Ucraina. Viaggio tra gli autisti volontari che portano aiuti: “Noi non ci siamo abituati alla guerra”

Nel Paese purtroppo nelle ultime settimane arrivano sempre meno aiuti umanitari, nonostante la popolazione inizi a fare i conti con l’arrivo dell’inverno. “Noi non ci siamo abituati alla guerra. Non riusciamo a restare indifferenti di fronte alle sofferenze di chi sopravvive sotto ai continui bombardamenti”. A dirlo è Alberto Gatto, il presidente dell’associazione "Incontro", una delle più attive a Villa Guardia, in provincia di Como, nella raccolta di aiuti umanitari da spedire in Ucraina

Le immagini dei bombardamenti delle città ucraine scorrono ogni giorno sui nostri televisori. Spesso non ci facciamo più caso, non restiamo più colpiti come all’inizio del conflitto. In Ucraina purtroppo nelle ultime settimane arrivano sempre meno aiuti umanitari, nonostante la popolazione inizi a fare i conti con l’arrivo dell’inverno. “Noi non ci siamo abituati alla guerra. Non riusciamo a restare indifferenti di fronte alle sofferenze di chi sopravvive sotto ai continui bombardamenti”. A dirlo è Alberto Gatto, il presidente dell’associazione “Incontro”, una delle più attive a Villa Guardia, in provincia di Como, nella raccolta di aiuti umanitari da spedire in Ucraina. “In questi mesi abbiamo ricevuto donazioni da tutto il comasco. Ci hanno portato vestiti caldi, generi alimentari, di tutto. Ogni volta che abbiamo chiesto, la gente ha risposto con generosità”.

La parrocchia di Maccio (Co) è stata trasformata in un grande centro di raccolta. La chiesetta accanto al santuario della Santissima Trinità è piena di scatoloni, buste e pacchi. I volontari della Caritas parrocchiale stanno caricando quattro furgoni con cinque tonnellate di aiuti umanitari. “È la tredicesima missione che facciamo – spiega Franco Cappelletti, camionista in pensione, adesso uno degli autisti volontari -. Domani partiremo per Kharkiv, è la terza volta che andiamo lì. Arriveremo a circa trenta chilometri dalla Russia. Sono in pochi a spingersi sin lì perché i bombardamenti in quell’aerea sono molto intensi. Ma la gente a Kharkiv ha bisogno di tutto. Noi staremo lì due giorni. L’ultima volta che siamo andati abbiamo vissuto anche noi i momenti dei bombardamenti. Noi resteremo in città per poco, gli ucraini invece vivono in quelle condizioni giorno e notte. Sempre”.

“Sappiamo che ci stanno aspettando”, ci racconta Donato Lucarelli, anche lui autista volontario in questa missione umanitaria. E mentre parla della gente di Kharkiv si commuove. Si ferma qualche istante per non piangere e poi riprende: “L’ultima volta che siamo andati a Kharkiv, ad ottobre, abbiamo promesso – ad alcune famiglie che vivono in un palazzo bombardato – che gli avremmo portato i caloriferi. Domenica li avranno. La temperatura lì è già proibitiva, di notte arriva anche a meno cinque”. “Andiamo avanti solo per loro – continua Lucarelli – per le persone che hanno bisogno del nostro aiuto. Da febbraio, abbiamo messo da parte il nostro tempo libero: lavoriamo solo per le missioni umanitarie. Ne stiamo facendo una al mese. Le nostre famiglie ci stanno dando un grande supporto: stanno accettando senza riserve i nostri viaggi. Non sanno quanti giorni resteremo fuori, quando rientreremo. A volte, ci impieghiamo 5 o 6 giorni. Questa volta credo che ci metteremo di più perché di notte, sulla strada, c’è il ghiaccio”.

Marco Bernasconi è un consulente finanziario da pochi mesi in pensione, domani sarà alla guida di un dei furgoni, verso Kharkiv: “Quello che mi colpisce ogni volta è la solidarietà delle persone. Fino a ieri avevamo solo 3 mezzi. Oggi è venuto un artigiano di Cantù e mi ha prestato il suo furgone, addirittura con il pieno di benzina. Io gli ho detto che percorrerò qualcosa come seimila km, che gli ammortizzatori saranno sollecitati parecchio… ma lui mi ha risposto ringraziandomi. Una ditta ci ha regalato cinquecento kg di salumi, un’altra ci ha fatto avere sessanta chili di farina. Spero che la prossima volta possiamo portare anche cibo per neonati”.

I volontari si danno appuntamento alle 14 del giorno dopo. Ad accoglierli don Gigi, parroco di Villa Guardia. Prima di salire sui furgoni, tutti insieme recitano un Padre nostro e un’Ave Maria. Ci si saluta con gli occhi lucidi e con l’ansia di chi conosce il rischio a cui sta andando incontro. Il viaggio sarà lunghissimo: ventisei ore di guida senza sosta, al freddo, sotto alla neve. Attraverseranno tutta l’Ucraina tra le macerie di un Paese in ginocchio ma che resiste con coraggio. Porteranno la loro solidarietà di persona. Saranno i portavoce di chi, in Italia, non si è mai abituato alle immagini della guerra in tv.

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