“In questo tempo drammatico, vogliamo unirci al moto del cuore di Cristo. Siamo addolorati di fronte alle scelte di chi vuole la guerra e affranti per i popoli e le nazioni che piangono i loro morti, tra cui donne e bambini innocenti”. Lo si legge nell’appello “Se avessi compreso anche tu quello che porta alla pace” sottoscritto dal Consiglio direttivo dell’Associazione teologica italiana (Ati), in cui viene affermato che “sente la responsabilità di unirsi a tutti coloro che rifiutano la violenza. Ribadiamo che la guerra va ripudiata ‘come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali’ (art. 11 della Costituzione della Repubblica Italiana) e che ‘ogni atto di guerra che indiscriminatamente mira alla distruzione di intere città o di vaste regioni e dei loro abitanti, è delitto contro Dio e contro la stessa umanità’ (Gaudium et spes, n. 80)”. “In quanto teologi e teologhe abbiamo lo strumento fragile e mite della parola per ribadire il nostro no ad ogni violenza, e vogliamo impegnarci, nelle nostre riflessioni e nel nostro insegnamento, a sostenere una cultura della pace”, prosegue l’appello, che si conclude ricordando cine “nelle assemblee cristiane di tutto il mondo, da secoli riecheggia il saluto del Risorto: ‘Pace a voi!’ (Lc 24,36; Gv 20,21). Essa è la promessa del nostro Salvatore, che vuole trovare, anzitutto in noi, figli e figlie capaci di divenire autentici ‘operatori di pace’ (Mt 5,9)”.