Slovenia al voto: l’ombra delle interferenze straniere, riflettori puntati sugli equilibri europei

Urne aperte in Slovenia domenica 22 marzo, con un occhio al rinnovo del Parlamento e un altro rivolto agli equilibri europei, in un clima contrassegnato da forti tensioni legate alle accuse di interferenze straniere. I cittadini, poco più di 1,7 milioni gli aventi diritto al voto, sono chiamati a scegliere tra la continuità del premier liberale e filoeuropeista Robert Golob, leader del Movimento Libertà (Gs), e il ritorno di Janez Janša, guida del Partito democratico sloveno (Sds), già tre volte premier e da anni punto di riferimento del fronte euroscettico.
I sondaggi indicano un testa a testa fra i due candidati principali, ma per formare una maggioranza sarà indispensabile dar vita a una coalizione. Una manciata di liste appare in grado di superare lo sbarramento al 4%: il fronte cristiano conservatore di Nuova Slovenia, Popolari e Fokus, i Socialdemocratici, i Demokrati di Anže Logar, la lista comune Levica/Vesna e il partito anti establishment Resnica. Per governare servono 46 seggi su 90 e la logica delle alleanze, che coinvolgerà anche i rappresentanti delle minoranze italiana e ungherese, sarà determinante.
A dominare l’ultima settimana di campagna è stato lo scandalo sulle presunte ingerenze di una società di intelligence privata israeliana, Black Cube, accusata di aver orchestrato una campagna diffamatoria online per screditare esponenti politici ed economici vicini all’attuale governo. Janša ha ammesso di aver incontrato un rappresentante della società respingendo però ogni accusa su presunti illeciti, mentre il suo partito ha criticato il fronte progressista tacciandolo di corruzione alla luce dei video diffusi in rete. Di tutta risposta, Golob ha accusato “attori stranieri” di voler condizionare il voto: il 18 marzo, alla vigilia del vertice europeo a Bruxelles, il premier sloveno ha scritto alla presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, denunciando un “grave caso di manipolazione e interferenza dell’informazione” che rappresenta una “minaccia ibrida” per l’Europa e per i suoi Stati membri. Nella lettera il premier afferma che i servizi segreti sloveni hanno “per lo più confermato” le rivelazioni dei media e chiede a Bruxelles di aprire un’indagine formale, deferendo il dossier al neonato Centro europeo per la resilienza democratica.
L’esito delle elezioni a Lubiana promette forti ripercussioni proprio sul fronte continentale. Un ritorno al potere di Janša, vicino alle correnti sovraniste del suo storico alleato politico Viktor Orbán, rafforzerebbe l’asse dei governi critici verso una maggiore integrazione europea, con una linea più dura su migrazione, Stato di diritto e rapporti con le istituzioni Ue. Scenari che anche Bruxelles osserva con grande attenzione: in occasione del recente Consiglio Ue è stato proprio il veto posto da Ungheria e Slovacchia a frenare il via libera al prestito da 90 miliardi per Kiev, concordato dai Ventisette a dicembre ma tenuto in stallo dall’ostruzionismo della fazione euroscettica.

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