“L’intelligenza artificiale può essere uno strumento, ma non deve dominare né sostituire la nostra umanità”. Douglas Fahleson, irlandese, critico cinematografico, è il nuovo presidente di Signis Europa – l’associazione che riunisce i professionisti cattolici della comunicazione nel continente – per il quadriennio 2026-2030. Eletto durante l’assemblea generale di Roma, che ha visto la partecipazione di delegati di dieci Paesi europei e ha messo al centro i temi dell’intelligenza artificiale, dell’educazione ai media e del giornalismo, al suo secondo mandato affronta la sfida di rilanciare Signis in un tempo di calo della pratica religiosa e di rapida trasformazione digitale. Parla del rapporto tra fede e nuove generazioni e della custodia dell’umano nell’era dell’IA, richiamata dall’enciclica Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV.

(Foto SIR)
Quali sono le principali sfide per una rete internazionale di media cattolici?
All’udienza generale con il Papa, ascoltando le lingue che si alternavano al microfono – tedesco, italiano, francese, spagnolo, inglese, arabo, cinese – mi sono commosso: ci si rende conto di far parte di un corpo più grande che si muove all’unisono verso Dio. Avevamo tutti un’unica fede. Eppure
oggi c’è una sinfonia di comunicazioni che compete per l’attenzione.
Digitale, radiotelevisione, podcasting, cinema, giornalismo: tutte queste forme, quando nascono da una prospettiva cattolica, si trovano in concorrenza tra loro. Credo però che Papa Leone abbia la visione di ricondurci a comunicare in modo unitario. Il primo passo è la consapevolezza di chi siamo, usando il mezzo giusto al momento giusto.
Tra i campi in cui Signis opera, quale va rafforzato con più urgenza?
L’educazione ai media, senza dubbio. Viaggiando, mi conforta vedere il ritorno alla fede da parte dei giovani: ragazzi tra la fine dell’adolescenza e i vent’anni che cercano un senso, consapevoli che c’è qualcosa che trascende l’attività commerciale. In un certo senso sono loro a insegnare a noi dove cercano le informazioni: dobbiamo ascoltarli, aiutarli a riconoscere le distorsioni con cui i media spesso comunicano, e al tempo stesso predisporre alcune protezioni.
Come può Signis aiutare i giovani a vivere i media come luoghi di apprendimento, non solo di consumo?
Promuovendo laboratori e convegni che aiutino a capire come funzionano i media e a distinguere le forme costruttive da quelle distruttive. L’uso dei social può danneggiare la salute mentale delle giovani generazioni, sottraendo tempo a forme di apprendimento più durature. Ho però visto segnali incoraggianti:
giovani che si appassionano a podcast in forma lunga, dove fede, Chiesa e Dio vengono discussi in profondità.
Ho visto ragazzi realizzare video bellissimi sulla propria esperienza di fede e condividerli online. Me ne sento incoraggiato. La Chiesa e Signis lo hanno collocato al centro delle proprie priorità comunicative, perché presto saranno questi ragazzi a guidare il mondo.
Quale atteggiamento dovrebbe avere la comunicazione cattolica verso l’IA, alla luce dell’enciclica Magnifica humanitas?
È importante che la Chiesa e Signis facciano parte della conversazione, per imparare e restare aggiornati. Come ci ricorda l’enciclica, occorre mantenere l’uomo al centro in un mondo digitale in cui l’IA diventa sempre più dominante. Può essere uno strumento produttivo, ma non deve sostituire la nostra umanità: è qui che, come cattolici, ci troviamo d’accordo. Prendiamo le mosse dal Vaticano, dal Papa, e questa enciclica è stata estremamente utile per orientare Signis. Siamo ancora all’inizio: tutti cercano di capire dove ci porterà l’IA, e proviamo a stabilire dove tracciare il confine. Il consenso è sul comprendere come usarla in modo positivo e dove invece occorra vigilare.
Quali obiettivi concreti si è dato per i prossimi quattro anni?
Lasciare Signis Europa in una condizione migliore di quella in cui l’abbiamo trovata. Come la Chiesa, anche Signis ha attraversato un periodo difficile: il calo della partecipazione alla vita ecclesiale incide sulla comunicazione e sulle finanze, a cui si aggiungono le ferite legate agli abusi.
A livello mondiale, Signis ha bisogno di riformare la propria missione e rimotivarla su scala globale: parte di tutto ciò si era forse perduta.
Stiamo rielaborando che cosa significhi davvero essere membri di Signis. Siamo un corpo di comunicatori cattolici, ed è importante ricordare che “cattolico”, con la lettera minuscola, indica l’umanità universale che tutti condividiamo, accanto al “Cattolico” con la maiuscola, che è la nostra fede particolare.
E sul piano operativo, qual è il contributo specifico della regione europea?
In Europa concentriamo la maggior parte dei festival cinematografici: continueremo a offrire giurati – critici, persone di formazione artistica, docenti di teologia – per le circa 25 manifestazioni a cui partecipiamo, con giurie proprie o ecumeniche insieme a Interfilm. Abbiamo poi Belief on Screen, festival europeo della televisione religiosa, spirituale ed etica organizzato con la Wacc: quest’anno sarà a settembre a Copenaghen. Vorremmo che fosse proprio Signis Europa ad aiutare a ridefinire la missione di Signis, almeno nella nostra regione, se non per il mondo intero.

