La pace e la sicurezza non vengono “dalle armi e dai muri”, ma da due parole – riconciliazione e cooperazione – che richiedono di mettere da parte la “cultura dello scontro”, le polarizzazioni e le ideologie preconfezionate. Nel suo primo viaggio apostolico in uno Stato dell’Unione Europea, dove arriva quindici anni dopo Benedetto XVI, Leone XIV parla ad un popolo, quello spagnolo, “pieno di passione, che ama la vita e lo manifesta”, ma si rivolge fin da subito ad un intero continente, chiamato a
“favorire il processo di unione europea, non in contrapposizione ad altre potenze, ma come dono per l’intera famiglia umana”.
Perché “il nostro tempo, che in superficie è sconvolto da terribili squilibri e conflitti, più profondamente chiama alla pace, a una nuova conoscenza della persona umana e della sua inviolabile dignità, alla civiltà dell’amore”. E’ una vera e propria “road map”, sulla scorta della Magnifica humanitas, quella indicata dal Papa dal Palazzo Reale di Madrid, davanti alle autorità, alla società civile e al Corpo diplomatico, dopo l’incontro con i Reali e c0n il premier Sanchez: “Evitiamo parole che umiliano o contrappongono. Scegliamo la chiarezza che illumina e la franchezza che apre vie. Non benediciamo entusiasmi ingenui, non alimentiamo paure sterili. Piuttosto, indichiamo criteri di discernimento – dignità della persona, destinazione universale dei beni, opzione per i poveri, cura della Casa comune, pace – e traduciamoli in prassi: progettazione responsabile, valutazioni d’impatto umano e sociale, inclusione dei più fragili, alfabetizzazione digitale, ricerca e industria orientate alla giustizia e alla pace”. A fare da sfondo al suo primo discorso, l’apostolo Giacomo, i due grandi santi mistici spagnoli – Giovanni della Croce e Teresa D’Avila – e Sant’Ignazio di Lojola.
“Non la cultura dello scontro, ma quella dell’incontro genera stabilità e prosperità”,
ha ribadito il Papa: “Vengo tra voi a confermare, incoraggiare, ispirare una rinnovata fedeltà dei credenti al Vangelo e una più profonda riconciliazione e cooperazione fra le diverse anime di questa nazione”, il riferimento all’attuale situazione del Paese. “Il messaggio della pace, che in questi tempi, purtroppo, risuona per alcuni ingenuo, per altri provocatorio, trova accoglienza in chi non si chiude in ideologie preconfezionate ma si apre alla verità”, il monito di Leone, che citando Papa Francesco ha sottolineato che “la realtà è superiore all’idea”, definendo “fondamentale” il dialogo.
L’esempio da seguire è la “mistica dagli occhi aperti” di Giovanni della Croce e Teresa d’Avila.
Per il primo, la notte è di aiuto “nell’interpretare le trasformazioni e nel reggere le tensioni che rendono così buia la nostra epoca”. Dalla seconda, impariamo a percorrere l’itinerario del castello interiore, “avanzando di stanza in stanza fino al punto in cui, nella coscienza, giustizia e pace si abbracciano”.
“Abbandonare le narrazioni divisive e polarizzanti della vostra realtà sociale e della sua storia,
per passare dalle sterili semplificazioni all’apprezzamento fecondo della complessità”, l’appello: “È il dono che il Vecchio Continente può fare al mondo se vuole rimanere giovane, come giovane è chi sente di avere un futuro e una missione che interpellano ancora”. “Apprezzare la complessità e studiarla, imparare a non negarla e ad abitarla come benedizione,
rifuggire quegli approcci identitari che sembrano rendere tutto chiaro, ma popolano il mondo di fantasmi e di nemici:
ecco il compito di chi ha una grande storia alle spalle”, la consegna per la Spagna e l’Europa.
“Le nuove tecnologie sono divenute un ambiente artificiale in cui le nostre opzioni fondamentali sono messe alla prova: al suo interno i pregiudizi si esasperano, il pensiero critico si affievolisce, interessi prepotenti seminano pulsioni di morte”, l’affermazione che sviluppa uno dei temi portanti della Magnifica humanitas: “Occorre, specialmente da parte di chi ha responsabilità economiche, politiche e istituzionali, un salto di qualità, un’inversione di rotta negli investimenti su scuola, università e ricerca, sulle comunità locali e sulla società civile come vivaio di partecipazione e di mediazione culturale”. Il dialogo, prima di tutto, come quello intessuto dalla Spagna con l’Islam: “è la verità che raccontano le città europee, la loro stratificazione storica, il tessuto di solidarietà che nei secoli ha composto le loro differenze, trasformando gli inevitabili conflitti in punti di ripartenza”.
“Siate umani!”,
la missione affidata ai giovani nella Veglia di preghiera a Plaza de Lima, primo bagno di folla del viaggio: “Davanti al vuoto dell’indifferenza e del qualunquismo, davanti alla violenza della guerra e della menzogna, siate voi stessi scintilla di un’umanità nuova. Siate missionari del Vangelo davanti alle povertà materiali e spirituali del nostro tempo”. Nel pomeriggio, la visita al progetto sociale “Cedia 24 horas”, che accoglie 2.500 persone senza fissa dimora. No a “ideologie mondane”, “non possiamo dimenticare i poveri”.

