Terremoto Centro Italia: presentato il Rapporto sulla ricostruzione. Commissario Legnini accelera: “Aprire 5mila cantieri entro la prossima primavera”

Presentato oggi dal commissario alla ricostruzione, Giovanni Legnini, il Rapporto sullo stato di avanzamento della ricostruzione privata e pubblica nel Centro Italia a quattro anni dal primo degli eventi sismici del 2016. L'impegno del commissario per accelerare la lenta ricostruzione: “Il nostro obiettivo è quello di aprire almeno 5mila cantieri privati e pubblici per la prossima primavera, con un ritmo crescente nei mesi e negli anni successivi”

(Foto ANSA/SIR)

Dopo i ripetuti terremoti del 2016 e del 2017 nel Centro Italia sono stati stimati oltre 80mila immobili danneggiati, 50mila dei quali, il 62% del totale, con un danno ritenuto grave. A quattro anni dal sisma del 24 agosto del 2016 i progetti approvati sono 5.325 di cui 2.544 già realizzati e 2.758 cantieri in corso per la ricostruzione privata; le opere pubbliche finanziate sono 1.405, delle quali concluse sono solo 86 ed i cantieri aperti attualmente sono 85. È quanto emerge dal Rapporto, presentato oggi dal commissario alla ricostruzione, Giovanni Legnini, sullo stato di avanzamento della ricostruzione privata e pubblica nel Centro Italia a quattro anni dal primo degli eventi sismici del 2016, quello che il 24 agosto ha colpito Amatrice, Accumoli, Arquata del Tronto. Una ricostruzione lenta e ulteriormente condizionata dal blocco delle attività e dalle restrizioni dovute all’emergenza sanitaria per il Covid-19.

“Il nostro obiettivo – sottolinea Legnini nel Rapporto – è quello di incrementarli in misura sempre maggiore nei prossimi sei mesi e di vedere aperti almeno 5mila cantieri privati e pubblici per la prossima primavera, con un ritmo crescente nei mesi e negli anni successivi”.

Ricostruzione privata. Dai numeri citati nel Rapporto trapela anche un senso di sfiducia delle popolazioni terremotate. Parlando di ricostruzione privata “a fronte di 80mila edifici che risultavano inagibili in base alle perizie per la valutazione iniziale del danno, 30mila con danni lievi e 50mila con danni gravi, dal momento del sisma al 30 giugno 2020 sono state presentate 13.948 richieste di contributo per la ricostruzione. Di queste 9.687 sono richieste per edifici e attività produttive “con danni lievi” e 4.261 con “danni gravi”. Le 9.687 domande di contributo presentate per la riparazione dei danni lievi alle abitazioni e agli immobili produttivi rappresentano circa un terzo di quelle teoricamente attese in base alla stima iniziale del danno (30mila). E questo nell’imminenza della scadenza dei termini per la presentazione delle domande stesse, già fissato al 30 giugno 2020 e poi prorogato con ordinanza del commissario al 20 settembre 2020. Complessivamente, evidenzia il Rapporto, sono state accolte 5.325 richieste, 678 respinte e 7.945 risultano in fase di lavorazione secondo la vecchia procedura, che prevede tempi medi di istruttoria di circa un anno e che è stata radicalmente modificata dall’ordinanza 100 del 9 maggio scorso voluta per imprimere un’accelerazione alla ricostruzione. Il processo di revisione delle norme vedrà la conclusione con il varo, in ottobre, del Testo unico della ricostruzione privata. Ad oggi il totale delle erogazioni della Cassa depositi e prestiti (Cdp) per la ricostruzione privata ammonta a 526.246.801,21 euro.

foto SIR/Marco Calvarese

Ricostruzione pubblica. Anche lo stato di avanzamento della ricostruzione pubblica è ugualmente in forte ritardo, “a causa – si legge nel Rapporto – dell’estrema complessità delle procedure, di molti interventi necessari soprattutto nei Comuni più danneggiati dal sisma, ma anche della frammentazione delle stazioni appaltanti, delle difficoltà di molti Comuni a dedicare alla ricostruzione professionalità adeguate”. Alcune cifre: “A fronte di 2,1 miliardi di euro impegnati, le risorse effettivamente erogate ammontano a circa 200 milioni di euro, circa 10% del totale. A questi si aggiungono 26,8 milioni di euro concessi direttamente ai Comuni, con l’ordinanza 104, per il completamento di interventi già avviati e la realizzazione di nuove piccole opere. Le varie ordinanze dei commissari hanno individuato e finanziato il ripristino di 1.405 opere pubbliche (tra le quali 250 scuole), 942 chiese, ma anche 172 microzonazioni e 94 perimetrazioni nei centri più colpiti, già eseguite. In questi quattro anni sono stati ultimati 86 lavori sulle opere pubbliche e altri 85 sono in corso (le scuole concluse sono per ora 17 e ci sono 6 cantieri in esecuzione), inoltre sono state ripristinate 100 chiese, con altri 45 cantieri aperti”.

foto SIR/Marco Calvarese

Le chiese. Circa le chiese (942, di queste 130 in Abruzzo, 121 nel Lazio, 544 nelle Marche e 147 in Umbria) gli interventi “non avviati” sono ben 749, le gare di affidamento avviate sono 12, gli incarichi affidati 31, 45 sono i lavori in corso, 100 quelli conclusi, 5 sono le rinunce e revoche. Lo scorso luglio è stato varato il decreto legge 76 che, per dare una spinta alla ricostruzione pubblica, attribuisce per esempio al commissario la facoltà di individuare le opere urgenti e di particolare criticità, compresa la ricostruzione dei centri storici più danneggiati, e di agire con poteri in deroga straordinari. I lavori di riparazione delle chiese vengono ricondotti nell’ambito della ricostruzione privata, sebbene il finanziamento resti a carico della contabilità del commissario. Con l’ordinanza 106 emanata il 22 agosto la procedura di ricostruzione delle chiese è stata interamente ridefinita nel segno della semplificazione e dell’accelerazione.

Sisma e Covid, misure di sostegno all’economia. Il Rapporto evidenzia anche le misure di sostegno all’economia messe in campo per fronteggiare l’emergenza Covid-19. “Si è deciso – si legge – di fornire al sistema impegnato nella ricostruzione post sisma tutta la liquidità possibile, con il pagamento dell’anticipo del 50% ai tecnici sui progetti presentati e il pagamento alle imprese dei lavori effettuati nei cantieri. Nello stesso tempo si è avviata la costituzione della Cabina di regia a Palazzo Chigi, cui è demandata la finalizzazione di un Fondo da 50 milioni di euro per il 2020 al sostegno delle attività produttive. Nel decreto legge di agosto, oltre all’estensione dello stato di emergenza nel cratere del sisma 2016 per tutto il 2021, è prevista la proroga al 2021 dei benefici della Zona franca urbana per i 138 comuni del cratere sismico, nell’attesa di poterne definire una nuova articolazione. Tra le misure del decreto il rimborso della Tari ai Comuni e lo slittamento a giugno del recupero delle bollette elettriche, sospese nel cratere da quattro anni, con un nuovo regime di agevolazione per i titolari di utenze relative a immobili inagibili.

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