La missione oggi parla sempre più europeo. “Quando un tempo si parlava di missione la gente pensava subito all’Africa o ai Paesi extraeuropei. Ma oggi sappiamo che l’opera più urgente è la rievangelizzazione dell’Europa secolarizzata”, dice al Sir don Egidio Todeschini, coordinatore delle Missioni cattoliche di lingua italiana in Svizzera nella Giornata Missionaria Mondiale, che la Chiesa celebra oggi : “una missione che passa anche attraverso l’accompagnamento degli emigrati italiani che continuano a lasciare il Paese”. In Svizzera vivono oggi oltre 600mila cittadini italiani. Accanto alle storiche comunità nate negli anni Cinquanta e Sessanta, si registra una presenza crescente di giovani professionisti e laureati. “Tanti sono ancora quelli di prima generazione, molti sono di seconda o terza generazione, figli di quelli arrivati negli anni 50/60. Ma ce ne sono molti arrivati da poco, anche laureati che cercano un futuro che non sempre l’Italia è in grado di offrire”. Di fronte a questa realtà, le 42 Missioni cattoliche italiane presenti nel Paese continuano a rappresentare un importante punto di riferimento ecclesiale. “Ancora oggi – afferma don Todeschini – il compito specifico delle Mci è quello di favorire la vita religiosa dei migranti, in particolar modo dei cattolici, stimolando percorsi e strumenti di evangelizzazione e catechesi”. Una presenza che oggi si sviluppa sempre più in collaborazione con le diocesi locali: “Non un lavoro in parallelo alle parrocchie ma in tandem, dove sacerdoti e fedeli emigrati contribuiscono al progresso della comunità”. Per don Todeschini si assiste inoltre al passaggio dalla “cura dei migranti” alla “missione dei migranti”, perché “la grammatica della cura esige di maturare in una grammatica della reciprocità: accogliersi, comprendersi, riconoscersi, amarsi. Così gli emigrati, oltre che destinatari della cura pastorale, diventano protagonisti, membra vive dell’unico corpo di Cristo e corresponsabili della missione”.

Foto Mci Svizzera
Anche in Belgio il fenomeno migratorio ha cambiato profondamente volto. Don Claudio Visconti, responsabile della Missione cattolica italiana di Bruxelles, ricorda che “le missioni furono un’invenzione geniale della Chiesa nei primi decenni del secolo scorso”. Nate per accompagnare gli emigrati italiani, offrivano sostegno religioso, umano e sociale. “La Chiesa voleva rendersi vicina a tutti i suoi figli e perciò anche ai suoi figli migranti”, spiega al Sir. Oggi però i protagonisti della mobilità sono soprattutto giovani qualificati che si spostano nelle grandi città europee e nei centri delle istituzioni internazionali. “Oggi la migrazione è estremamente individuale e spesso i migranti sono giovani, soprattutto giovani laureati, che si spostano da soli”. Per questo, osserva il sacerdote, “più che giovani migranti possiamo parlare di giovani in mobilità”. La sfida pastorale consiste quindi nel trovare nuove modalità di vicinanza e accompagnamento per una generazione che vive l’esperienza migratoria in forme molto diverse rispetto al passato.
Sul valore ecclesiale delle Missioni insiste anche don Pasquale Avena, coordinatore nazionale delle Missioni cattoliche italiane in Francia, dove vivono circa mezzo milione di connazionali. “Nella Chiesa non si deve parlare di ‘integrazione’, ma di ‘comunione’. La vera unità passa per il rispetto di ogni persona, nella sua cultura, nella sua storia, nella sua vita”. Per don Avena nella Chiesa locale come Missioni Cattoliche Italiane “abbiamo una vocazione specifica. Siamo migliaia di Italiani. Con altri tanti migranti venuti da tutti i continenti viviamo una universalità che diventa il vero volto della Chiesa”. Una realtà che aiuta a comprendere come “non esiste una Chiesa francese o una Chiesa italiana, ma una Chiesa Universale che è in Francia, in Italia o in altri paesi o continenti”. In un’Europa segnata da forti cambiamenti culturali e sociali, le Missioni cattoliche italiane sono chiamate dunque a rinnovare il loro ruolo: non soltanto luoghi di accoglienza per i connazionali, ma laboratori di evangelizzazione, comunione e corresponsabilità ecclesiale. Una presenza che continua a ricordare come la missione non sia soltanto verso terre lontane, ma anche nel cuore del continente europeo.

