Libano: Lazzari (Avsi) “Bombardamenti incessanti, rischio collasso umanitario”. Caritas Libano dichiara lo “stato di emergenza”

Si aggrava rapidamente la crisi in Libano dopo l’escalation militare iniziata il 2 marzo. Oltre 400 morti il bilancio provvisorio, più di 1.000 feriti e almeno 517 mila sfollati, solo quelli censiti dalle Autorità, mentre centinaia di villaggi del sud sono stati evacuati. Violenti bombardamenti si registrano sia nel sud del Paese sia nella valle della Bekaa e anche nell’area di Beirut, a Dahiyeh, periferia sud della capitale. Evacuati un centinaio di villaggi, in particolare nelle regioni di Baalbek-Hermel, Bekaa, Nabatiyeh, Saida e Tiro. Le organizzazioni umanitarie, tra cui Avsi e Caritas Libano, lanciano l’allarme: i rifugi sono ormai al limite e senza un sostegno internazionale immediato il Paese rischia una catastrofe umanitaria. Da Caritas Italiana un primo aiuto di 50mila euro. Di oggi la notizia della morte, sotto le bombe, del sacerdote maronita padre Pierre Al-Rahi, del villaggio di Qlayaa nel Libano meridionale e cappellano regionale di Caritas Libano.

Foto Caritas Libano

La situazione umanitaria in Libano si sta aggravando rapidamente a causa dell’intensificarsi dei bombardamenti e dell’aumento del numero degli sfollati. A riferirlo è Francesca Lazzari, rappresentante della Fondazione Avsi attualmente a Beirut, che al Sir parla di un contesto “estremamente grave”, con attacchi continui in diverse aree del Paese e un sistema di accoglienza ormai vicino al collasso. “Le notizie purtroppo non sono buone: la situazione è peggiorata moltissimo”, spiega Lazzari. “I bombardamenti sono incessanti e spesso avvengono senza preavviso, sia nel sud del Paese sia nella valle della Bekaa e anche nell’area di Beirut, a Dahiyeh, periferia sud della capitale. Solo nelle ultime ore diverse zone meridionali sono state colpite più volte, tra la notte, l’alba e la mattinata”. Evacuati un centinaio di villaggi, in particolare nelle regioni di Baalbek-Hermel, Bekaa, Nabatiyeh, Saida e Tiro, più esposte ai combattimenti. Colonne di civili in fuga si registrano verso la capitale, il Monte Libano e le regioni settentrionali. Le principali vie di comunicazione risultano congestionate. Secondo il Ministero della salute libanese, dall’inizio dell’escalation del 2 marzo, sarebbero morte circa 400 persone, i feriti oltre 1.000, dato che riporta gli aggiornamenti progressivi delle autorità sanitarie e delle organizzazioni umanitarie.

Verso un milione di sfollati. Secondo i dati ufficiali aggiornati, gli sfollati registrati dal governo sono già oltre 517 mila, ma il numero reale potrebbe essere molto più alto. “Queste sono soltanto le persone che le autorità sono riuscite a tracciare – precisa Lazzari –. Si stima che in realtà gli sfollati possano essere più di un milione in tutto il Paese”. Sarebbero, invece, 50mila le persone fuggite all’estero (soprattutto verso la Siria). Stime ufficiali indicano 117mila persone ospitate in centri governativi o rifugi collettivi.

“La pressione sulle strutture di accoglienza è ormai altissima. Attualmente il governo libanese ha predisposto 538 rifugi ufficiali, ma circa 400 hanno già raggiunto la capienza massima – conferma Lazzari -. Siamo praticamente sull’orlo del collasso anche dal punto di vista dell’accoglienza. La risposta umanitaria sul campo fa sempre più fatica a stare dietro all’enormità dei bisogni”.

