X Incontro mondiale delle famiglie. Mons. Gervasi (diocesi di Roma): “Il terreno è fertile, continuiamo a seminare”

Il vescovo delegato per la Pastorale familiare della diocesi di Roma, fa un bilancio del meeting svoltosi in Vaticano. “Vogliamo annunciare il Vangelo con gentilezza e con gioia. C'è tanto da camminare e da mostrare che il Signore è alla porta e bussa e c’è bisogno che qualcuno della famiglia apra”

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

“Accompagnate chi è più fragile, fatevi carico di chi è solo, rifugiato, abbandonato. Siate il seme di un mondo più fraterno. Siate famiglie dal cuore grande. Siate il volto accogliente della Chiesa”. Il mandato missionario alle famiglie, letto in piazza San Pietro da Papa Francesco al termine della Messa celebrata sabato 25 giugno, ha rappresentato il momento culmine del X Incontro mondiale delle famiglie sul tema “L’amore familiare: vocazione e via di santità”, svoltosi nei giorni scorsi in Vaticano. Organizzato dal dicastero per i Laici, la famiglia e la vita e dalla diocesi di Roma, il meeting ha visto nella Capitale oltre duemila delegati delle Conferenze episcopali provenienti da 120 Paesi. In attesa del prossimo raduno delle famiglie, che si terrà sempre a Roma in occasione del Giubileo 2025, mons. Dario Gervasi, delegato per la Pastorale familiare della diocesi di Roma, fa il resoconto dell’Incontro.

Qual è il bilancio?
Un bilancio più che positivo. Vedo quest’Incontro mondiale delle famiglie un po’ come una semina. Ha sparso tantissimi semi evangelici e spunti di riflessione attraverso il Festival delle famiglie, che ha dato il via all’evento, e alle decine di testimonianze ascoltate durante i lavori del Congresso teologico pastorale. Ci hanno veramente arricchito. Anche l’incontro fra i delegati e le parrocchie romane è stato un momento di grazia. Ho parlato con tanti parroci che hanno ospitato i gruppi ed erano molto contenti, edificati dalle riflessioni dei delegati i quali, a loro volta, sono stati molto felici di aver potuto visitare le nostre parrocchie. Emozionante la Messa con la presenza di Papa Francesco, il quale ci invita a continuare sulla strada della pastorale familiare alla luce di “Amoris laetitia”. Quello di oggi è solo un arrivederci. C’è stata una grande collaborazione tra dicastero e diocesi, ringrazio tutti coloro che hanno curato l’evento. Ora andiamo avanti con il mandato missionario che Papa Francesco ha consegnato con lo spirito di camminare insieme alle famiglie, e che le famiglie possano essere lo strumento per cucire quella trama ecclesiale e sociale con la loro carica di umanità e di fede. Lo spirito è proprio quello di mettersi in moto.

Leggendo il testo del mandato, alla luce di questa società complessa e confusa, come l’ha definita il Papa durante la Messa, fa venire in mente l’invio dei settantadue discepoli mandati da Gesù davanti a sé “come agnelli in mezzo a lupi”.
Sì, un po’ questo è vero, non è più come prima. Anni fa era molto più facile testimoniare il cristianesimo in una società dove la maggior parte aveva un’infarinatura del Vangelo. Adesso è più difficile, ma quello che noi vogliamo fare è annunciare il Vangelo con gentilezza e con gioia. Siamo in una società che a volte rema contro la famiglia, però è anche vero che molta dell’ostilità che si è creata fra una parte della società odierna e la famiglia così come la concepiamo noi cristiani è dovuta più a una incomprensione. Credo che vedere e sentire il sapore di una famiglia cristiana bella, attiri moltissimo e risolva tanti problemi da sé.

Provvidenzialmente il X Incontro mondiale delle famiglie si è incanalato nel cammino pastorale della diocesi di Roma sull’ascoltare con il cuore “il grido della città” e nel cammino sinodale diocesano. In preparazione del meeting, inoltre, lei ha incontrato tante famiglie: quali le preoccupazioni, le criticità, le problematiche?
Da una parte si fa un po’ di fatica a coinvolgere le famiglie ma allo stesso tempo, dall’altra, c’è il grande desiderio di molte famiglie di essere coinvolte. Abbiamo notato che c’è un po’ una disgregazione anche all’interno del tessuto ecclesiale. C’è un gruppo molto partecipe e c’è un’altra realtà di famiglie che credo aspettino solo di essere coinvolte. Poi ci sono anche quelle che forse vorrebbero scoprire questa rete evangelica di famiglie che è la Chiesa. C’è tanto terreno fertile e tanto da camminare insieme. La semina, che attende poi il raccolto, continua senz’altro fino al Giubileo del 2025 e poi andrà ancora avanti. Molto bella l’espressione, usata dal Papa ieri, della Chiesa che è una famiglia fatta di famiglie. Stando a contatto con i delegati delle Conferenze episcopali e con le tante famiglie che si sono proposte volontariamente per la buona riuscita dell’Incontro, in questi giorni ho veramente sentito l’atmosfera della Chiesa domestica, della presenza di Gesù feriale, che poi è quella più forte, più consistente. Di Gesù che è vicino anche alle piccole difficoltà delle famiglie. Bisogna aprirgli le porte però, e dove non si aprono le porte, il Signore attende, è molto discreto. C’è tanto da camminare e da mostrare che il Signore è alla porta e bussa e c’è bisogno che qualcuno della famiglia apra.

Cosa porta con sé di questa esperienza?
Tanto entusiasmo e voglia di servire le famiglie, così come ho iniziato a fare, con la certezza che le famiglie sosterranno anche me.

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