Odio anticristiano, fenomeno in aumento nei Paesi Ue. Calcagno (Comece): “Servono tutela e protezione”

Attacchi ai luoghi di culto, aggressioni a sacerdoti, discriminazioni e denigrazione pubblica: il fenomeno dell’odio anticristiano cresce in Europa e resta spesso sottovalutato. Alessandro Calcagno, vicesegretario generale della Comece, spiega al Sir perché sono urgenti un Coordinatore Ue dedicato e una protezione realmente paritaria per tutte le comunità religiose, superando logiche distorte su maggioranze e minoranze

“Il messaggio che riceviamo da numerose Conferenze episcopali è quello di un fenomeno in aumento”. Attacchi ai luoghi di culto, aggressioni ai danni di sacerdoti, varie forme di discriminazione, fino ad arrivare a discorsi di odio unicamente per aver espresso un’opinione.

Alessandro Calcagno, vicesegretario Generale della Comece e consigliere per gli affari giuridici (Foto COMECE/Cristian Gennari/Siciliani)

Parte da qui Alessandro Calcagno, vicesegretario Generale della Comece e consigliere per gli affari giuridici. Il Sir lo ha intervistato dopo che i vescovi Ue hanno espresso il loro plauso per la recente risoluzione del Parlamento di Strasburgo che esorta la Commissione europea a nominare un Coordinatore per la lotta all’odio anticristiano in tutta l’Unione. “Si tratta di un fenomeno da vedere in chiave pluriennale, per avere un quadro chiaro dei trend in evoluzione”, spiega Calcagno. “Gli attacchi ai luoghi di culto sono un problema ben presente nei paesi dell’Unione europea ed è per questo che persino la Commissione Europea ha deciso negli ultimi anni di dedicare finanziamenti Ue a questo specifico problema. Tali fondi finanziano iniziative e consorzi di vario tipo, coinvolgenti vari attori religiosi e autorità pubbliche, per rispondere al fenomeno in maniera efficace. Inoltre, anche la recente Agenda Ue per la prevenzione e la lotta al terrorismo sottolinea che proteggere tutte le comunità religiose dall’odio, dalla discriminazione e dalla violenza rimane un impegno fondamentale dell’Europa”.

Può fare qualche esempio concreto?

C’è il problema degli attacchi alle scene di natività, in paesi come Francia e Italia è un problema messo in evidenza, anche a Bruxelles è accaduto l’anno scorso.

In vari paesi vi sono stati casi di membri del clero incriminati per discorsi di odio unicamente per aver espresso o diffuso insegnamenti cristiani o fornito assistenza pastorale.

Si registrano aggressioni nei confronti di sacerdoti in vari paesi, incluso in Polonia. Anche l’esclusione delle Chiese dall’accesso a fondi pubblici per il finanziamento di progetti è un fenomeno preoccupante emergente. In alcuni casi si va oltre la discriminazione e si arriva a vere e proprie violazioni delle libertà di religione dei cristiani. A volte emergono proposte molto allarmanti sotto tale aspetto, ad esempio, quella di vietare l’accesso alla confessione per i minori. Gli episodi sono molti e di vario tipo, livello e ambito. Va detto che ci sono Rapporti annuali che attestano il fenomeno, come quello dell’Osservatorio sull’Intolleranza e la discriminazione contro i cristiani in Europa (Oidac), e che l’Osce ha recentemente pubblicato un ottimo documento intitolato “Comprendere i crimini di odio anti-Cristiano e affrontare le esigenze in tema di sicurezza delle comunità cristiane”.

Dunque, un fenomeno presente. Ma perché sottovalutato?

Un problema da considerare è anche quello dell’under-reporting: molti casi, per svariate ragioni, non vengono denunciati o riportati alle autorità competenti dalle vittime. Inoltre, una serie di organismi deputati a lottare contro la discriminazione senza distinzioni, come ad esempio l’Agenzia per i Diritti fondamentali Ue (Fra), non considerano il fenomeno in questione, e si concentrano unilateralmente sulle minoranze. Si tratta di un problema che la Comece ha sollevato più volte a livello Ue:

occorre rompere la dinamica “majorities vs. minorities”, assicurando protezione a ciascun credente e a ciascuna comunità senza tralasciare l’attenzione per le specificità delle singole comunità.

Con l’eccezione di cui si è detto sopra rispetto ai luoghi di culto, si nota una certa reticenza nell’ambito dei fondi Ue. L’attuale Fondo ‘Cerv’ e il futuro Fondo ‘AgoraEU’ si concentrato sul tema dell’odio solo per le comunità Musulmane ed Ebraiche ma non per i Cristiani. La Comece è impegnata a fare in modo che tale tendenza, francamente incomprensibile, venga superata.

