Pasqua a Gerusalemme: Faltas (Custodia) “Chi organizza le guerre è interessato ai morti, alle terre da rubare e alle armi che uccidono, ma la pace è possibile”

(Foto Sir)

“Mentre arriva la morte dal cielo, la Tomba vuota è un messaggio di vita e di pace. Cristo è risorto, è veramente risorto!”. Nella Pasqua segnata dalla guerra, padre Ibrahim Faltas, della Custodia di Terra Santa, affida al Sir parole di dolore e speranza: “Continua la sofferenza in Terra Santa, ma noi cristiani non siamo fermi, immobili ad aspettare”. Le porte chiuse del Santo Sepolcro, spiega, “non ci dividono dalla Resurrezione: sono un ostacolo temporaneo alla preghiera sulla Tomba vuota”. E davanti a quelle porte sbarrate “come Maria di Magdala ci chiediamo: ‘Dove hanno nascosto il mio Signore?’. Come lei corriamo ad annunciare la Resurrezione. Anche noi dobbiamo correre ad annunciare che la pace è possibile, che le porte possono essere aperte per far entrare chi ha bisogno di pace”. Quest’anno, afferma, i cristiani locali sono stati “più numerosi del solito” nelle celebrazioni del Triduo nella parrocchia a cento metri dal Sepolcro: “La chiusura ha ferito soprattutto loro, che hanno diritto a entrare nella loro Chiesa, nella Basilica dove si riconoscono e testimoniano la fede ogni giorno. La nostra gente sta soffrendo una lunga e dolorosa passione e ha bisogno del conforto di Nostro Signore nel luogo più significativo per la Cristianità”. “Ci fa soffrire quella chiusura – continua – ma siamo certi che il Signore è risorto e il suo messaggio di pace ci dice di correre ad aprire i cuori chiusi dalla violenza, bloccati dall’odio, sbarrati dalla vendetta”. Le porte del Sepolcro, ricorda, “non sono state chiuse da Gesù Cristo, ma perché la guerra minaccia la Città Santa. Chi organizza le guerre è interessato ai morti, alle terre da rubare e alle armi che uccidono anche a migliaia di chilometri di distanza”. Nel giorno di Pasqua padre Faltas confida un desiderio e una speranza: “Come il Muro di separazione tra Betlemme e Gerusalemme, che divide due umanità sofferenti, un giorno dovrà essere abbattuto, così le porte delle coscienze devono aprirsi e accogliere la possibilità di unire le umanità divise dall’odio”. Le nuove tensioni “con Iran e Libano hanno oscurato la sofferenza di Gaza”, aggiunge. “Sembra che non interessi più ciò che accade a due milioni di persone, per lo più anziani, bambini, disabili, diventati invisibili agli occhi del mondo”. “Sento molta sofferenza per la situazione globale – conclude – e credo che l’umanità abbia già raggiunto un baratro dal quale si deve assolutamente risalire”.

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