La liturgia della Domenica delle Palme esprime “un grande paradosso: Gesù, osannato dalla folla, entra in Gerusalemme e poco dopo la stessa folla grida di crocifiggerlo. Il paradosso è proprio tutto qui: si passa dalla esaltazione alla uccisione! Quante volte nella vita siamo sia destinatari di questo paradosso che protagonisti”. Lo ha detto ieri il vescovi di Cassano all’Jonio, mons. Francesco Savino, nell’omelia della domenica delle Palme nella cattedrale. Il vescovo invita ad entrare “in dialogo” con il “lungo e tragico” racconto della Passione e evidenzia che dovunque c’è una persona che vive “nella tristezza, nella paura, nell’angoscia, in una condizione di disperazione, Cristo è in agonia. E se non possiamo fare nulla per il Gesù agonizzante di allora, possiamo fare qualcosa per il Gesù che agonizza oggi nella carne sofferente di tanti”. Sulla croce – ha spiegato mons. Savino – Gesù “si è fatto carico di tutto ciò che è ‘negativo’ anche di tutte le negazioni possibili di Dio: con la teoria di Renè Girard possiamo osare dire che Gesù si è fatto ‘capro espiatorio’ di tutta quella parte di umanità sofferente e incapace di riconoscere nella vita Dio”. Riprendendo il racconto della Passione il presule calabrese ha accennato poi alla figura di Giuseppe di Arimatea. Una figura che “emerge per la sua scelta” e che rappresenta oggi “tutti coloro che sfidano il regime o l’opinione pubblica, per avvicinarsi agli esclusi, ai marginali, ai senza voce, alle vittime di ogni potere, a tutte quelle persone che oggi la società ritiene ‘invisibili’”.