Intelligenza artificiale. Mons. Tighe: “non sarà la tecnologia a risolvere i problemi ma la magnificenza della nostra umanità”

A Bruxelles, politici, vescovi, scienziati e amministratori delegati a confronto sull’enciclica Magnifica humanitas di Leone XIV. Un dibattito a tutto campo su responsabilità, dialogo, etica e tutela delle persone più vulnerabili.

(Foto Comece)

Si è trasformata in un laboratorio di pensiero la Cappella per l’Europa di Bruxelles dove mercoledì 14 ottobre, parlamentari, rappresentanti delle istituzioni europee e delle organizzazioni della società civile, esperti e amministratori delegati si sono confrontati per due ore sull’enciclica “Magnifica humanitas” di Papa Leone XIV. Ad animare la discussione è stato mons. Paul Tighe, Segretario del Dicastero per la Cultura e l’Educazione della Santa Sede, che ha offerto ad un folto pubblico – in presenza ma anche collegato online – una riflessione sulle implicazioni dell’intelligenza artificiale per la Chiesa, la cultura e la dignità umana. A promuovere l’evento la Commissione degli Episcopati dell’Unione Europea (Comece) che proprio in questi giorni (dal 14 al 16 ottobre) sta riunendo a Bruxelles i delegati delle Conferenze episcopali dell’Ue per la loro Assemblea plenaria.

 

Bruxelles, i saluti di mons. Mariano Crociata (Foto Comece)

“Il nostro incontro di stasera – ha detto nei saluti iniziali mons. Maria Crociata, presidente della Comece – esprime anche la nostra vicinanza spirituale a Papa Leone XIV, che si sta riprendendo dall’intervento chirurgico. Lo accompagniamo con le nostre preghiere e la nostra gratitudine per il suo ministero pastorale e per le sue riflessioni sulle sfide che le nuove tecnologie pongono all’umanità”. “La Chiesa cattolica desidera contribuire in modo costruttivo a questa riflessione, in dialogo con le istituzioni europee, la comunità scientifica, la società civile e tutte le persone di buona volontà”. “Vi ringraziamo per averci invitato e per aver proposto questa riflessione”, ha detto a nome dei presenti Antonella Sberna, vice presidente del Parlamento Europeo con delega all’articolo 17 del TFUE. “Riteniamo – ha aggiunto – che le tecnologie non debbano affatto essere considerate una minaccia”, perché “possono essere di grande aiuto in molti ambiti della nostra vita e della nostra società”. La questione che Papa Leone solleva nell’Enciclica Magnifica Humanitas è come porre al centro dell’intelligenza artificiale e di tutto il progresso che genera, “la dignità e la persona umana”.

L’interrogativo è: “Come possiamo fare in modo che questo progresso che forse rappresenta la rivoluzione più grande che ci troviamo ad affrontare, abbia un impatto positivo sulla nostra società?”.

Leonardo Cervera-Navas, segretario generale di “European Data Protection supervisor” (Foto Comece)

Prima di moderare il dibattito, Leonardo Cervera-Navas, segretario generale di “European Data Protection supervisor”, l’autorità di controllo indipendente dell’Unione Europea incaricata di tutelare i dati personali e la privacy, ha posto all’attenzione della platea soprattutto chi rimane ai margini e subisce i cambiamenti che inevitabilmente l’intelligenza artificiale impone nella società. Dalla questione delle grandi élites che gestiscono i grandi sistemi delle tecnologie più avanzate, alle trasformazioni che l’AI scatenerà nel mondo del lavoro. “Dobbiamo far sì che la loro voce venga ascoltata”, ha detto. “Non si tratta solo di una questione di regolamentazione e l’Europa è molto brava a creare regolamenti”. Cervera-Navas ha ricordato a questo proposito l’AI Act (Regolamento UE 2024/1689), il primo quadro normativo organico a livello globale che disciplina lo sviluppo, la commercializzazione e l’utilizzo dei sistemi di intelligenza artificiale all’interno dell’Unione Europea. Ma ha poi anche osservato:

“la regolamentazione non ha risposte a tutte le domande. In definitiva, serve anche una riflessione etica, capace di colmare le lacune che qualsiasi normativa inevitabilmente genera. Ecco perché la discussione di oggi è così importante”.

Mons. Paul Tighe, Segretario del Dicastero per la Cultura e l’Educazione della Santa Sede (Foto Comece)

“L’obiettivo principale del Papa è, a mio avviso, superare quel senso di inevitabilità” che può suscitare l’avvento dell’intelligenza artificiale, ha detto mons. Paul Tighe. “Molti di noi percepiscono l’AI come qualcosa di ineluttabile: il Papa, invece, afferma che non c’è nulla di inevitabile nell’AI e ci invita piuttosto a un impegno attivo, che chiama in causa le nostre diverse competenze, i nostri interessi e il nostro ruolo nella società”. Insomma, l’Enciclica è soprattutto un invito ad essere consapevoli di ciò che accade e a “restare non passivi ma vigili”. Si tratta – ha proseguito il rappresentante vaticano – di un lavoro di riflessione e dialogo che il Papa vuole il più “inclusivo” possibile, lasciando spazio non solo “alle solite voci o a quelle privilegiate in virtù di competenze tecniche, scientifiche o di influenza politica”.

Ma le voci anche di “coloro che non verranno mai ascoltati nel dibattito. Di coloro che, per molti versi, potrebbero essere vittime di qualcosa che viene loro imposto senza il loro consenso, se noi, come comunità umana, non agiremo con maggiore consapevolezza e intenzionalità”.

La “perfezione” offerta dalla tecnologia ha quindi osservato Tighe – consiste “nell’avere di più, nel farlo nel modo più efficiente e veloce possibile, nell’avere il controllo e la determinazione su tutto ciò che sta accadendo”. Il Papa però avverte che la soluzione esterna e meccanica non risolverà i nostri problemi e chiama “la grandezza degli esseri umani, la magnificenza dell’umanità”. “Perché – ha osservato Tighe – nonostante tutti i nostri difetti, tutte le nostre debolezze e fallimenti, gli esseri umani sono straordinariamente capaci di trascendere i propri limiti, di tendere la mano con amore e prendersi cura degli altri, di sacrificare i propri interessi a breve termine per costruire un futuro di armonia e pace, di speranza per tutti”.

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