Addio a Sergio Zavoli, uomo colto che ha messo la sua cultura al servizio degli altri

Presidente della Rai dal 1980 al 1987, scrittore, poeta, opinionista, oggi diremmo influencer, per sua stessa ammissione "Socialista di Dio", titolo di un suo libro vincitore del premio Bancarella 1981, oggi Sergio Zavoli ci ha lasciato, a 96 anni. Per lui il sacro era celato nel rifiuto dell'effimero come corteggiamento avvilente dei tic dei tempi. Cercava il senso, per alcuni Dio, nelle piccole cose: nei muscoli sottili, quelli che non visti ci fanno muovere e agire, e non in quelli pompati di superficie costruiti in palestra, solo per il beneficio dell'occhio

(Foto: ANSA/SIR)

Presidente della Rai dal 1980 al 1987, scrittore, poeta, opinionista, oggi diremmo influencer, per sua stessa ammissione “Socialista di Dio”, titolo di un suo libro vincitore del premio Bancarella 1981.

Per Sergio Zavoli, che ci ha lasciato a 96 anni, il sacro era celato nel rifiuto dell’effimero come corteggiamento avvilente dei tic dei tempi. Cercava il senso, per alcuni Dio, nelle piccole cose: nei muscoli sottili, quelli che non visti ci fanno muovere e agire, e non in quelli pompati di superficie costruiti in palestra, solo per il beneficio dell’occhio. Il coraggio di guardare in faccia la violenza, l’intrigo, il terrorismo senza spettacolarizzazione facevano parte della sua concezione del lavoro che era anche la sua ragione d’essere.

Saggista di grande sensibilità e profondità fu tra i pochi a interessarsi a scrittori allora ignorati dal grande pubblico ma che sarebbero divenuti tra i più importanti del Novecento e, nel caso di Dino Campana, della poesia italiana in generale.

Le sue inchieste e i suoi libri sul fascismo erano ispirati soprattutto dalla volontà di capire le radici profonde che portarono alla fine delle libertà democratiche e alla nascita della dittatura. Colse soprattutto l’elemento della crisi dei valori dovuta non solo al tramonto delle ideologie liberali, ma anche alla cattiva gestione della cosa pubblica, alla astrattezza di idee che non riescono a cogliere i problemi della povera gente, quella che vive a due passi dalla miseria e che dopo una vita di lavoro rischia comunque di finire nella fossa comune della crisi economica, dei giochi di borsa e di quelli dei politici che non si rendono conto che con quei giochi le basi della libertà e del vivere insieme vengono minate.

Con lui se ne va davvero un campione nazional-popolare, nel senso di

un uomo colto che ha messo la sua cultura al servizio degli altri,

perché quegli altri possano capire il mondo e migliorarlo.

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