Guerra in Ucraina. Mons. Dzyurakh: “Attenzione a mettere sullo stesso piano aggressore e vittima”

Parla mons. Bohdan Dzyurakh, esarca apostolico dei cattolici di rito bizantino di Germania e Scandinavia. “Ci fa molto male quando si mette sullo stesso piano l’aggressore e la vittima. No, noi non volevamo questa guerra e non la vogliamo adesso. Vogliamo la pace ma la pace che vogliamo, non è la distruzione del nostro essere ma il ristabilimento della giustizia”. E su Putin e Zelensky dice: “Non parlerei di due leader. C’è il leader di uno Stato aggressore che fa tremare tutto il mondo e c’è un leader scelto democraticamente dal popolo ucraino che in queste drammatiche circostanze sta cercando di difendere il proprio popolo, la propria dignità e l’esistenza stessa dello Stato ucraino”

(Foto Redazione Sir)

“È una tragedia che perdura da 8 anni, molto spesso ignorata e dimenticata. Ci siamo svegliati il 24 febbraio nella crudeltà di una invasione che ha mostrato la faccia terribile dell’aggressore. Odio e violenza in questi anni hanno contagiato le coscienze e le menti della popolazione russa e questa propaganda oggi si è incarnata in una invasione aperta, non più ibrida, contro un popolo che per aspirazione e valori, si sente europeo”. Mons. Bohdan Dzyurakh, esarca apostolico dei cattolici di rito bizantino di Germania e Scandinavia, sceglie accuratamente le parole per spiegare cosa sta succedendo in terra ucraina. A margine delle Giornate sociali cattoliche europee che si stanno svolgendo a Bratislava, gli abbiamo chiesto se ci sono ancora i margini necessari e possibili per un confronto diretto tra il presidente russo Vladimir Putin e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. “Non parlerei di due leader”, interviene subito il vescovo Dzyurakh. “C’è il leader di uno Stato aggressore che fa tremare tutto il mondo e c’è un leader scelto democraticamente dal popolo ucraino che in queste drammatiche circostanze sta cercando di difendere il proprio popolo, la propria dignità e l’esistenza stessa dello Stato Ucraino”.

 Quindi sta dicendo che non c’è margine?

Quello che voglio dire è che dobbiamo stare attenti e che ci fa molto male quando si mette sullo stesso piano l’aggressore e la vittima. No, noi non volevamo questa guerra e non la vogliamo adesso. Vogliamo la pace ma la pace che vogliamo, non è la distruzione del nostro essere ma il ristabilimento della giustizia.

E come si stabilisce questa “giustizia”?

Diceva San Giovanni Paolo II, che non esiste la pace senza giustizia e non esiste la giustizia senza il perdono. Per questo adesso si deve cercare di costruire una pace giusta, che significa innanzitutto fermare questo massacro di innocenti come chiede la comunità internazionale e come grida il Santo Padre Francesco, e far rispettare il cessate il fuoco. Poi si possono cominciare le trattative. Ma le trattative si fanno con chi vuole la pace. Mi sembra che Putin non voleva la pace fin dall’inizio. Lui voleva la guerra e purtroppo viene sostenuto dal popolo russo, come conseguenza di una propaganda fortissima che ha raggiunto le coscienze e le menti. La propaganda è un’arma fortissima, non meno distruttiva delle armi nucleari e convenzionali.

Ma se il presidente Zelensky non fa un passo indietro, il rischio è che l’Ucraina consegni tutta l’Europa alla terza guerra mondiale e ad una guerra nucleare. C’è spazio per la pace?

C’è sempre spazio per la pace quando c’è anche la disponibilità da entrambi le parti. È una illusione di tanti europei credere che il regime putiniano si possa fermare ad un certo punto. L’aggressione e l’odio non si accontentano mai, saranno sempre più esigenti. Questo è il punto: sono 8 anni, anche subito dopo l’annessione della Crimea, che abbiamo gridato: fermate l’aggressore! Ma l’Europa non ci ha ascoltato ed ha continuato a fare affari con chi ci stava aggredendo. Lo ha fatto crescere e cosa abbiamo raggiunto? La guerra.

Cosa si aspetta allora dai politici?

Non sono un politico e non spetta a me dire cosa devono fare i politici, dal presidente Zelensky alla comunità internazionale. Ma qui vediamo una certa impotenza di quelli che hanno la responsabilità della pace del mondo che non sono riusciti a fare un’analisi ben precisa delle cause e ad agire conseguentemente e non per accontentare quello che non si può accontentare ma solo fermare.

Di fronte a questa impasse, lei e il popolo ucraino in cosa sperate?

Io vedo tre segnali di speranza. La nostra prima speranza, come persone di fede, è in Cristo Risorto che ha vinto le forze diaboliche dell’inferno e quindi anche l’inferno del massacro e della propaganda dell’odio. Noi crediamo che l’ultima parola, anche in questa vicenda, non saranno né odio, né aggressione, né guerra ma sarà Cristo Risorto. La seconda speranza è la solidarietà stupenda, immensa, capillare, in tutto il mondo che abbiamo visto levarsi per il popolo ucraino. Questo mostra che la gente ha ben chiara la verità, riconosce chi è la vittima e chi l’aggressore e agisce in modo generoso. È il segno che l’Europa non ha perso la sua anima cristiana. L’altra speranza sono tutti i nostri uomini, le donne, i nostri volontari che stanno difendendo l’Ucraina, la nostra dignità e il nostro futuro con sacrificio.

Un appello ai leader politici lo vuole lanciare?

Fermate la guerra, perché la guerra non si vince. Come diceva san Giovanni Paolo II, la guerra è sempre una sconfitta per l’umanità. Facciamo di tutto per salvare e ristabilire la pace.

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