Rispetto ad altri paesi del mondo quale forme di “violenza” si manifestano nei paesi europei verso il pensiero, la presenza e l’azione dei cristiani?

Personalmente ritengo sia opportuno operare una sorta di distinzione tra la dimensione esterna all’Unione Europea e quella interna ad essa. Come detto in precedenza, nell’Ue i casi sono molti, ma insistere eccessivamente sul termine ‘persecuzione’ all’interno dell’Ue comporta un rischio: quello di fornire argomenti a coloro che intendono bollare le relative richieste come esagerate e pertanto da non prendere con particolare attenzione. Il Papa stesso nel suo discorso al Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, nel gennaio scorso, ha parlato di “sottile forma di discriminazione religiosa nei confronti dei cristiani” per quanto riguarda l’Europa. Nella sua recente reazione alla richiesta del Parlamento Ue di nominare un Coordinatore per questo ambito, la Comece ha sottolineato l’opportunità di evitare riferimenti a termini legati al controverso concetto di ‘fobia’. Ciò circoscriverebbe il problema ad un livello mentale/psicologico/patologico, sottraendo attenzione a quelli che sono reali e concreti casi di discriminazione, di violazione del diritto fondamentale alla libertà di pensiero, coscienza e religione. Le parole che si scelgono contano anche in questo contesto.

Cosa si cela dietro questa insofferenza per le fedi religiose? E in particolare per la Chiesa cattolica?

Si tratta di un fenomeno complesso come complesse sono le società del nostro continente.

È a tutti evidente che i paesi europei stanno attraversando una fase di secolarizzazione aggressiva, che tende ad escludere la religione dallo spazio pubblico.

Da un certo numero di anni, in Europa ci si è focalizzati sulle minoranze di ogni tipo e sulla loro protezione. Purtroppo, però le ‘maggioranze’ – peraltro riconosciute come tali solo quando ciò si rivela conveniente – sono state in ultima analisi trascurate. Le Chiese Cristiane hanno finito per diventare spesso un “obiettivo legittimo” per campagne pubblicitarie, espressioni online, gratuita denigrazione dei loro simboli o riti religiosi, in alcuni casi con una sorta di garanzia di benevola impunità. Occorre infine ricordare che la Chiesa Cattolica è particolarmente esposta, essendo una delle poche istituzioni rimaste ad assumere, con coraggio, posizioni chiare e decise su temi eticamente sensibili, attirandosi l’astio del mainstream e di chi è disposto ad accettare solo ciò che politically correct.

Quale ruolo dovrebbe svolgere il coordinatore e perché i vescovi europei hanno preso a cuore la sua istituzione?

Il mandato del nuovo Coordinatore per l’odio contro i Cristiani nell’Ue dovrebbe coprire la lotta all’incitamento all’odio, ai crimini d’odio e alla discriminazione contro di essi, oltre che le violazioni della loro libertà di religione. Un altro tema che occorre includere è quello della lotta all’analfabetismo religioso, necessaria anche all’interno di molte istituzioni pubbliche, come spesso da noi sottolineato. Anche il tema della sicurezza è fondamentale, per i luoghi di culto, ma anche per le persone: pensiamo ad esempio alle processioni religiose, ma in generale a tutto ciò che è manifestazione della fede cristiana nello spazio pubblico. All’interno della Commissione europea, il Coordinatore sarebbe tenuto a consigliare il Commissario responsabile su tutte le suddette questioni nelle politiche Ue ove rilevante, oltre che più in generale a favorire la sensibilizzazione sul tema. Occorrerà poi prevedere la cooperazione del Coordinatore con le Chiese cristiane, per raccogliere casi, preoccupazioni, raccomandazioni, così come il sostegno agli sforzi degli Stati membri in materia. I vescovi della Comece hanno il polso della situazione nei rispettivi paesi Ue e negli ultimi anni la loro voce in merito si è fatta più intensa.

La risposta del Segretariato della Comece a tale impulso non viene formulata “contro” nessuno e non intende colpevolizzare alcuno, né deve essere vista come polarizzante.

Essa tende anzi di eliminare tale rischio attraverso un’equa protezione per tutte le principali fedi del continente. Siamo, inoltre, di fronte ad un dato politico rilevante: il fatto che in Parlamento Ue sono ora presenti maggioranze a sostegno di tale proposta, rende scarsamente credibili le critiche di chi continua

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