Commissione teologica internazionale: IA e rischio di “conseguenze profonde che rischiano di sfuggire al controllo della ragione umana”

“Un tipo di sapere e di calcolo che faccia a meno di un’intelligenza vissuta in un corpo e situata, come pure di un tipo di conoscenza relazionale e trasmessa di generazione in generazione attraverso processi educativi che si giocano sull’identità e sul senso da dare al proprio destino e al proprio ruolo nel mondo, costituisce una minaccia rispetto al vero bene dell’umanità”. Lo afferma la Commissione teologica internazionale (Cti) nel documento “Quo vadis, humanitas?”, pubblicato oggi, dedicato all’antropologia cristiana di fronte alle sfide del futuro dell’umano. Il testo distingue tra l’IA in senso stretto – con le sue “molteplici applicazioni” di elaborazione di grandi quantità di dati – e l’intelligenza artificiale generale (IAG), tecnologia futura che, qualora “gli aspetti specifici dell’intelligenza umana venissero consapevolmente indeboliti o abbandonati”, potrebbe “generare conseguenze profonde, che rischiano di sfuggire al controllo della ragione umana”. Nel documento si cita anche Leone XIV, secondo cui “l’umanità si trova a un bivio dinanzi all’immenso potenziale generato dalla rivoluzione digitale guidata dall’Intelligenza Artificiale”, e questo “cambiamento epocale esige responsabilità e discernimento per assicurare che l’IA venga sviluppata e utilizzata per il bene comune”.

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