Libano: nunzio Borgia ad Ain Ebel e Rmeich. Gelot (Œuvre d’Orient), “molto preoccupati per il futuro di questi villaggi”

Nuova missione umanitaria del nunzio apostolico, mons. Paolo Borgia, nel sud del Libano. A raccontarlo al Sir è Vincent Gelot, responsabile dei progetti dell’Œuvre d’Orient per Libano e Siria. “Oggi ci siamo recati nel Libano meridionale insieme al nunzio apostolico e a un convoglio umanitario, visitando i villaggi di Ain Ebel, Debel e Rmeich, dove la situazione umanitaria è particolarmente difficile”, racconta. La missione umanitaria si è svolta mercoledì 11 marzo nei villaggi di Qlayaa e Marjayoum e, lunedì 16 marzo, ad Ain Ebel e Rmeich. Sono stati inviati un camion da 15 tonnellate e due camion da 25 tonnellate. Le due missioni sono state accompagnate dal nunzio apostolico: la prima dall’Unifil e la seconda dai caschi blu delle Nazioni Unite.

“Raggiungere queste comunità – racconta Gelot – richiede già di per sé l’attraversamento di aree e villaggi ormai deserti e in parte distrutti, abbandonati dalla popolazione costretta alla fuga. Gli abitanti dei villaggi cristiani che hanno scelto di restare – perché disarmati, perché considerano questa guerra non loro e perché legati alla loro terra, in una forma di resistenza pacifica – oggi sono privati delle risorse e sempre più isolati dal resto del Paese. Su di loro pesa, inoltre, la concreta minaccia di una possibile incursione dell’esercito israeliano, che potrebbe costringerli a lasciare le loro case senza alcuna garanzia di poterci fare ritorno. Per questo era fondamentale portare aiuti umanitari. La nostra risposta alla loro richiesta si è realizzata attraverso l’Œuvre d’Orient, che ha inviato due camion carichi di 25 tonnellate ciascuno di beni essenziali: alimenti, prodotti per l’igiene, medicinali. Sono ciò di cui queste persone hanno bisogno per resistere nelle prossime settimane”.

Gelot continua: “Siamo molto preoccupati per il futuro di questi villaggi, perché temiamo che l’attuale incursione territoriale israeliana possa trasformarsi, già domani, in una zona cuscinetto permanente, impedendo così agli abitanti di tornare alle loro case. Questo sarebbe inaccettabile. Questi sono villaggi pacifici, villaggi antichi. Le persone che vi abitano sono profondamente legate alla loro terra, e non c’è alcun motivo per costringerle ad abbandonarla. Non rappresentano una minaccia per nessuno; al contrario, sono una ricchezza per questa regione. È importante ricordare che in tutti questi villaggi cristiani – una quindicina o più piccoli insediamenti lungo il confine – la popolazione vive di agricoltura e di piccole attività commerciali. Vi sono anche scuole cristiane che accolgono sia bambini cristiani sia musulmani. Per questo non accettiamo e rifiutiamo – così come lo rifiutano gli stessi abitanti – l’idea che questa terra possa essere svuotata dei suoi abitanti storici”.

“La gente ha paura. È naturale”, racconta il rappresentante dell’Œuvre d’Orient. “Pochi giorni fa, tre giovani sono stati uccisi ad Ain Ebel. La settimana scorsa anche padre Pierre El Rahi è stato colpito e ucciso dal fuoco israeliano. È inevitabile che le persone si sentano sotto pressione. Sono preoccupate per il futuro, per i loro figli, per la loro terra, per le loro proprietà, per le loro case, per il destino stesso del loro villaggio. Sanno che, se dovessero partire, non saprebbero dove andare né dove vivere. Sono famiglie che abitano questi luoghi da generazioni. Per questo, oltre agli aiuti umanitari che possiamo fornire – aiuti essenziali – vi chiediamo di diffondere questo appello alla solidarietà e alla generosità dei donatori: di tutti coloro che amano il Libano e non vogliono che questi villaggi scompaiano”. “Oltre agli aiuti materiali, ciò che la popolazione desidera sopra ogni cosa è la pace. Vogliono restare sulla loro terra. Per questo è necessaria una mobilitazione internazionale molto più forte, affinché gli abitanti di questi villaggi possano vivere al sicuro, senza subire pressioni o minacce, e possano continuare a esistere. Questo è essenziale. È, in fondo, un vero e proprio grido di aiuto quello che gli abitanti hanno lanciato”.

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