Da tenere in considerazione, spiega la rappresentante di Avsi, “sono anche le moltissime persone rimaste intrappolate nei villaggi colpiti dal conflitto. Le ragioni sono diverse: c’è chi non riesce a spostarsi per mancanza di mezzi o di reti di sostegno, come anziani o persone con disabilità, e chi invece sceglie di restare, come in qualche villaggio cristiano, anche per timore di non poter più tornare nella propria casa”. Avsi ha previsto anche l’invio di un convoglio di aiuti in dei villaggi del sud rimasti isolati. Nonostante l’impegno sul campo di ong e agenzie umanitarie internazionali e locali, rimarca Lazzari,

“i fondi a disposizione non sono sufficienti per far fronte a quella che sta diventando una catastrofe umanitaria. C’è bisogno di molti più aiuti dall’esterno”.

Caritas Libano. Di fronte a questa situazione, si è mobilitata anche Caritas Libano che ha dichiarato lo stato di emergenza e attivato la propria Unità di risposta alle emergenze. L’organizzazione, fa sapere Caritas Libano al Sir, “si sta coordinando con le autorità nazionali, mobilitando volontari e ampliando le operazioni sul territorio. L’assistenza si concentra soprattutto sui bisogni più immediati: distribuzione di pasti caldi, kit alimentari e beni essenziali come materassi, coperte e cuscini. Le cucine comunitarie sono state potenziate e nuovi punti di distribuzione sono stati attivati nei rifugi più affollati. Allo stesso tempo le cliniche mobili dell’organizzazione sono state dispiegate nel Libano meridionale per offrire consultazioni mediche e farmaci di base alle famiglie colpite dal conflitto”.

“La solidarietà globale è essenziale per aiutarci a sostenere e ampliare questa risposta salvavita per i più vulnerabili”.

L’azione umanitaria riflette anche il tema quaresimale della Caritas nazionale libanese, “Amore senza confini”: “ed è esattamente quello che stiamo cercando di fare, aiutando le persone senza alcuna discriminazione” spiega in un video una giovane volontaria. Un altro volontario sottolinea la fragilità del contesto libanese, già segnato da anni di crisi economica e instabilità politica: “nei primissimi giorni di intervento come Caritas Libano siamo riusciti a raggiungere più di 20.000 persone, fornendo oltre 18.000 servizi e interventi di assistenza, tra distribuzione di medicinali, beni di prima necessità e pasti caldi”.

L’appello. Nonostante l’impegno delle organizzazioni umanitarie, la situazione resta estremamente critica. Il Libano, che già ospita centinaia di migliaia di rifugiati siriani e palestinesi e che attraversa da anni una grave crisi economica e sociale, rischia di trovarsi di fronte a una delle più gravi emergenze umanitarie della sua storia recente. Per questo Caritas Libano lancia un appello urgente alla comunità internazionale: i meccanismi di risposta umanitaria nazionali e internazionali sono già sotto forte pressione e senza un sostegno immediato sarà sempre più difficile garantire assistenza alle centinaia di migliaia di persone in fuga dalla guerra.

Caritas Italiana. Appello subito raccolto da Caritas Italiana tradizionalmente sempre vicina alla ‘sorella’ libanese. “Stiamo assistendo a un rapido peggioramento della situazione umanitaria – afferma al Sir don Marco Pagniello, direttore di Caritas Italiana –. Per questo è fondamentale rafforzare subito la rete di aiuti umanitari per sostenere le organizzazioni locali impegnate nell’assistenza agli sfollati. In questo momento – sottolinea – è necessario garantire aiuti essenziali come cibo, medicinali, beni di prima necessità e sostegno alle famiglie che hanno perso tutto. Come prima risposta è stato deciso lo stanziamento di 50mila euro per i bisogni immediati. Per il futuro pensiamo ad altri interventi”. Don Pagniello ribadisce inoltre la vicinanza della Chiesa italiana alla popolazione libanese e agli operatori umanitari impegnati sul campo. “Continuiamo a seguire con grande attenzione quanto sta accadendo e a sostenere, attraverso la rete Caritas, gli interventi di emergenza a favore delle persone più vulnerabili. In questa fase è fondamentale che la solidarietà internazionale si rafforzi per evitare che la crisi umanitaria si trasformi in una tragedia ancora più grande”.

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