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La Pasqua nei santuari dell’America Latina: senza popolo, ma pieni di fede e di speranza

In questa inedita Settimana Santa caratterizzata in tutto il mondo dalla presenza del Covid-19 e dalle dure restrizioni che hanno riguardato anche le celebrazioni, i santuari più visitati dell'America Latina sono vuoti. I principali luoghi di fede del Continente hanno però saputo attrezzarsi, con risposte e scoperte sorprendenti.

Senza popolo. Così appaiono, in questa Settimana Santa, alcuni dei santuari più visitati del mondo. Sono i luoghi mariani dell’America Latina, meta di un pellegrinaggio ininterrotto: 23 milioni sono i fedeli che lo scorso anno hanno varcato le porte della basilica di Nostra Signora di Guadalupe, patrona dell’America Latina, la più visitata al mondo, anche più della basilica di San Pietro. Circa 10 milioni, secondo alcune stime, coloro che in Brasile visitano Aparecida. Ma ogni Paese ha il suo santuario mariano, parte della propria storia e identità: Lujan in Argentina, la Vergine dei Treinta y tres in Uruguay, Caacupé in Paraguay, Chiquinquirá in Colombia, Coromoto in Venezuela, Los Angeles in Costa Rica… e altri ancora. Difficile immaginarli senza popolo, quasi impossibile. Però accade, in questa inedita Settimana Santa caratterizzata in tutto il mondo dalla presenza del Covid-19 e dalle dure restrizioni che hanno riguardato anche le celebrazioni. I principali luoghi di fede del Continente si sono attrezzati, però. Con risposte e scoperte sorprendenti.

Consacrazione continentale a Guadalupe, senza fedeli. Non saranno presenti fedeli, il giorno di Pasqua, nella basilica di Guadalupe, quando avverrà l’atto di consacrazione di tutta l’America Latina e i Caraibi a colei che è chiamata anche “Imperatrice d’America”. L’iniziativa è stata presa dal Celam, il Consiglio episcopale latinoamericano che rappresenta tutti i vescovi del continente. “Si tratta di un momento in continuità con la storia di Guadalupe – dice al Sir da Città del Messico mons. Eduardo Chávez, canonico della basilica e uno dei principali studiosi ed esperti sull’apparizione guadalupana -. La Vergine apparve a un laico e indigeno, Juan Diego, nel 1531, ma subito lo mandò da suo vescovo. Da lì iniziò un legame che si rinnova in questo difficile momento”. Certo, ammette, “questa sarà una Pasqua inedita, ma tutte le celebrazioni vengono trasmesse e rilanciate da media, sul sito della Basilica e sui social network”.

Soprattutto, attuali sono le parole che la Vergine ha lasciato a Guadalupe: “Non abbiate paura”. Questo il cuore del messaggio: “Maria non ci lascia soli, tiene tutti i suoi figli nel suo cuore, come disse a Juan Diego, sotto il suo mantello e tra le sue braccia. Non va dimenticato che la Vergine che appare a Guadalupe è incinta, tiene dentro di sé Gesù. Lo stesso messaggio ci viene ripetuto anche ora”, dice il sacerdote che in questi giorni ha diffuso alcuni video in varie lingue per ricordare il legame tra Guadalupe e l’America.

La preghiera arriva ugualmente nei santuari del Sudamerica. Il nostro “viaggio” tra i maggiori santuari prosegue ad Aparecida, in Brasile, nello Stato di San Paolo. Anche qui il sito e i social rilanciano le Messe, le preghiere, i riti della Settimana Santa, come ci conferma il rettore, padre Eduardo Catalfo: “Durante la Settimana Santa solitamente arrivavano moltissimi fedeli. Quest’anno le cose sono diverse ma attraverso i vari mezzi facciamo arrivare a tutte le famiglie l’amore della Nostra Signora di Aparecida”. E molti anche i messaggi, le richieste di preghiera che vengono “recapitate” al Santuario: “Si chiede di pregare per la salute di tutti, dei familiari, degli amici, soprattutto dei medici e del personale sanitario”, prosegue il rettore, che conclude:

“Non ho dubbi che questa sarà una vera Pasqua, di autentica fede.

