Diocesi: Palermo, la Via Crucis dei migranti con l’arcivescovo Lorefice, “non una Babele, ma una sola lingua: quella del cuore”

“Non una Babele di lingue ma una lingua sola, quella del cuore”. Con queste parole l’arcivescovo di Palermo, mons. Corrado Lorefice, ha sintetizzato il senso della “Via dell’Amore”, la Via Crucis dei migranti celebrata nella Domenica delle Palme e promossa dall’Ufficio diocesano delle Migrazioni. La celebrazione ha coinvolto le diverse comunità straniere presenti in città, dando vita a un momento di forte partecipazione, segnato da “tante lingue diverse ma una voce sola”. Il cammino si è snodato lungo il Foro Umberto I, fino alla chiesa di Santa Maria dei Miracoli in piazza Marina, ripercorrendo le quattordici stazioni della Via Crucis in dieci lingue.
Nel suo intervento, mons. Lorefice ha sottolineato come Palermo non sia una “Babele”, ma “un coro di lingue diverse che parlano la lingua del cuore”, indicando nella fraternità e nell’incontro la chiave per leggere il fenomeno migratorio. Una realtà che in città conta circa 26mila residenti stranieri, poco più del 4% della popolazione, ma con un valore simbolico particolare: Palermo è infatti una delle principali porte di ingresso nel Mediterraneo. Un mosaico di popoli e culture – dalle comunità del Bangladesh, Romania, Sri Lanka, Marocco e Tunisia – che contribuisce a rendere il capoluogo siciliano luogo di approdo, passaggio e nuova vita. La “Via dell’Amore” si inserisce così nel cammino della Settimana Santa come segno concreto di una Chiesa che accoglie e cammina insieme, trasformando la diversità in comunione.

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