Kherson, sotto attacco dei droni russi che colpiscono per “esercitazione” i civili. Ora anche completamente isolata perché la strada che collega la città a Mikholaiv è stata purtroppo pesantemente minata, rendendo in questo modo sempre più difficili e pericolosi la comunicazione e l’arrivo di aiuti umanitari. A lanciare da Kherson il grido di aiuto è Alberto Capannini, responsabile di Operazione Colomba, Corpo nonviolento di pace della Comunità Papa Giovanni XXIII. Da quattro anni, Capannini vive tra Mikholaiv e Kherson, coordinando un gruppo di volontari che per lunghi o brevi periodi si alternano sul posto, diventando presenza stabile anche in questo conflitto acceso nel cuore dell’Europa. Capannini ha lanciato via Instagram un messaggio video girato con la data del 29 aprile e alle spalle di un edificio completamente ridotto in macerie. “Cosa si può fare in questa situazione?”, esordisce Capannini. “Oggi stanno bombardando moltissimo e abbiamo appena adesso avuto la notizia che hanno minato la strada, attraverso dei droni, che congiunge Kkerson a Mykolaiv”.
Capannini torna a chiedere: “Cosa si può fare in questa situazione?”, e risponde: “Intanto si può stare qua, non si possono lasciare sole le persone”.
“Quando la situazione diventa peggiore significa che il nostro impegno deve diventare maggiore. Non c’è mai una situazione in cui non si può più fare niente, ci sono situazioni in cui ci viene chiesto di più”.
“Un’altra cosa che si può fare – prosegue il responsabile di Operazione Colomba – è provare a raccontare in maniera molto semplice cosa significa la guerra. La guerra qui significa disumanità”. E’ a questo punto che Capanni racconta che “una sessantina di piloti russi di droni si stanno esercitando sui civili di questa città, tra cui purtroppo anche noi, per imparare a usare i droni, colpendo persone indifese per poi usarli in zona di guerra. C’è bisogno di un commento su questa cosa?”.
Capannini lancia un appello alla solidarietà. “Significa essere solidari, cioè condividere la situazione di difficoltà che una persona prova”.
“Se tu sei in difficoltà e io sono solidale con te e la tua difficoltà diventa anche la mia”.
“E’ quello che stiamo provando a fare in questo momento, vivendo con le persone, andando a sistemare le case, portando la legna, contribuendo a fare arrivare un po’ di aiuti umanitari ma soprattutto non lasciando sole le persone a portare il peso di questa situazione. Un abbraccio da Kherson”.
L’Operazione Colomba è il Corpo Nonviolento di Pace dell’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII. Nasce nel 1992 dal desiderio di alcuni volontari e obiettori di coscienza della Comunità Papa Giovanni XXIII, di vivere concretamente la nonviolenza in zone di guerra. L’esperienza maturata sul campo ha portato Operazione Colomba negli anni ad aprire presenze stabili in numerosi conflitti nel mondo, dai Balcani all’America Latina, dal Caucaso all’Africa, dal Medio all’estremo Oriente coinvolgendo tra volontari e obiettori di coscienza, oltre 2.000 persone. Le principali caratteristiche dell’intervento di Operazione Colomba sono la condivisione con le vittime che vivono in situazioni d’emergenza; la nonviolenza come scelta imprescindibile; l’equivicinanza mettendosi dalla parte di tutte le vittime indipendentemente da etnia, religione, appartenenza politica… e, se possibile, fisicamente sui diversi fronti delle diverse parti in conflitto; e la partecipazione popolare, essendo una esperienza aperta a tutti (credenti e non…). Insieme a tante altre realtà italiane ed internazionali anche Operazione Colomba sostiene la proposta di creare “un Corpo Civile e Nonviolento di Pace” come strumento efficace e credibile, alternativo allo strumento militare, per intervenire nei conflitti armati e sociali acuti.

