e tanti nostri amici. Segnati anche dalla perdita di Claudio, nostro venditore storico. Ci siamo dovuti fermare, come tutti, cercando nel contempo forme innovative di sostegno al giornale, camminando su strade a noi sconosciute. I giornali di strada, per loro natura, hanno una definizione cartacea; hanno senso nel momento in cui si crea la relazione tra i venditori – che sono per lo più homeless, persone in difficoltà, disagiati – e i nostri lettori. Hanno senso se insieme alla buona comunicazione esiste un solido progetto sociale. Da questo punto di vista debbo dire che Caritas Ambrosiana, che promuove e sostiene Scarp insieme a Caritas Italiana e a tante altre Caritas diocesane, è stata molto vicina ai nostri venditori in questo periodo di lockdown. Ora le vendite sono riprese, i parroci hanno accolto i venditori nelle parrocchie. E anche qui abbiamo trovato una grande generosità.

Papa Francesco vi è stato vicino in questo periodo, non è vero?
Come tutti i giornali di strada del mondo, ci siamo chiesti cosa fare per poter continuare a sostenere il nostro progetto che, ricordo, permette a più di 120 persone in Italia di mettere insieme un piccolo reddito e di riacquisire i diritti di cittadinanza fondamentali spesso trascurati. Abbiamo proposto una versione inedita di Scarp de’ tenis in digitale, chiesto di sostenerci sottoscrivendo un abbonamento. Come ho detto, la risposta è stata generosa, segno dell’affetto con il quale in tanti seguono questa nostra “esperienza straordinaria”, come l’ha definita Papa Francesco, citando proprio Scarp de’ tenis, nel suo messaggio di aprile rivolto a tutti i giornali di strada del mondo messi in ginocchio dalla pandemia.

Il messaggio del Papa ci ha rincuorati, ha dato speranza, ci ha aiutato a riprendere il cammino

raccontando le belle storie che sono il cuore del giornale. Le storie di chi è ripartito. Le storie di chi, pur con tante difficoltà, si è rimboccato le maniche. Storie di riscatto. Le storie, insomma, di chi si schiera ogni giorno a fianco dei più deboli. Questa è la forza di Scarp, di un progetto unico, che unisce buona informazione e lavoro per i più deboli.

Come vanno le vendite?
I nostri venditori sono di nuovo al lavoro. Vendono il giornale rispettando tutte le misure di sicurezza e di distanziamento che ci siamo abituati a tenere in questi mesi. Anche le vendite sono ripartite con buoni numeri. Certo, questo tempo difficile ha lasciato ferite difficili da rimarginare. E lascia domande alle quali, oggi, è difficile rispondere. Quali segni resteranno nella nostra vita quotidiana? Sapranno imporsi nuovi e più sobri stili di vita? Sapremo rinunciare come abbiamo fatto, in qualche misura, al superfluo, all’eccesso, all’inutile? Sapremo guardare al povero, agli ultimi, a chi ha bisogno con uno sguardo differente? Il rischio di fare reset e di tornare come nel Monopoli alla casella del via, di riprendere le nostre vite esattamente dove le avevamo interrotte, è purtroppo molto alto. Ma restiamo fiduciosi. Le storie di Scarp sono qui a dirci che dalle difficoltà è sempre possibile ripartire.

L’idea che un giornale, uno strumento di comunicazione, possa diventare uno strumento di integrazione al reddito per le persone più emarginate è indubbiamente un’idea creativa…
Ci sono più di 100 giornali di strada nel mondo, pubblicati in trenta Paesi diversi, nei cinque continenti e in 25 lingue differenti. Ogni anno, più di 20mila persone senza dimora, gravemente emarginate, disoccupate, si guadagnano da vivere vendendo giornali di strada. Se ne vendono 20 milioni ogni anno, con una platea di lettori abituali che raggiunge i 4 milioni e mezzo e soprattutto finiscono nelle tasche dei venditori circa 27 milioni di euro. Questi numeri ci dicono che

l’idea di promuovere un giornale di strada genera benefici concreti

e permette inoltre di far passare messaggi, storie, biografie, che nel circuito tradizionale dei media difficilmente troverebbero spazio. In Italia, purtroppo, il fenomeno si è un po’ ridimensionato. Nella metà degli anni Novanta, quando nacque Scarp de’ tenis, c’erano molte più esperienze. Oggi ne resistono alcune. Nella rete internazionale dei giornali di strada, alla quale anche Scarp aderisce, ci sono gli amici di Zebra, il giornale di strada dell’Alto Adige. Resiste anche il progetto di Piazza Grande a Bologna e di Fuori Binario a Firenze.

Dove sta allora il segreto del successo di Scarp de’ tenis?
Nella sua idea originaria. Nelle storie che ogni mese vengono raccontate, storie di speranza, di dignità, di rinascita. Sta nella generosità delle grandi firme del giornalismo italiano che collaborano con noi, come Giangiacomo Schiavi, Piero Colaprico, Paolo Lambruschi, Alex Corlazzoli, Giorgio Terruzzi, Bianca Stancanelli. Questi mesi ci hanno purtroppo portato via un maestro di giornalismo come Gianni Mura: si era affezionato a Scarp, passava in redazione a trovarci, per noi era qualcosa di incredibile. Siamo una piccola redazione e vedere queste grandi figure del giornalismo che si mettono a servizio degli ultimi è davvero straordinario. E poi il segreto del successo sta nella forza del racconto, spesso autobiografico, di chi sceglie Scarp come tribuna per raccontare se stesso e la sua storia, affinché possa servire come esempio. E sta soprattutto nella tenacia dei suoi venditori. Capita a tutti di sbagliare, e di essere costretti a bussare una seconda volta alla porta di chi ti ha già dato una mano. Ecco, le porte di Scarp sono sempre aperte. Non serve neppure bussare

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