Naufragio a Lampedusa: don Rizzo (parroco Lampedusa), “Stragi che si possono evitare, perché ancora?”

(Foto ANSA/SIR)

“Siamo tutti scossi. Una cosa è parlarne, un’altra è viverlo”. È la testimonianza di don Carmelo Rizzo, parroco di Lampedusa, dopo il naufragio avvenuto oggi al largo dell’isola, che ha causato almeno 19 morti a causa del maltempo e del freddo. “Tra l’altro qua c’è brutto tempo, vento e acqua, e quindi si fa quello che si può”, racconta, sottolineando l’impegno dei soccorritori “Meno male che c’è la Croce Rossa”. Il sacerdote parla di “stragi che si possono evitare” e confessa lo smarrimento di fronte all’ennesima tragedia: “Non so nemmeno che dire, per l’ennesima volta”. Quindi rilancia il grido che si leva da Lampedusa: “Garantire viaggi sicuri per queste persone che cercano un po’ di speranza”. Drammatiche le immagini dei soccorsi: “Vedere gente che scendeva in ipotermia così, più morta che viva. Viene da dire: perché ancora?”. Don Rizzo allarga lo sguardo pensando alle guerre che causano morti in tutto il mondo, aumentando anche i flussi migratori e richiama le parole di Papa Francesco: “Affinché non accada più, non solo preghiamo, facciamo qualcosa”. Alle porte della Pasqua, l’augurio del sacerdote siciliano è che la risurrezione di Gesù porti realmente pace e che questa possa regnare innanzitutto nei cuori. “Come si fa a dormire in pace sapendo che le cose si potrebbero evitare? Non è che ce l’abbiamo con il politico di turno, questo o quell’altro, però diciamo: perché? La domanda che viene è: perché ancora?”. Di fronte a quanto accade, prevale il senso di impotenza: “Sembra quasi che assistiamo in maniera passiva a tutto questo”. Infine l’impegno della comunità: “Noi naturalmente pregheremo per tutti, per le vittime, per i familiari, anche per chi esce in mare con queste condizioni meteo per soccorrere. Anche loro rischiano con un mare così, però lo fanno. Lo fanno perché ogni vita è sacra e va salvata”. Una comunità locale che si raccoglie in una preghiera definita “semplice, accorata” per le vittime e i loro familiari, in uno spirito aperto e condiviso anche con i migranti di fede musulmana.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Diocesi