Leone XIV operato, la parrocchia di Sant’Anna prega per lui. Padre Millardi: “Mostrare quel lato sofferente ci rende più vicini”

Il parroco agostiniano, confratello del Papa, racconta la messa e il rosario offerti ogni giorno dalla comunità per il pontefice e la vicinanza silenziosa di credenti e non credenti: “Vuol dire che è amato”

(Foto SIR)

L’annuncio dell’intervento, dato da Leone XIV al termine dell’Angelus di domenica 11 ottobre, “ha colto tutti di sorpresa e subito ci siamo chiesti quanto fosse grave. Abbiamo fatto quello che ogni cristiano farebbe se qualcuno a cui si vuole bene è malato: pregare per lui e sperare in una rapida guarigione”. C’è una semplicità disarmante nelle parole di padre Mario Millardi, agostiniano come il Papa e dal 2019 parroco della parrocchia pontificia di Sant’Anna in Vaticano. Una semplicità che si accompagna a una serenità autentica, quella di chi, davanti alla fragilità umana, non cerca risposte complicate ma si affida alla forza silenziosa della preghiera.
Leone XIV è stato operato martedì 13 ottobre al Policlinico Gemelli per la rimozione di un nodulo al polmone. L’intervento, ha comunicato la Sala stampa della Santa Sede, si è concluso positivamente e il bollettino medico di oggi parla di un “costante miglioramento delle condizioni generali”.
Proprio nella vulnerabilità che accomuna tutti, la fede apre uno spazio alla speranza. Padre Mario lo racconta con parole essenziali: “Non possiamo fare molto, ma quello che possiamo fare come comunità lo facciamo: ogni giorno offriamo la messa e preghiamo il rosario per il Santo Padre”.
Una preghiera che ha unito credenti e non credenti. “Vuol dire che è amato: hanno capito che è una persona buona, semplice, che ama la Chiesa, e quindi lo accompagnano silenziosamente in questo momento”, osserva il religioso, che con la comunità agostiniana aveva condiviso la gioia e l’emozione per l’elezione al soglio pontificio di un confratello.

(Foto SIR)

“Ha colpito molto anche la serenità con cui il Santo Padre ha dato l’annuncio”, aggiunge. “Non sempre chi ha ruoli istituzionali parla così apertamente di problemi di salute”.
È una Chiesa che sa comunicare anche attraverso i segni, i gesti e le parole dei suoi pastori. Talvolta persino attraverso il silenzio e la sofferenza. Una strada che richiama la testimonianza di san Giovanni Paolo II, capace di fare della malattia, della vecchiaia e del dolore fisico una dimensione pubblica e spirituale del proprio ministero.
Una sensibilità in continuità con il desiderio, più volte espresso da papa Francesco, di una Chiesa aperta, vicina alle persone e alle loro ferite. “Una Chiesa più attenta e che condivide ciò che accade. Mostrare quel lato sofferente ci rende più vicini come uomini e donne, perché ci accomuna tutti”, sottolinea padre Mario.
La prova del corpo interroga, tocca le nostre certezze e talvolta scomoda le nostre vite. Ma padre Mario, con molta semplicità, riconduce tutto all’essenziale: “Quello che possiamo fare quando questo avviene è pregare per quella persona perché non soffra e superi il momento della prova, come stiamo facendo ora per Leone XIV”.

Altri articoli in Chiesa

Chiesa