Venerdì Santo: Fusarelli (Min. generale Ofm), “La pace non è una posizione politica: è il nome di Dio che aspetta di risuonare nelle strade di ogni città ferita”

(Foto Custodia Terra Santa)

Un forte appello alla pace, alla preghiera e alla responsabilità comune arriva dal ministro generale dei frati minori, fra Massimo Fusarelli, nel suo messaggio per la Settimana Santa e il Venerdì Santo, proposto come giornata unitaria di penitenza e intercessione. “La Settimana Santa ci chiama a sostare ai piedi della Croce, come discepoli che riconoscono nel Crocifisso il volto di ogni uomo e di ogni donna che soffre, il grido di ogni popolo che implora giustizia”, afferma il ministro generale, ricordando che il Centenario francescano invita quest’anno a vivere con ancora maggiore intensità la preghiera, il digiuno e la riconciliazione. Nel messaggio, Fusarelli dedica un passaggio centrale alla Terra Santa e a Gerusalemme, “la città della pace — Ir Shalom — che da troppo tempo porta in sé il contrario del suo nome”. I frati della Custodia, scrive, vivono quotidianamente questa realtà “con fedeltà e discrezione” e il loro impegno non è contro qualcuno, ma “per la pace e per i piccoli più indifesi dalle logiche dei potenti di questo mondo”. La pace, aggiunge, “non è una posizione politica: è il nome di Dio che aspetta di risuonare nelle strade di ogni città ferita”. Rifacendosi all’incontro di Francesco d’Assisi con il Sultano, Fusarelli ricorda che “la nostra arma disarmata è la preghiera”, alla quale si uniscono digiuno e conversione, “a parole di pace là dove si seminano divisioni, a gesti di riconciliazione là dove si costruiscono muri”. Il ministro generale invita a vivere il Venerdì Santo come un’offerta “a nome di chi non ha voce: dei bambini che non hanno scelto la guerra, degli anziani che ricordano quando c’era pace, di chi — cristiano, ebreo, musulmano — crede ancora che Dio voglia per questa terra qualcosa di diverso”. Lo sguardo si allarga ai tanti conflitti nel mondo, dall’Africa all’Asia, dall’America Latina all’Europa, dove le fraternità francescane sono presenti come “testimoni di speranza”. Il Crocifisso, conclude Fusarelli, “non ci chiede di risolvere ciò che non possiamo risolvere, ma di non voltarci dall’altra parte”. La parola finale è un incoraggiamento: “La pace è possibile. Noi ci crediamo. E lo diciamo con le nostre povere vite, con la nostra preghiera, con la nostra presenza”.

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