Salvini e il caso Gregoretti: cosa aspettarsi dopo il voto del Senato

Il capo d’imputazione è grave, sequestro di persona aggravato da abuso di poteri in danno di minori, con una pena che può arrivare a 15 anni di reclusione. Peraltro, non è ancora detto che l’ex-titolare del Viminale sarà chiamato effettivamente ad affrontare un processo. Sarà un Gup (giudice dell’udienza preliminare) del tribunale di Catania a stabilirlo, dopo essere stato attivato dalla locale procura a cui le carte sono tornate dopo il voto del Senato

Dopo l’autorizzazione approvata dal Senato con 152 voti favorevoli (quelli della maggioranza giallo-rossa) contro 76 (il centro-destra esclusa la Lega che è uscita dall’Aula e non ha votato) adesso il procedimento nei confronti di Matteo Salvini per il caso della nave Gregoretti torna alla magistratura ordinaria. Il voto della Camera di appartenenza dell’ex ministro dell’Interno è il filtro richiesto dalla legge costituzionale n. 1 del 1989, in cui si stabilisce che i “reati ministeriali”, compiuti cioè da un ministro nell’esercizio delle sue funzioni, siano normalmente perseguibili dalla giustizia ordinaria, previa autorizzazione parlamentare. Tale autorizzazione può essere negata se il ministro ha agito “per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante” o per “un preminente interesse pubblico” relativo alla funzione di governo. Il Senato ha quindi deciso che non ricorrono queste giustificazioni, ma non ha emesso alcun giudizio di merito sulla vicenda della nave della Guardia costiera bloccata da Salvini con 131 migranti a bordo tra il 27 e il 31 luglio dello scorso anno. Il capo d’imputazione è grave, sequestro di persona aggravato da abuso di poteri in danno di minori, con una pena che può arrivare a 15 anni di reclusione. Peraltro, non è ancora detto che l’ex-titolare del Viminale sarà chiamato effettivamente ad affrontare un processo. Sarà un Gup (giudice dell’udienza preliminare) del tribunale di Catania a stabilirlo, dopo essere stato attivato dalla locale procura a cui le carte sono tornate dopo il voto del Senato.

Sull’iter concretamente da seguire c’è un margine d’incertezza dovuto al fatto che le norme non dicono tutto e che si tratta di un caso statisticamente molto raro, sui cui non si è formata una prassi solida.

Ci sono poi delle circostanze specifiche che complicano la situazione. La procura di Catania, infatti, a suo tempo aveva richiesto l’archiviazione del procedimento non ravvisando reati negli atti compiuti da Salvini. Ma il cosiddetto “tribunale dei ministri” (cioè il collegio di magistrati per i “reati ministeriali” che viene costituito in ogni capoluogo di distretto) della città etnea aveva espresso una valutazione completamente diversa da quella dei pm, contestando all’allora ministro degli Interni la grave imputazione di cui s’è detto e inviando il fascicolo al Senato per l’autorizzazione a procedere. Adesso la questione di cui si discute a livello giudiziario è se la procura, che nella fase preliminare aveva sostenuto la tesi archiviatoria, nell’udienza davanti al Gup sarà comunque tenuta a chiedere il rinvio a giudizio di Salvini oppure no. In ogni caso, è bene ripeterlo, sarà il Gup a decidere per il processo o il proscioglimento, verosimilmente entro l’estate.

Nel caso della nave Diciotti, il precedente più ravvicinato, tutta questa problematica non si era posta perché il Senato aveva negato l’autorizzazione a procedere nei confronti di Salvini e la magistratura ordinaria si era dovuta fermare.

Era il 20 marzo 2019 e la maggioranza parlamentare era quella giallo-verde. Intanto, però, sta per aprirsi un nuovo capitolo e stavolta è il “tribunale dei ministri” di Palermo ad aver chiesto il via libera di Palazzo Madama su Salvini per il caso della nave Open Arms. Il 27 febbraio è previsto un primo passaggio con il voto della commissione per le immunità parlamentari sulla relazione da proporre all’Aula per la decisione definitiva.

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