Sanremo 2026: prima serata nel segno di Pippo Baudo

La prima serata del Festival si è aperta nel segno della memoria e dell’emozione, con l'omaggio a Pippo Baudo e Peppe Vessicchio. Sul palco, accanto a Carlo Conti, Laura Pausini rievoca l’esordio che le cambiò la vita, mentre il Festival intreccia musica e memoria civile con il richiamo al voto del 1946 e all’incontro al Quirinale con il presidente Sergio Mattarella. Tra i brani in gara e l’esibizione del 'super ospite' Tiziano Ferro, la serata si è snodata in un clima di partecipazione collettiva e di gesti simbolici di rispetto e condivisione che sono andati oltre la musica.

(Foto ANSA/SIR)

(Sanremo) Si apre nel ricordo di Pippo Baudo l’edizione numero 76 del Festival. Sentire la voce forte ed esuberante del presentatore scomparso ad agosto (recordman di conduzioni: tredici, davanti a Mike Bongiorno, undici) emoziona tutto il teatro. Incluso il palco: la co-conduttrice Laura Pausini riascolta Baudo nel 1993, quando la annunciò per “La solitudine” nella sezione Nuove Proposte, che vinse e “cambiò la mia vita e quella della mia famiglia”. Anche l’omaggio al direttore d’orchestra Peppe Vessicchio (mancato a novembre, Conti aggiunge il ricordo di Maurizio Costanzo nel giorno esatto della scomparsa, due anni fa) è un momento di commozione, al punto che l’intera platea condivide la standing ovation, come per Baudo.

Carlo Conti, Laura Pausini e gli artisti in gara, il 13 febbraio, sono stati ricevuti dal presidente della Repubblica Mattarella; primo invito del genere nella storia del Quirinale. L’incontro fornisce lo spunto per accogliere Gianna Pratesi: ligure, 106 anni il 16 marzo, votò il 2 giugno 1946 “per la Repubblica. Tutti in famiglia votammo così, finalmente ebbero l’opportunità anche le donne”. Conti aggiunge: “La presenza della signora Pratesi “deve fare riflettere i nostri giovani. A 80 anni dalla nascita della Repubblica, rappresenta i nostri genitori, i nostri nonni, i nostri partigiani che hanno liberato l’Italia dall’oppressione nazifascista, hanno perso la vita e ci permettono di vivere esperienze come quella di oggi”.

Scorrono i brani in gara – tra i testi più interessanti citiamo quello del primo e dell’ultimo pezzo in ordine di esecuzione, “Ai ai” di Dargen D’Amico e “La felicità e basta” di Maria Antonietta e Colombre – e lasciano il segno le parole del super ospite Tiziano Ferro. Il cantautore di Latina ripercorre la carriera con alcuni successi e celebra i 25 anni di “Xdono”; al termine della performance, a proposito del titolo dell’ultimo album “Sono un grande” confida: “Quando andavo a scuola io, il massimo dei voti era 8, adesso è 10. Questa generazione è differente della mia: i ragazzi sono consapevoli della forza della propria unicità e anch’io, finalmente, mi sono sentito di dirmi ‘bravo’. Per quello che ho fatto e non ho fatto. Quindici anni fa non avrei potuto, sarei stato attaccato, oggi c’è rispetto per ciò che si fa”.

Colpisce il gesto, ricco di significato e assolutamente genuino, del co-conduttore Can Yaman nei riguardi di Kabir Bedi. I due Sandokan si incontrano per la prima volta e si abbracciano, scambiandosi affettuosamente complimenti affettuosi. Yaman dice che “in Turchia i giovani seguono un’usanza: baciano la mano destra delle persone più grandi che stimano e la portano alla loro fronte”. “Mi permetteresti?” chiede a Bedi, che ringrazia. Altrettanto spontaneo e saggio il commento di Pausini: “State insegnando a noi italiani cose bellissime. Baciare le mani, dimostrare amore in un periodo come questo, nel quale in tutto il mondo si parla solo di guerra, vedere degli uomini che si rispettano così tanto è un grande momento” sottolinea. Immediato il riscontro della platea, che condivide e la sostiene con un sentito applauso di sottofondo.

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