(Torino) “Proporre una comunicazione generativa, che coltiva relazioni, in un mondo nel quale spesso ciò che viene diffuso è senza sostanza, senza un approfondimento serio”. Questo l’impegno di Tv2000 secondo il direttore Vincenzo Morgante per rendere concreta l’indicazione di Papa Leone XIV a “Custodire voci e volti umani” che dà il titolo al messaggio per la LX Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali che si celebra oggi.
Nel contesto della XXXVIII edizione del Salone internazionale del Libro di Torino, in corso al Lingotto Fiere, Morgante al Sir rileva che “questo è il regno della stampa, dei libri; però ci sono diversi momenti, proposti anche anche da noi media della Conferenza episcopale italiana, che consentono l’incontro con autori, con personaggi del mondo della letteratura, della società civile per offrire la possibilità di una comunicazione che sia qualcosa di diverso e che ci riabitui ad ascoltare le parole, a farne tesoro come strumenti per meditare”. In un tempo in cui le nuovo tecnologie hanno una sempre maggior pervasività nella vita delle persone, e a volte incutono timore, per il direttore di Tv2000 “bisogna innanzitutto conoscerle bene; gli strumenti che ci vengono offerti sono spesso l’espressione più alta della velocità, della superficialità, del consumo immediato. Ma sappiamo che possono essere anche strumenti che ci consentono di raggiungere un pubblico, soprattutto quello giovanile, che con gli strumenti tradizionali – carta stampata e televisione – non riusciamo a raggiungere”. Fondamentale, dunque, è “la conoscenza degli strumenti e la capacità di utilizzarli fornendo contenuti in qualche modo alternativi, che siano generativi di uno stile diverso, di una modalità diversa, di una approccio diverso”. Per Morgante, “i podcast, che stanno sempre più dilagando, penso siano un strumento che va in questa direzione: ti dovrebbero a riabituare a fermarti, ad ascoltare e ad affidarti”. Da qui la necessità della fiducia: “Sappiamo che dobbiamo conquistare la fiducia di chi ti si avvicina. E mantenerla”. Anche per questo “la comunicazione è come uno strumento di cura verso le persone che non sono semplici lettori o telespettatori”. “Custodire voci e volti umani” – conclude – “ci richiama al fatto che al centro del nostro impegno ci devono le persone fisiche che non sono numeri o indici di share; uomini e donne, con loro fatiche e con le loro bellezze, con la loro voglia di camminare e con i loro inciampi. Quando comunichiamo, dobbiamo pensare che dietro c’è questo mondo così differenziato. E quindi dobbiamo avere una responsabilità forte e autentica.