(da Pavia) “È una persona decisa, dialogante ma decisa”. Per padre Antonio Baldoni, “padre Robert” è rimasto lo stesso che ha conosciuto negli anni romani e che domani venererà le reliquie di Sant’Agostino nel momento culminante della visita a Pavia. Lo incontriamo nella basilica di San Pietro al Ciel d’Oro, dove Leone XIV si recherà dopo l’incontro con la comunità degli Agostiniani nel convento adiacente. Tra i canti che verranno eseguiti, ci sarà anche “Tardi t’amai”, composto da padre Baldoni su una delle pagine delle Confessioni e conosciuto dall’attuale Papa quando era nel Collegio di Santa Monica.

(Foto SIR)
Nei suoi viaggi, il Papa di solito inserisce un incontro con la comunità agostiniana locale. Ma qui a Pavia, nella basilica che contiene le reliquie del Santo a cui ha offerto la sua vita, e nella quale pronuncerà un discorso, acquista un significato del tutto particolare. Come vive questo momento un suo confratello?
Abbiamo avuto qui in basilica la presenza di altri Papi, ma la cosa straordinaria è che ora viene da noi un Papa agostiniano, che conosce bene la spiritualità agostiniana, che ha familiarità con la basilica, dove veniva almeno una volta all’anno, da Priore generale e poi da vescovo e da cardinale.
Papa Leone XIV conosce bene questo luogo e viene per venerare sant’Agostino, che certamente è il suo ispiratore e colui al quale è molto legato.
Noi confratelli siamo contenti, anche se sapevamo che sarebbe venuto qui, perché era implicito. Quando sono andato da lui, a novembre, gli ho detto che era una visita che la gente stava aspettando, e lui certamente aveva già deciso. Domani sarà per noi un momento di gioia, speriamo che lo sia anche per lui.
Come si svolgerà domani l’incontro con la comunità agostiniana?
Nella stanza del convento il Papa incontrerà il Superiore generale, il Superiore Provinciale dei Consigli e noi della comunità: non credo tutti, sennò non finiamo più. Una volti entrati in basilica, saremo tutti sul presbiterio al suo fianco, per la preghiera e per ascoltare la sua omelia.
Lei conosce Robert Francis Prevost già dagli anni romani e ora si accinge ad accoglierlo a Pavia. Che ricordo ne ha?
Ho conosciuto l’attuale Papa quando sono andato a Roma e lui era stato appena eletto Priore Generale, agli inizi del Duemila.
È una persona decisa, dialogante ma decisa.
Aveva un suo progetto, ha voluto incontrare tutti gli Agostiniani nel mondo e quindi si è fatto un’idea dell’Ordine nel mondo, dei problemi, delle risorse, delle povertà: in Africa, in Asia, in America Latina, nei luoghi dove il nostro Ordine si è sviluppato, un po’ meno in Europa.
Quanto conta, nel magistero del Papa, l’essere figlio di sant’Agostino?
La peculiarità dell’essere agostiniani sta nell’ispirarsi a sant’Agostino, che ha come elementi fondamentali della sua spiritualità la comunione, lo stare insieme agli altri, il condividere tutto ‘come un cuor solo e un’anima sola’ – cosa che non è facile, però almeno questo è l’ideale – l’interiorità e il luogo del cuore. Sant’Agostino ci invita ad entrare nel nostro cuore e a non stare fuori, altrimenti ci si disperde e basta. La sua è una spiritualità fatta di interiorità e di amore alla Chiesa. Agostino è stato vescovo per 30 anni, ha conosciuto e amato la Chiesa.
Lei ha composto un brano, “Tardi t’ amai”, ispirato ad una pagina delle Confessioni, e l’attuale Papa lo ha conosciuto quando da frate è arrivato al Collegio di Santa Monica. Ci racconta come le è nata questa idea?
Il mio hobby è nato da giovane, perché ho pensato che il modo migliore per far conoscere il pensiero e le frasi più significative di sant’Agostino, rendendoli più accessibili, fosse metterli in musica. Se leggi qualcosa rischi di dimenticartela subito, mentre se metti qualcosa in musica ti rimane nella memoria. E infatti queste musiche si sono conservate.
“Tardi di amai” è diffuso in tutto il mondo. Lo suonerà in questa occasione davanti al Papa, che più volte ha mostrato di apprezzare la musica come strumento di evangelizzazione?
Non sarò io ad eseguirlo, ma il Coro della basilica. Anche stavolta, sicuramente, oltre alla storica presenza del Papa la musica sarò uno strumento per scoprire e fare nostra la spiritualità agostiniana.
La visita di domani segnerà un momento storico. Cosa significherà per Pavia?
Per Pavia una svolta sicuramente, perché finora la devozione a sant’Agostino non era molto sentita, forse perché se ne è fatto un santo intellettuale, che parla difficile. Invece sono gli studiosi ad essere difficili, non sant’Agostino. Così la gente non ha sentito verso di lui una particolare attrattiva, a differenza di quanto è avvenuto con la devozione per Santa Rita, Agostiniana, che non è paragonabile a quella di sant’Agostino, pari forse a meno di un terzo. Perché Santa Rita è popolare e i frati hanno saputo presentarla come una santa della gente: è anche una taumaturga, e la gente ha bisogno di rivolgersi a lei.
Sant’Agostino invece è stato visto come un santo da studiare nelle scuole di filosofia e non ha auto molto successo. Adesso sta recuperando questa dimensione devozionale, perché tanti hanno riscoperto gli aspetti della sua spiritualità che sono un tesoro per l’uomo di oggi:
incontrare le persone, l’interiorità, la scoperta che dentro di noi possiamo essere più ricchi di quanto siamo fuori, l’amore per la Chiesa e l’umiltà, che quando non c’è distrugge tutto. Sant’Agostino dice che la superbia è un pericolo mortale, letale, perché uccide tutto. L’umiltà, al contrario, costruisce comunione e ci aiuta a entrare in noi stessi. E ci fa amare la Chiesa, non noi stessi.

