Palestina: domani voto amministrativo in 9 città. Baskin (Ico), “in gioco la possibilità di un nuovo centro politico”

Dopo anni senza elezioni nazionali, domani 25 aprile i palestinesi tornano alle urne per rinnovare nove Comuni, in un contesto segnato da guerra, occupazione e crisi di legittimità delle istituzioni. Si volta anche nella città gazawa di Deir al‑Balah. Secondo Gershon Baskin, ex negoziatore israeliano e attivista per la pace, l'esito di questo voto comunale potrebbe indicare l’emergere di nuove politiche e leadership nella società civile palestinese.

(Foto Calvarese/SIR)

Le elezioni amministrative palestinesi in programma domani 25 aprile arrivano dopo anni di paralisi della vita politica palestinese e potrebbero rappresentare un segnale politico da non sottovalutare. A dirlo è Gershon Baskin, direttore per il Medio Oriente dell’International Communities Organization (Ico), attivista israeliano per la pace ed ex negoziatore per Israele con Hamas. È stato, infatti, diretto interlocutore di Hamas in diversi contatti informali e ufficiali, in particolare nel negoziato che portò nel 2011 allo scambio di prigionieri per il soldato israeliano Gilad Shalit. Baskin, in una sua dichiarazione pervenuta al Sir e diffusa oggi via social, invita a guardare al voto locale come a un possibile indicatore di ‘cambiamento dal basso’.

Una nuova corrente politica. “Le elezioni locali palestinesi di domani potrebbero essere più importanti di quanto sembri”, scrive Baskin, sottolineando come la consultazione municipale si inserisca in un contesto segnato dalla prolungata assenza di elezioni a livello nazionale. Nei Territori palestinesi, infatti, l’ultima elezione presidenziale risale al 2005, mentre le legislative si sono tenute nel 2006. Da allora, nonostante ripetute promesse, non si è più votato. Secondo l’analista, questo ha alimentato una forte distanza tra popolazione e leadership. “Il 90% dei palestinesi chiede da tempo le dimissioni dell’attuale leadership guidata da Mahmoud Abbas” e “l’85% domanda elezioni presidenziali e legislative immediate”, afferma. “Queste richieste sono state ignorate”. In questo quadro le elezioni locali – che coinvolgono oltre un milione di elettori e vedono assenti liste ufficialmente riconducibili a Hamas – restano l’unica forma di consultazione elettorale oggi disponibile. Ed è proprio a questo livello che, secondo l’analista israeliano, sta emergendo “una nuova corrente politica: organizzata, pragmatica e orientata al futuro”.

Voto sotto occupazione. Il voto riguarda nove città della Cisgiordania, Ramallah, al‑Bireh, Nablus, Jenin, Tulkarem, Qalqilya, Salfit, Betlemme e Hebron. Alle urne anche nella Striscia di Gaza, ma solo a Deir al‑Balah, unico centro relativamente meno devastato dal conflitto. In questo caso gli aventi diritto al voto sono circa 70mila. Si tratta del primo voto a Gaza da oltre 20 anni. In totale, le elezioni riguardano 183 enti locali (municipi e villaggi). A pesare sulla partecipazione al voto l’occupazione israeliana con le conseguenti restrizioni alla libertà di movimento, cui si aggiungono il clima di tensione provocato da frequenti episodi di violenza dei coloni e le operazioni militari israeliane in molte delle aree interessate.

“Stanno scendendo in campo liste guidate da una generazione più giovane, molte provenienti dal Fatah ‘mainstream’, la corrente dominante di Fatah (asse portante dell’Autorità nazionale palestinese, ndr.) insieme a indipendenti, professionisti, imprenditori, accademici e rappresentanti della società civile”,

osserva Baskin. Si tratta, aggiunge, di candidati che partecipano “alle uniche elezioni attualmente possibili”, ma con un messaggio che va oltre l’amministrazione municipale.

Obiettivi comuni. Secondo Baskin, queste liste condividono alcuni obiettivi comuni: “Cambiare l’attuale realtà palestinese”, “ridefinire le relazioni con Israele, con la regione e con la comunità internazionale” e “promuovere una visione politica liberale, democratica e moderata”.

“È in gioco la possibilità che un nuovo centro politico emerga dall’interno della società palestinese stessa”.

Da qui l’invito dell’ex negoziatore a prestare attenzione a questo voto e al suo esito perché, rimarca, “se questa tendenza dovesse consolidarsi, potrebbe segnare l’inizio di un cambiamento strutturale nella politica palestinese”. Nel panorama politico palestinese segnato dal conflitto, dalla crisi di legittimità delle istituzioni e dall’assenza di prospettive politiche chiare, queste elezioni locali diventano un possibile termometro dei cambiamenti in atto nella società palestinese.

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