“La nostra regione è in crisi e nel dolore. Innocenti da ogni parte stanno soffrendo terribilmente. Prego che noi, figli di Dio, da ogni parte, sappiamo usare la saggezza che ci è stata donata per trovare soluzioni giuste e sacre ai nostri conflitti, in tutto il nostro mondo così caotico”: è un appello che nasce da una ferita personale profondissima quello di Rachel Goldberg-Polin, madre di Hersh, rapito il 7 ottobre 2023 e ucciso da Hamas dopo 11 mesi di dura prigionia a Gaza. Rachel Goldberg-Polin è stata in questi giorni riconosciuta tra le Donne dell’Anno 2026 di Usa Today per il suo impegno civile e umano. Rachel ha girato il mondo per parlare con i leader della terra, come Joe Biden e Papa Francesco, è stata premiata dal Time che l’ha inserita nella lista annuale (2024) delle 100 persone più influenti del pianeta, ha tenuto un discorso alle Nazioni Unite a Ginevra, ha rilasciato interviste alle maggiori testate mondiali partecipato a tante iniziative per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla liberazione degli ostaggi israeliani nelle mani di Hamas, tra i quali suo figlio Hersh.
Le lacrime sono tutte uguali. In una intervista rilasciata al Sir un anno fa circa, ricordava: “le lacrime sono tutte uguali.
Non c’è competizione nel dolore, tutti gli esseri umani provano dolore.
La cosa pericolosa e lacerante è credere che ci sia una competizione fra questi due dolori. Non esiste competizione tra la sofferenza dei civili che vivono a Gaza e quella di coloro che sono stati trascinati dentro Gaza”. Trasformando quello che può essere il peggior incubo di una madre – la perdita di un figlio – in una testimonianza capace di sostenere gli altri, Goldberg-Polin è diventata un simbolo di dialogo e di vicinanza a chi vive il dolore. Radicata nella sua fede ebraica, continua a ispirare resilienza e compassione nelle migliaia di persone colpite dal lutto, di ogni fede e provenienza, che da tutto il mondo la contattano.
Non gioire per la morte del nemico. Parlando al Sir della grave situazione in Medio Oriente, Goldberg-Polin, guardando alla prossima festa di Pesach, la Pasqua ebraica che quest’anno si svolge dal 2 al 9 aprile, la donna richiama il racconto biblico dell’Esodo: “Quando i figli d’Israele terminano di attraversare il Mare dei Giunchi, gli egiziani che li inseguono finiscono per annegare nelle acque che li travolgono. Il Talmud racconta che, proprio in quel momento, gli angeli iniziano a cantare gioiosamente, ma Dio li rimprovera dicendo: ‘Anche loro sono mie creature, e non dovreste gioire della loro morte’”. Un monito che, osserva Goldberg-Polin, richiama anche il Libro dei Proverbi: ‘Quando il tuo nemico cade, non gioire, e quando inciampa, il tuo cuore non si rallegri’. C’è un eccesso di perdita, dolore e lutto tutto intorno a noi” ripete ancora la donna, che lancia un invito che attraversa confini e appartenenze:
“Prego che noi, figli di Dio, da ogni parte, sappiamo usare la saggezza che ci è stata donata per trovare soluzioni giuste e sacre ai nostri conflitti, in tutto il nostro mondo così caotico”.
Un messaggio che si chiude con una benedizione e una speranza immediata: “che possiamo tutti essere benedetti con guarigione, conforto, speranza e luce. Che sia… oggi”. Il prossimo 21 aprile uscirà la sua autobiografia intitolata “When We See You Again”.

