“Orchestriamo la fraternità”: ragazzi missionari con uno sguardo mondiale

Il 6 gennaio si svolge, come da tradizione, la Giornata missionaria dei ragazzi. L'intento è sensibilizzare i bambini a scoprire un particolare aspetto dell’identità missionaria e a viverlo in prima persona, aiutati dalle rispettive comunità parrocchiali. Don Bersano: "diretti dal maestro Gesù, che è il nostro riferimento, possiamo offrire, con il contributo di tutti, la pace per ogni popolo". Disponibili materiali e strumenti di animazione, fra i quali la rivista "Il Ponte d'Oro"

(foto Fondazione Missio)

“Orchestriamo la fraternità” è lo slogan della Giornata missionaria dei ragazzi (Gmr) in calendario per il 6 gennaio, solennità dell’Epifania. Organizzata da Missio Ragazzi, settore della Fondazione Missio che si occupa dell’animazione missionaria dei più piccoli, la Gmr viene proposta ogni anno dal 1951, quando fu celebrata per la prima volta per volontà di papa Pio XII che dette vita alla “Giornata mondiale della santa infanzia” (questo il nome originario); il pontefice ne istituì la celebrazione nel giorno dell’Epifania, ma dette libertà a ogni nazione di adattare la data alle esigenze locali. In Italia quest’appuntamento è fissato per il 6 gennaio, anche se le singole parrocchie hanno la libertà di celebrarla quando ritengono più opportuno. L’importante, però, è che la Gmr sia festeggiata da tutti.

Il tema della fraternità. Perché ciò possa essere fatto al meglio, di anno in anno Missio Ragazzi propone un tema specifico: un modo per aiutare i bambini a scoprire un particolare aspetto dell’identità missionaria e a viverlo in prima persona. Non solo: realizza manifesti, sussidi, itinerari formativi, materiale di animazione da distribuire in tutte le parrocchie attraverso i Centri missionari di ogni diocesi. Per il 2021 è stato scelto il tema della “fraternità”, prendendo a prestito l’immagine di un’orchestra dove i continenti si animano e diventano strumenti musicali tra le mani di ragazzi di diversa nazionalità che insieme eseguono un’unica melodia, tratta da un unico spartito, e diretta da un unico Maestro, Gesù.

“Una splendida sinfonia”. A tale proposito, spiega don Valerio Bersano (nella foto), responsabile di Missio Ragazzi, “abbiamo cercato di coniugare l’immagine della fraternità e siamo stati illuminati dalla visione dell’orchestra, che offre il meglio della sinfonia, della musica, rispettando l’accordo. Immaginando proprio la splendida sinfonia grazie al pieno coinvolgimento di tutti gli elementi, ci è sembrata chiara la proposta di invitare tutti i ragazzi a lavorare per la fraternità”. Lo “spartito di musica” letto da tutti è la fraternità. “Diretti dal maestro Gesù, che è il nostro riferimento per creare e ricreare la fraternità universale, possiamo offrire, con il contributo di tutti, la pace per ogni popolo».

Com’è nata l’Infanzia missionaria. In concreto, per vivere la fraternità, a ciascun ragazzo, in quanto battezzato e quindi missionario, vengono proposte due azioni: la preghiera per i coetanei dei Paesi dove manca l’essenziale, e un’offerta per assicurare loro almeno l’indispensabile. Non è importante l’ammontare della somma versata: l’insieme di tutte le donazioni, raccolte in ogni continente e inviate alla Pontificia Opera dell’infanzia missionaria internazionale, diventa una cifra che permette di sostenere i progetti più ambiziosi. D’altronde, questo è proprio lo spirito che sta alla base della nascita dell’Opera della santa infanzia, oggi conosciuta appunto come Infanzia missionaria. Quest’istituzione nacque quando, a metà dell’Ottocento, il vescovo francese, monsignor Charles de Forbin-Janson, rimase colpito dalle notizie che arrivavano dalla Cina sui numerosi bambini che morivano di fame e stenti, senza aver ricevuto il Battesimo. Rammaricato per non poter partire personalmente come missionario, ebbe l’idea di coinvolgere i ragazzi della Francia in modo che, tramite preghiere e offerte, potessero aiutare i loro coetanei cinesi. “Un’Ave Maria al giorno, un soldino al mese”: fu questo l’impegno proposto dal vescovo di Nancy ai bambini francesi. Era il 19 maggio 1843 quando, con quest’iniziativa, fu gettato il seme dal quale sarebbe germogliata l’Opera. In breve tempo, molti altri Paesi aderirono al progetto e il 3 maggio 1922 papa Pio XI riconobbe l’Opera come Pontificia.

Tanti strumenti, una rivista preziosa. Oggi dall’Australia al Paraguay, dalla Romania al Malawi, in oltre 120 Paesi dei cinque continenti è presente la Pontificia Opera dell’infanzia missionaria con il motto “I bambini aiutano i bambini”. Ogni Chiesa locale propone le attività che ritiene più idonee per far conoscere ai ragazzi il mondo della missione e per far sperimentare loro gli impegni di preghiera, annuncio, condivisione, fraternità da concretizzare nei propri ambienti di vita quotidiana. In Italia la Fondazione Missio (https://www.missioitalia.it/), tra gli altri sussidi di animazione, edita la rivista Il Ponte d’Oro, mensile per ragazzi missionari. Ricco di rubriche, fumetti e attività da realizzare, il giornalino – scritto per bambini da 8 a 12 anni, ma anche per catechisti, parroci ed educatori attenti alla mondialità – è uno strumento per spronare i ragazzi a costruire ponti tra il Nord e il Sud del mondo, per sensibilizzarli alla mondialità e narrare loro le avventure dei missionari, testimoni del Vangelo.

(*) redazione “Popoli e Missione” e “Il Ponte d’Oro”

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