(da Pavia) Dopo la visita, nell’ottobre scorso, del presidente Mattarella, il Cnao di Pavia, un’eccellenza sanitaria mondiale per la cura dei tumori “difficili” o considerati inoperabili, accoglierà domani un altro illustre ospite: Papa Leone, che ha scelto di iniziare la sua visita pastorale a Pavia da un luogo “laico” che ha al centro la cura e la ricerca a servizio dei più fragili. A cominciare dai bambini del reparto di oncologia pediatrica, per i quali il Cnao non è solo un luogo dove effettuare le terapie salvavita, ma anche il posto dove oltre ai medici e al personale del centro possono trovare insegnanti tutti per loro, per non rimanere indietro con i programmi scolastici, e volontari armati muniti di un’immancabile sorriso a disposizione per attività ludiche e ricreative.
Prima i bambini. I genitori di Maia, ad esempio, 4 anni, sono partiti dalla Romania pur di poter vedere il Papa. E sarà un’altra bimba, Sofia, a consegnare al Santo Padre il dono che hanno preparato per lui i più piccoli: un cuore rosso con tanti pezzettini delle loro magliette e un libro con dedica che contiene tutti i loro pensieri per il Papa. “Gli porgeremo anche una Bibbia da fargli firmare come ricordo di questa giornata storica”, ci dice il presidente del Cnao, Gianluca Vago, che sarà il primo, insieme al direttore generale, ad accogliere Leone al suo ingresso. Poi il Papa incontrerà i dipendenti della struttura con i loro figli, i membri del Consiglio di indirizzo, le autorità sanitarie di Pavia, i due rettori delle Università e rappresentanti della Protezione Civile ed entrerà all’interno, “dove gli racconteremo chi siamo e cosa facciamo, attraverso alcuni pannelli che gli mostreranno come funziona il nostro sincotrone”, un sofisticato acceleratore di particelle a forma di anello, lungo 80 metri e dal diametro di 25, simile in piccolo a quello del Cern di Ginevra.

(Foto CNAO)
La sfera della cura. Il dono istituzionale al Santo Padre sarà un’opera dello scultore Fabio Lissi, “Il segno della cura”, che vuole rappresentare “la capacità dell’essere umano di trasformare la conoscenza in speranza”. Al centro della composizione, la cui struttura esterna riprende fedelmente il logo del Cnao, il percorso stesso delle particelle all’interno del sincrotone, con una sfera sospesa attorniata di un sistema di quattro orbite che, attraverso la riflessione della luce, generano una croce che emerge naturalmente dal centro dell’opera e diventa il punto di incontro simbolico tra la dimensione spirituale e quella scientifica, tra la ricerca della conoscenza e la ricerca del bene dell’uomo. Tra le curiosità: la sfera centrale presenta una particolare incisione ispirata alle cuciture di una pallina da tennis, omaggio anche ad un papa tennista che ama questo sport.
Cura e ricerca. Al piano terra, infine, l’incontro con dieci bambini e i loro familiari, quaranta persone in tutto, in rappresentanza dei 300 piccoli malati oncologici che sono stati curati qui dal 2011 ad oggi, quando il Cnao, nato del 2001 su iniziativa del Ministero della salute, è diventato operativo ospitando i primi pazienti. Da allora, sono 6mila le persone (tra cui appunto 300 bambini) che hanno usufruito di queste cure di avanguardia. Nato nel 2001 su iniziativa del Ministero della Salute e operativo dal 2011, il Cnao è oggi l’unico centro in Italia e uno degli otto al mondo a effettuare adroterapia, una forma avanzata di radioterapia che, invece dei raggi X, impiega fasci di particelle subatomiche dette “adroni”, accelerate quasi alla velocità della luce, per colpire con estrema precisione le cellule tumorali, risparmiando i tessuti sani circostanti. Il binomio cura e ricerca è alla base di tutta l’attività della struttura, ma quello che più colpisce immediatamente, visitandolo, è l’alto tasso di umanità di tutte le persone che ci lavorano: medici, ricercatori, volontari, il clima di famiglia è palpabile e l’atmosfera che si respira è di assoluta serenità. “Ci teniamo a mostrare al Papa che ha invocato fin dall’inizio del pontificato una pace disarmata e disarmante che è possibile un uso pacifico dell’energia nucleare, a servizio della vita e non della morte”, ci rivela il direttore del Cnao, che non nasconde la gioia per l’evento di domani. Dopo il completamento di un secondo edificio di 4mila metri quadrati, grazie al progetto di espansione attualmente in corso, che amplierà la struttura e la doterà di ulteriori tecnologie all’avanguardia, il Cnao si appresta a diventare uno dei più completi centri al mondo per il trattamento di neoplasie complesse.

(Foto CNAO)
La storia di Andrea. “Sono stato un malato di cancro”. Non è stato facile ammetterlo, per Andrea Panariello, paziente del Cnao ormai guarito. Per lui ci sono voluti dodici anni per riuscire a parlare della sua malattia, decidendo anche di fare un video per aiutare tutti quelli che si sono trovati, o si trovano ad affrontare, situazioni simili alla sua. A 33 anni, al culmine di una vita sana e da sportivo, arriva una prima una diagnosi benigna, rivelatosi errata, di condroma e poi quella di condrosarcoma di terzo grado, molto più aggressivo. Dopo la prima diagnosi, Andrea ha subito una prima operazione e il suo unico obiettivo era quello di rimettersi subito in piedi per poter continuare la sua promettente carriera. Ma dopo l’esito della biopsia e l’arrivo della seconda diagnosi tutto è cambiato. “Ricordo ancora quella giornata”, ci racconta: “trovai tutta mia famiglia, c’era un silenzio sordo, e solo allora ho realizzato di essere malato di cancro. Dopo la diagnosi la mia vita si è sconvolta, vedevo tutto in un’altra prospettiva. Avrei dovuto affrontare un altro intervento molto più invasivo, ma per fortuna alcuni medici mi palarono del Cnao, e ho voluto credere all’opportunità di essere curato da un’eccellenza, sia pure in una fase allora ancora sperimentale. Mi hanno accolto con molta umanità, era come sentirsi a casa, in famiglia. Anche loro, come la mia famiglia, non mi hanno mai abbandonato, e questo è stato molto importante”. Quando è arrivato al Cnao, l’unico armadietto libero era il numero 17. Non lo voleva nessuno. Lui l’ha preso, e da allora il 17 è diventato il suo numero portafortuna.