I mezzi di comunicazione ci aiutano a trasformare ogni casa in un autentico santuario, un santuario della Parola di Dio”.

Le trasmissioni attraverso il sito e i social network iniziano prestissimo e proseguono tutto il giorno anche a Chiquinquirá, il santuario nazionale della Colombia: “La trasmissione del rosario inizia alle 4 e mezzo del mattino, per i nostri campesinos”, ci racconta il rettore, il padre domenicano Carlos Mario Alzate Montes. “Stiamo scoprendo la potenza delle reti sociali – spiega -, già avevamo fatto ‘le prove’ lo scorso anno, per il centenario della proclamazione dell’immagine della Vergine come patrona della Colombia”. Purtroppo, la basilica è totalmente chiusa in questi giorni, per disposizione delle autorità: “Speriamo di riuscire a celebrare la Messa nella chiesa principale almeno a Pasqua. In ogni caso, mi accorgo che in questi giorni l’elemento spirituale si rivela fondamentale per la gente e che le famiglie si stanno rivelando vere Chiese domestiche. Noi cerchiamo di essere Chiesa viva e vicina ai fedeli”. A questo proposito, il santuario ha attivato anche delle linee telefoniche: “Cerchiamo di accompagnare le persone, e un’altra linea è invece per gli aiuti umanitari ai poveri, ai minori, ai migranti venezuelani. In accordo con il Comune, abbiamo molte iniziative di solidarietà”.

Il nostro viaggio termina a Lujan, santuario nazionale mariano argentino, da dove ci risponde padre Lucas García, che fa parte dell’équipe pastorale della basilica: “Sarà una Pasqua speciale. Per noi era molto importante il Venerdì Santo, con un grande concorso di popolo. A Pasqua usciremo con una copia della statua della Vergine per benedire da lontano il popolo. La quarantena va rispettata, ma è importante dare un messaggio di speranza. È quello che ci chiedono i fedeli, che invocano la fine della pandemia, e pregano per i familiari e i medici. Tanti vorrebbero entrare nel santuario, ma non si può”. In ogni caso, conclude il sacerdote, “penso che questa Pasqua possa risvegliare il desiderio della fede e suscitare la speranza propria del tempo pasquale”.

Il potere dell’immagine sacra. “È paradossale – ci dice, al termine di questo itinerario – la teologa uruguaiana Maria del Pilar Silveira, docente alla Boston University -. La presenza del popolo, il toccare le immagini, è qualcosa di connesso alla spiritualità latinoamericana, a questi luoghi sacri”. La teologa ha svolto la sua tesi di dottorato sui santuari mariani dell’America Latina, dopo averli girati per otto anni, e aggiunge: “Credo, però, che non venga meno in questa situazione inedita, il grande valore che ha l’immagine sacra per i popoli dell’America Latina”. “Davvero – spiega – la devozione dei santuari si espande alla famiglia, alla Chiesa domestica. Accadeva già prima e in questi giorni si avverte di più. È una spiritualità di laici, che portano con sé le immagini del santuario e in casa spesso creano un proprio altare. L’ho visto spesso, per esempio in Venezuela”. Per Pilar Silveira, “in tal modo le persone riescono a vivere la fede dentro la propria casa, tutti i giorni. E accade anche in questi giorni in cui le chiese sono chiuse: “Ma la fede – avverte la teologa – cresce nell’invisibile e questo può essere un momento di rinnovamento della coscienza ecclesiale. Per esempio, i genitori prendono coscienza del loro ruolo nella trasmissione della fede, può maturare un nuovo protagonismo laicale”.

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