Le donne nella rappresentanza politica dei Comuni sono 44.402 e rappresentano il 35,3% del totale degli amministratori locali. In particolare, il 15,4%, dei sindaci sono donne, 32,3% vicesindaco, 35,3% consigliere e 44,5% assessore, mentre i presidenti del Consiglio sono donne nel 29,6% dei casi. Le donne sindaco nel 2026 sono 1.187 e sono cresciute più di 8 volte in 40 anni: nel 1986 erano 145. Mentre il 43,9%, dei Comuni ha avuto nel suo recente passato una donna al vertice dell’amministrazione. È quanto emerge dall’indagine “Donne in Comune 2026”, realizzata dall’Associazione nazionale Comuni italiani (Anci) in occasione dell’ottantesimo anniversario del primo voto esercitato dalle donne, nella primavera 1946 alle amministrative e poi il 2 giugno 1946 al referendum istituzionale.
La fotografia scattata dall’Anci sui dati del ministero dell’Interno e della Ragioneria dello Stato – si legge in un comunicato – rileva che la rappresentanza femminile è maggiore nei Comuni delle Regioni del nord-est (37,9%) e del centro (36,4%), leggermente più bassa della media nazionale in quelle del sud e delle isole (32,9%). Tale divario territoriale si accresce in relazione alle diverse cariche: il 43,7% delle donne sindaco sono state elette in Comuni del nord-ovest dove si è scelto di nominare donne come vicesindache per il 39,2%. Al contrario la carica di presidente del Consiglio comunale è prevalente nel sud e nelle isole, dove raggiunge il 52,8%.
L’analisi su età e formazione delle donne amministratrici conferma che sono in media più giovani e più istruite dei colleghi uomini. Il 49% ha una laurea o un titolo postlaurea (tra gli uomini la percentuale è del 34%) e l’età media è di 49 anni, tre anni inferiore ai colleghi uomini (52 anni).