Ue, scontro sul bilancio. Il Parlamento sfida gli Stati. Metsola: “Tagli inaccettabili”

Secondo l’Eurocamera, l’attuale proposta del Quadro finanziario pluriennale 2028-2034 mette a rischio 166 miliardi di potere d'acquisto, riducendo i fondi per ricerca, sicurezza, difesa e innovazione. I relatori al Sir: “Ventisette logiche nazionali non producono un buon bilancio comune”

(Photo European Union)

(Bruxelles) In un Consiglio europeo presentato come “complicato a causa delle tensioni internazionali” da fonti molto vicine alle discussioni, i ventisette leader dell’Unione si preparano a discutere del prossimo bilancio pluriennale 2028-2034. Il vertice di ottobre arriva a tre mesi dalla scadenza auspicata dal presidente Antonio Costa per trovare un accordo entro fine anno sulla cifra complessiva e passare, poi, alla definizione più tecnica dei vari capitoli di spesa. Gli Stati membri, però, appaiono spaccati tra “frugali” (guidati da Germania e Svezia) e “Amici della coesione” (gruppo di 17 Paesi di cui fa parte anche l’Italia). Oltre a conciliare le posizioni di chi chiede ulteriori tagli e chi, invece, spinge per salvaguardare politiche agricole e di coesione, il Parlamento europeo chiede da tempo un bilancio nominalmente maggiore rispetto alla proposta presentata a luglio 2025 dalla Commissione. È per questo che l’Aula, a cui spetta il definitivo via libera al bilancio, rigetta anche la “nego-box” presentata dalla presidenza di turno irlandese, cioè il documento di compromesso con cui provare a tenere insieme le richieste di entrambe le fazioni.

Metsola lancia l’avvertimento. “Non possiamo accordarci sulle ambizioni dell’Europa e poi tagliare i mezzi necessari per realizzarle”, ha dichiarato giovedì 15 ottobre, senza mezzi termini, la presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, intervenendo dal Consiglio a seguito dell’incontro con i leader. “Tagliare i finanziamenti per la protezione civile dopo l’estate che abbiamo vissuto, Horizon quando vogliamo un continente innovativo e competitivo, le infrastrutture strategiche e la difesa quando abbiamo una guerra alle porte: per noi tutto questo non è accettabile”. E mentre i Ventisette affrontano il tema del bilancio, Metsola ammonisce: “Non sottovalutate il Parlamento, perché non ci limiteremo semplicemente a ratificare una decisione del Consiglio”.

(Photo European Union)

Il Parlamento dice no. A margine dell’intervento della presidente Metsola, i relatori del Parlamento europeo Siegfried Mureșan (Popolari) e Carla Tavares (Socialisti e democratici) hanno commentato la situazione attuale sul bilancio a un ristretto gruppo di testate internazionali, tra cui era presente il Sir. “Se il Consiglio pensa che, una volta adottata la propria posizione, noi la accetteremo incondizionatamente e senza modifiche, questo non accadrà”, sostengono i relatori, riprendendo le dichiarazioni di Metsola. Il messaggio è chiaro: “Se le principali richieste del Parlamento non saranno incluse, non riusciremo a garantire una maggioranza assoluta”. Bocciatura totale, invece, per il compromesso avanzato dalla presidenza irlandese: “La proposta iniziale della Commissione era un bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto”, dice Mureșan, ritenendo invece la negotiating box di Dublino “un bicchiere completamente vuoto, che mantiene bassi i finanziamenti per agricoltura e coesione e riduce quelli per sicurezza, difesa e competitività”.

Tagli, lungo elenco. Un documento interno del Parlamento visionato dal Sir sintetizza l’entità dei tagli: riguardano soprattutto competitività, prosperità e sicurezza (−66,6 miliardi), Europa globale (−33,1 miliardi), modello sociale e qualità della vita (−32,2 miliardi), Fondo europeo per la competitività (−27 miliardi), Horizon Europe (−14,9 miliardi) e amministrazione (−9,2 miliardi), mentre agricoltura e coesione rimarrebbero quasi in linea con la proposta della Commissione, considerata comunque globalmente insufficiente. Il report rileva inoltre che l’aumento nominale previsto dalla proposta negoziale della presidenza irlandese non basterebbe a preservarne il valore reale.

I numeri aiutano a capire meglio:

la proposta di Dublino ammonta a 1.622 miliardi di euro a prezzi costanti 2025, inclusi 149,3 miliardi per il rimborso di NextGenerationEu. Cifre inferiori di 141 miliardi (-8%) rispetto alla proposta della Commissione, pari a 1.763,1 miliardi, e di 316,1 miliardi (-16,3%) rispetto alla posizione del Parlamento, che vale invece 1.938,2 miliardi.

I conti non tornano. Pur rappresentando un incremento nominale di circa 356 miliardi (+28%) rispetto all’attuale bilancio 2021–2027, il documento stima che tale incremento servirebbe essenzialmente a compensare inflazione, crescita economica e costi di rimborso del fondo NextGenerationEu. Tuttavia, per mantenere il potere d’acquisto del bilancio Ue ai livelli correnti, servirebbe un aumento complessivo stimato in circa 522 miliardi: 171 miliardi per recuperare la perdita di valore del quadro attuale, 202 miliardi per preservarne il valore nel prossimo settennato e 149 miliardi per il rimborso del piano di ripresa post-Covid. Ne deriva che il potere d’acquisto effettivo del bilancio proposto risulterebbe inferiore di 166 miliardi, ossia dell’11%, rispetto al bilancio attuale. Escludendo il rimborso NextGenerationEu, esso scenderebbe inoltre a circa l’1,02% del reddito nazionale lordo dell’Ue, contro l’1,11% previsto al momento dell’accordo sul bilancio 2021–2027.

Verso un vertice straordinario. La critica conclusiva, condivisa da Tavares e Mureșan, è che ogni Paese “vuole versare all’Europa il meno possibile e ricevere il più possibile”, contestando come “queste ventisette logiche nazionali non producono, da sole, un buon bilancio europeo”. Le conclusioni del Consiglio previste per venerdì 16 ottobre chiariranno la posizione dei leader europei in merito al prossimo bilancio pluriennale, mentre sullo sfondo incombe già il vertice straordinario indetto per fine novembre.

 

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