Settimana Santa: Roma, un pranzo unisce volontari e ospiti della mensa nella parrocchia del Santissimo Redentore

Nel quartiere Tufello, a Roma, ci sono fragilità che non fanno rumore ma abitano le case, i pianerottoli, le strade. Difficoltà economiche, solitudini, percorsi migratori complessi. In questo contesto, la Mensa della parrocchia “Santissimo Redentore”, guidata da p. Gabriele Beltrami,  continua a essere “un segno discreto e quotidiano di prossimità”. Il Giovedì Santo quel segno si farà ancora “più visibile”: volontari, ospiti e sacerdoti della parrocchia siederanno alla stessa tavola per un pranzo condiviso durante il quale i bambini della catechesi faranno dono agli ospiti di un uovo di Pasqua. Non “un evento straordinario, ma un gesto semplice che racconta il senso di un cammino”. Era accaduto anche a Natale: chi abitualmente supporta nel servizio quotidiano e chi viene accolto aveva condiviso il pasto e il tempo della festa. Ora, nel cuore della Settimana Santa, si rinnova questa scelta. “Dal 1990, la mensa è promossa dalla Parrocchia del Santissimo Redentore, affidata ai Missionari Scalabriniani. È un’opera che nasce dal carisma di san Giovanni Battista Scalabrini: farsi compagni di strada di chi vive la mobilità umana e la precarietà, costruendo comunità dove nessuno si senta escluso. Non si tratta soltanto di distribuire pasti, ma di generare relazioni e opportunità”, sottolinea Fabiola Frroku dell’Ufficio Stampa e Comunicazione Scalabriniani per l’Europa e Africa. Attiva sei giorni a settimana, la mensa offre quotidianamente un pasto completo a più di 100 persone grazie all’impegno di circa 60 volontari. Molti non provengono solo dal Municipio, ma da diversi quartieri della città. È “un segno di Chiesa che si muove, che attraversa Roma per incontrare Roma”. Ed è anche un “segno civico”, reso possibile dalla collaborazione con Ascs – Agenzia Scalabriniana per la Cooperazione allo Sviluppo, con la Società San Vincenzo De’ Paoli e, dal 2024, nella coprogettazione con il Comune di Roma. Ma l’impegno non si esaurisce nel momento del pranzo. Accanto al servizio quotidiano è attivo un Centro di Ascolto Caritas e uno Sportello di Segretariato Sociale portato avanti da Ascs con il quale si offrono consulenze legali, lavorative e abitative, insieme a corsi gratuiti di lingua italiana. È presente anche un servizio di supporto psicologico rivolto a donne in condizione di vulnerabilità psico-sociale. “Il pranzo del Giovedì di Pasqua non aggiunge numeri alle statistiche. Aggiunge volti, storie, nomi. In un tempo in cui le distanze rischiano di diventare muri, sedersi insieme è un atto semplice e profondamente evangelico. È la forma concreta di una comunità che sceglie di riconoscersi attorno a una tavola condivisa, dove chi dona e chi riceve scoprono di avere bisogno gli uni degli altri”, conclude Fabiola Frroku.

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