“Un forte appello a tutte le istituzioni, a livello nazionale ed europeo, perché riprendano con più impegno le operazioni di soccorso in mare, per salvare la vita di chi è in pericolo”. A lanciarlo è la Comunità di Sant’Egidio che in un comunicato diffuso ieri esprime il suo “profondo” cordoglio ai familiari delle vittime del naufragio di una barca nel Mediterraneo, avvenuto nella notte di Pasqua, ma di cui si è avuta notizia solo sabato scorso a seguito del salvataggio di alcuni sopravvissuti. “Di fronte alla morte di oltre 70 persone, a cui si aggiungono le vittime nei naufragi dei giorni scorsi nel canale di Sicilia e nel mar Egeo – scrive la Comunità di Sant’Egidio -, non si può rimanere insensibili, limitandosi ad aggiornare le statistiche sulle tragedie dei viaggi nel Mediterraneo”. “È necessario – aggiunge la Comunità – incentivare vie di ingresso regolari, anche per motivi di lavoro, di cui l’Italia ha estremamente bisogno. E per chi fugge dai paesi in guerra attivare modelli che favoriscono l’integrazione, come i corridoi umanitari, che Sant’Egidio porta avanti insieme a diverse realtà da dieci anni e che hanno consentito di far giungere in sicurezza in Europa oltre 8.500 persone”.